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Un racconto distopico sul nuovo numero de “L’Espresso”

Sul nuovo numero de “L’Espresso”, c’è un mio racconto distopico sull’Italia salvinizzata: giustizia ingiusta, pena di morte, azzeramento delle migrazioni, psichiatria autoritaria, divieto di aborto, discriminazione di genere, distruzione della cultura come valore – un incubo possibile. Il titolo mi pare bellissimo ed è una scelta dello staff del magazine.
Spero che vi piaccia e che vi dispiaccia al contempo.

(Vorrei dire qualche parola su “L’Espresso”. E’ un numero eccezionale. Consiglio a tutte e tutti di leggerlo. Non si tratta di fare pubblicità più o meno maliziosa a una testata a cui collaboro, ma di esprimere sinceramente l’ammirazione per un giornalismo che tiene conto della complessità del reale e la restituisce in forma di riflessione e spiazzamento. Mi sembra che qui si ridia pienamente senso a ciò che dovrebbe essere l’editoria. Sono approfondimenti tutti interessantissimi: un reportage di Francesca Mannocchi sui migranti intrappolati da anni in un campo bosniaco allucinante; uno speciale sorprendente sulle candidate socialiste che stanno rivoluzionando i democratici americani e la politica statunitense; una conversazione di Marco Damilano con Massimo Cacciari sulla costituzione di un nuovo soggetto progressista europeo; una lettera aperta dell’economista Brancaccio contro il liberismo; un’analisi di Sofia Ventura sulla propaganda che ha determinato il caso Diciotti; un’inchiesta di Emanuele Coen sull’Italia delle armi e dei poligoni di tiro; un intervento di Massimiliano Panarari sul Silicon-Mondo; un colloquio tra Wlodek Goldkorn e Michela Murgia, a proposito dell’ultimo libro della scrittrice, “L’inferno è una buona memoria”. Davvero, complimenti e gratitudine alla squadra de “L’Espresso”.)

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