La domanda che @beppegrillo pone, vincendo tutto

 

Il testo politico in questo momento mi sembra quasi più letterario del testo letterario. Sarà perché ho una concezione molto ampia e una sensibilità peculiare su quanto è letterario – qualunque azione è per me una retorica precisa e la retorica stessa non è che un ordinamento dell’azione. Fatto sta che, se dovessi leggere il testo politico attuale, da noi in Italia, non mi verrebbe in mente di definire lo stato delle cose in termini di crisi della democrazia. Tutt’altro. Il pieno risultato del populismo si apprezza per me in questo: che l’elettorato si sposta con la stazza della deriva dei contenti, ma alla velocità della fibrillazione atriale. Ogni steccato, ogni traccia e consistenza di coerenza sono aboliti. E’ per questo che alcuni pensano, e non del tutto a torto, che sia sufficiente il piano della comunicazione, il machiavellismo superficiale e d’accatto, l’inconsistenza etica come stella polare. Invece l’intelligenza del testo politico, quindi la sua tessitura, richiede calibri e qualificazioni più profondi e sedimentali. Per ciò che vedo, il quadro è dominato al momento da un’intelligenza politica molto irregolare, però ben più profonda e insistente delle altre in gioco, ed è quella di Beppe Grillo. Come sanno tutti coloro che mi conoscono, non inclino minimamente e anzi contrasto con ogni mezzo ogni tentazione populista, ogni sconfinamento oltre le competenze, ogni piaggeria alle bad vibes dei deliranti specifici di turno, il parafascismo della supposta democrazia diretta (entrambi i significati di “supposta”) contro quella rappresentativa, le derive gravissime in termini sociali e addirittura etnici che le istanze del M5S hanno portato e comportato. Qui però il ragionamento è diverso. Beppe Grillo ha inventato il populismo contemporaneo, lo ha imposto, lo ha inoculato e lo ha superato. Le decisioni di Matteo Renzi sono state possibili ed effettuali soltanto grazie a una intuizione di Grillo e non per un salto triplo compiuto da Rignano a Palazzo Madama. Grillo ha in mente una nuova cosa e questa è la ridefinizione della sinistra. Ciò che osservo: non sembra che in molti se ne accorgano, mi pare che l’interlocuzione verso Grillo non sia intensa e tantomeno continua. E’ un errore fatale. Grillo pone la domanda su cosa sia la sinistra, mentre in tanti ritengono che la risposta al quesito consista nel cercarla. Per quanto concerne me, ha vinto Grillo su tutta la linea, tranne che sulla risposta che non gli stanno dando.