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Federica Intelisano e “Ultima Madre” presso Béla Tarr

All’incirca un anno fa ebbi l’onore di partecipare alla stesura di “Ultima Madre”, un formidabile corto di Federica Intelisano, regista ventottenne, che preconizzo diventerà un nome importante nella comunità cinematografica italiana. Oggi sono onorato e orgoglioso doppiamente: Federica è stata ammessa, unica italiana, a un lungo e molto impegnativo workshop con il maestro Béla Tarr. Il regista di “Sátántangó” visionerà il corto “Ultima Madre” e aprirà le mente e i cuori a una trentina di videomaker, che collaboreranno con lui al facimento di lavori video. Per me, nel mio piccolo, il fatto che Béla Tarr finisca per visionare i dialoghi che ho scritto con Federica Intelisano, risulta essere un momento importante della mia vicenda intellettuale e artistica. Non so come ringraziare Federica, anzi lo so benissimo: si inizia la stesura di soggetto e dialoghi del suo prossimo film, su cui Béla Tarr non mancherà di incidere profondamente.

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“Inner Space” di federica Intelisano: il testo

C’è un mio testo che mi è molto caro, poiché esso è stato causato da altri e con altri è stato trasformato in un elemento tra i molti, virtuosissimi, a comporre un’opera organica, che non è semplicemente testuale. Si tratta del parlato e scritto di “Inner Space“, lavoro di videoarte firmato dalla regista Federica Intelisano, finalista al Celeste Prize di Londra 2016: è metà di un dittico, di cui l’altra parte è costituita dal video “Outer Space“. Riascoltando la voce sintetica, ritrovo Wallace Stevens, Paul Celan, Sant’Agostino, tra parole mie, che non sono mai mie: le parole non sono di nessuno, così come le immagini, che sbocciano da reazioni chimiche, in un fiorire di materia e idea, capaci di sconcertarmi a un anno di distanza.

“Ovunque sempre: io sono.
Dal corpo rientro, dal mondo malato, dalla malavoglia, dagli schermi.
Quanti “oppure” ho pronunciato con la voce che mi attraversa la testa, tra tempia e tempia: ero cembali e angeli, ero mormorio e risvolto.
Mi piagavo dentro, la peste fa bubbone per trascinare di universo in universo i robot nani che siamo: un atomo, due atomi, a legarli un respiro, a dividerli un respiro.
Devo rientrare nella mia teologia, devo impalarmi nella terra come un totem.
E’ finita qualunque narrazione: addio, narrazione.
Qui e ora pronunciano le parole: qui e ora.
L’anno intimo mi bruca dalla mano la sua foglia: siamo amici. Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare: lui ritorna nel guscio. Le foglie non bastano a coprire la faccia che indossa. Noi stiamo allacciati alla finestra interna.
Ogni giorno si stacca come sfoglia dal video e entra nella sorella del tempo: sono io.
E’ tempo che si scosti il cranio dalla percezione, il perno dall’osso, la sfoglia d’oro dal cuore, la malevolenza dal tempo.
Non è tempo: tutto è mandorla piena, blu regale.
Non fuoriuscire. Rientra in te stesso. Nell’uomo interiore abita la verità.”

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“Inner Space” di Federica Intelisano in finale al Celeste Prize

Sono orgoglioso che “Inner Space” di Federica Intelisano sia in finale al prestigioso premio di videoarte “Celeste Prize”. E’ la metà della dilogia filmica composta anche da “Outer Space”, il quale è visionabile qui. La pressione dell’immagine analogica (si tratta di riprese reali da reazioni chimiche), e del montaggio che ne deriva, costruisce uno spazio che per me fa tutto il contemporaneo ed è il punto critico, o la faglia, su cui mi pare che stiano lavorando le migliori menti delle generazioni attuali: è lo spazio non simbolico o, meglio, che trascende il simbolico. Sono onorato di avere contribuito a quest’opera con un testo che, per controcanto, gronda simboli in ogni rigo (non sono versi e non sono frasi). La parte “interiore” del dittico filmico verrà proiettato alla Bargehouse della OXO Tower di Londra dal 7 al 9 Ottobre.

blog · Poesie

“PANICO E’ L’ETA’ PIÙ DOLCE, QUALE?” – una poesia

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PANICO E’ L’ETA’ PIÙ DOLCE, QUALE?

Giugno 2016 che cedi
il panico a panico e esiste
l’infanzia e l’anziana, età, e l’adolescenza e la primizia
nella ragazza china davanti allo schermo elettrico e dolcissimo
a fare forme che non esistono senzienti e sento in modo atro, madre.
L’oro non si corrompe, la verità è sovrana, il fumo è senza effetto.
Danza delle madri, delle madri prime
che concepiscono i poteri
ultime. Ultime madri sono le note
e conosciuta la nota le si è madre. E arde.
Panico di tutte le cose è maternità asserita
senza essere di oro, essere aurea e dire solo perde
senso e la materia è di mota, è di morta
sensazione di Canova che fa una madre alabastrina
in una stanza ampia, in piena estate in ombra
un uomo, vuoto, in un posto vuoto fa una statua
piena di estati e gelide le mani vanno a estenuazione
in uno schermo di realtà, in un’erma,
in silenzioso eremitaggio.
Col martello suo grande di nuovo mi percuote, amore.
Nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste.
La ragazza è china con una testa che è regale dentro l’oro di forme e forme.
Vado dall’esterno all’interno facendomi vicino ovunque.
Vengo dalla mota, madre, grazie a te: sia grazie a te.
Eremo e panico sono norme umane e periodi di tempo
scaduto a norma, non è era nelle mani gelide e dove
io, forse, un’ombra vidi, un’ombra errante
fasciata d’ombra, armata d’ombra, amata ombra e ero io.

[L’immagine è un frame dell’installazione video Outer space di Federica Intelisano, il quale è visionabile qui]