Recensione a ‘Non toccare la pelle del drago’

di Fabio Orrico
A due anni da Nel nome di Ishmael Giuseppe Genna ci propone, con questo Non toccare la pelle del drago, la prosecuzione delle vicende di Guido Lopez, l’ispettore dell’investigativa di Milano ora passato all’agenzia europea. Diciamolo subito: come personaggio seriale, Lopez non ha l’eguale nella nostra letteratura. Duro e anarcoide, del tutto incapace di costruire rapporti umani se non a prezzo di imporre terribili rapporti di potere e dipendenza con i suoi simili, Lopez incarna la propaggine più estrema del personaggio hard-boiled, laddove il disincanto diventa un grumo di dolore esistenziale pressoché impossibile da scalfire. Accarezzando da vicino, in questo senso, il modello eccellente di James Ellroy.


Non toccare la pelle del drago è una spy story durissima e allucinata che, freneticamente, sposta la sua azione da Atene a Milano, passando per Pechino, Parigi, Montecarlo sulle tracce di un complotto proveniente dalla Cina.
Genna è stato forse il primo scrittore italiano a rileggere le tematiche del complotto e del segreto secondo una logica esoterica, mistica. Con Nel nome di Ishmael aveva creato parallelismi inquietanti tra satanismo e servizi segreti. Con questo ultimo libro inanella invenzioni potenti e visionarie come nella bellissima scena del ritrovamento della ricca e folle Maria Luisa Valtorta Zini, in cui l’inizio dell’indagine è affidato al monologo delirante di questa donna traumatizzata e imbottita di tranquillanti. La scrittura è naturalmente aderente alla costruzione del romanzo, mescolandosi e contaminandosi con modalità diverse, superando steccati e invadendo piani, dal saggio alla poesia.
Nel quadro della letteratura italiana di genere, attualmente Genna rappresenta, insieme a Valerio Evangelisti, la punta più avanzata, per l’ardita mescolanza di stili e temi trattati. In realtà siamo più dalle parti di autori come Thomas Pynchon e Don De Lillo che non strettamente nel territorio del noir. A ribadire come il genere possa ancora (e oggi più che mai) farsi espressioni di inquietudini sociali devastanti e condivise da tutti. Lo sguardo di Genna è straniante, deformante e proprio per questo chirurgicamente preciso nel raccontarci una realtà drammaticamente evidente, plausibilmente raccapricciante. Altro aspetto che ha finora caratterizzato le indagini di Guido Lopez è il mettere in scena, insieme a personaggi fittizi, i nomi altisonanti della cronaca e della politica (in Non toccare la pelle del drago compare la vera famiglia reale italiana, gli Agnelli) per, secondo le parole dell’autore “denotare figure, immagini e sostanze dei sogni collettivi che sono stati formulati intorno a essi”. Nel precedente Nel nome di Ishmael, alcune delle pagine più belle avevano come protagonisti Enrico Mattei ed Henry Kissinger. Con Non toccare la pelle del drago sembra aprirsi la frontiera postmoderna, epica e massimalista della narrativa thriller.

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