Tra Dies Irae e Lost: un articolo su Vanity Fair

vf2.jpg[Ringrazio la redazione di Vanity Fair, che mi ha contattato per scrivere un articolo in merito al venticinquesimo anniversario della tragedia di Alfredino Rampi e dei suoi rapporti con la società catodizzata. L’articolo che riporto è reperibile all’interno del numero attualmente in edicola della rivista, la cui copertina è qui a destra. gg]
299.jpgIL FILO (DI MISTERO E TV) CHE LEGA ALFREDINO ALL’ISOLA DI LOST
L’11 giugno 1981 il piccolo Alfredo Rampi, 6 anni, cadeva in un pozzo artesiano a Vermicino (Frascati). Tra i 30 milioni di italiani che seguirono il suo dramma in tv c’era lo scrittore Giuseppe Genna, che proprio a quella tragedia ha dedicato il libro Dies Irae (24/7 Rizzoli). Venticinque anni dopo, gli abbiamo chiesto che cosa rimane di quella straziante agonia in diretta.
di GIUSEPPE GENNA
E se accadesse oggi la tragedia di Alfredino? Vermicino, sovrastata dal modello televisivo dei reality, che le telecamere Rai battezzarono nell’81 con 18 ore di straziante diretta, finirebbe nel dimenticatoio? Non è detto. Perché in segreto il dramma di Alfredino è l’emblema perfetto di ciò a cui sembriamo tutti votati da decenni: il sospetto, l’intrigo, il mistero morboso. In una parola, la paranoia. I fatti di Vermicino non si esaurirono intorno al pozzo artesiano. Furono istruiti due processi dal p.m. Giancarlo Armati [vedi qui], perché sulla salma del piccolo venne ritrovato un pezzo di imbrago che nessuno dei soccorritori aveva utilizzato. E il bimbo, ancora cosciente, urlava di sfondare la porta: era convinto di stare in una stanza buia. Si affacciò in tribunale l’ipotesi che si trattasse di un delitto, qualcuno che aveva calato Alfredino esanime nel pozzo.


alfredinovf.jpgL’altra sera, a cena, un amico scrittore, sapendo che da anni mi occupo di satanismi e misteri vari, mi chiedeva se dietro il rapimento del piccolo Tommy vedevo gli estremi di un sacrificio. E’ appena uscito un libro che, firmato dall’anonimo pseudonimo di Agente Italiano, si intitola Il Broglio e adombra una cospirazione dietro i risultati delle ultime elezioni. Perderebbero la pazienza perfino i santi, e a ragione, visto che il sospetto che il Cristo non sia quello dei Vangeli è ormai un fenomeno pop. Siamo assediati da una sindrome cospiratoria che invade le menti e i corpi. I sopravvissuti di Lost siamo noi: questo spiega il debordante successo del serial tv più paranoide della storia. La tv funziona da anni thrillerizzando tutto e la cronaca la segue, come testimoniano con scientifica precisione le telefonate esilaranti – ma non per questo meno gravi e sconcertanti – di Luciano Moggi. A quanto pare, ci muoviamo secondo i dettami della suspence in massa, investiti dal fascio di luce insostenibile che proviene da quel pozzo artesiano che da 25 anni illumina cupamente l’Italia.