Quarta meditazione sull’iper-romanzo a venire

Dopo le precedenti meditazioni (qui, qui e qui), mi rifaccio a un forum sull’ermetismo, in cui trovo definizioni simboliche del bianco che, nel caso di Moby Dick [nel quadro simbolico a sinistra, ingrandibile cliccandoci sopra: l’evidenza delle due fasi alchemiche Nigredo e Albedo], interrogano ulteriormente e la domanda che si solleva è: a quale fase psichica e a quale meta coscienziale allude il bianco del Mostro? Ecco i due testi in questione:

Bianco il momento della purezza, anche fuori dalla sintesi si può dire poco direttamente, è l’agire pulito, se la parte nera in maniera più o meno densa o sottile è riconducibile al manifesto, il bianco è legato al non manifesto, è legato all’agire senza agire, è il fuoco interno che nel Nero impariamo ad accendere utilizzando gli attriti con le forze oscure, qui ormai la fiamma arde a pieno regime e brucia costantemente tutte le nostre impurità, ciò implica che comunque ne creeremmo… ma finchè la fiamma interna brucia il “sistema” si manterrà “pulito” e se non è pronto si preparerà al grande Fuoco, se nel Nero si impara a padroneggiare la prima attenzione, nel Bianco si lavora sulla seconda attenzione.

Considerando la valenza del ‘Bianco’, inteso nella grande opera, che è poi quella che ritroviamo nella visione popolare occidentale cristiana, non ho potuto fare a meno di richiamare quella che gli fu attribuita da Herman Melville in Moby Dick.
Qui il simbolo del bianco va oltre la purezza, qui il bianco racchiude tutto, attrae, inganna, nel bianco vi è la spettralità, è la ricerca che va oltre la comprensione, la decisione di andare avanti spinti da un fatale impulso. La forte valenza simbolica che venne attribuita qui al bianco della balena,ha reso nuove interpretazioni del bianco stesso. Richiama pure le false luccicanze che ritroviamo nel Libro Tibetano dei Morti, in cui queste attraggono le anime, che non riconoscendo la vera luce, finirebbero per perdersi.

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