La fisica è identica alla metafisica: sulla Coscienza

del Prof. G Venkataraman
[Mi è capitato spesso di trovarmi in contesti in cui, rispetto ai miei studi personali di fisica o di scienze della coscienza, per quanto dilettanteschi, l’espressione degli interlocutori non lasciava adito a dubbi circa l’ironia o la confusione che il discorso metafisico e quello fisico, se accostati, producono. Il fatto è che io non li accosto: li faccio coincidere. Per quanto grossolana e volutamente non tecnicistica sia l’esposizione che segue, il percorso che ne deriva è proprio quello che mi conduce a percorrere tale multidisciplinarietà, in vista di un affondamento in ciò per cui ho definito il discorso letterario come “penultimativo”. Spero torni utile a chiarire l’approccio metafisico e di sfondamento a cui spesso alludo nelle considerazioni di poetica: basterà qui sostituire “letteratura” a tutti i tentativi della micro e macofisica – il significato del simbolo dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, nell’immagine ingrandibile qui a fianco. G. Venkataraman è stato docente di fisica quantistica all’università di Bombay. gg]
LA MATERIA E L’ENERGIA NELL’ UNIVERSO OGGI
L’ origine e la storia della materia e dell’ energia che si trovano oggi nell’ Universo possono essere seguite e studiate andando indietro nel tempo fino al Big Bang (la grande esplosione). Che cosa dire della misteriosa entità che ci conferisce la capacità di essere coscienti di noi stessi e di avere esperienze associate ai sensi, cioè di sperimentare la vista, il suono, il gusto, il tocco e l’ odorato? Esiste un misterioso ‘qualcosa’ al di là della materia e dell’ energia che ci dà la facoltà di avere esperienze interiori? Da dove ci proviene questa capacità? Preesisteva al Big Bang? O ebbe una sorta di evoluzione man mano che le specie si evolsero? E in questo caso, come ebbe origine questa ‘cosa’ al di là della materia e dell’ energia durante il processo di evoluzione della vita?…


Quante domande! Devo sottolineare che anche la scienza deve confrontarsi con alcuni quesiti fondamentali di simile natura. Oggi è quasi impossibile trovare uno scienziato degno di questo nome che dubiti del fatto che il nostro Universo abbia avuto origine dal cosiddetto Big Bang di circa quattordici bilioni di anni fa. Un accordo c’è pure sul fatto che anche lo spazio ed il tempo vennero in esistenza al momento del Big Bang, la qual cosa solleva subito domande del tipo: ³Da dove trasse l’Universo l’ enorme riserva di energia che ne rese possibile la manifestazione? Il nostro Universo ha forse una ‘madre’ da cui è nato?” Questi interrogativi sono stati esaminati attivamente da alcuni cosmologhi e a proposito esistono anche alcune teorie. È interessante vedere come alcuni Saggi indiani dell’ antichità abbiano offerto una risposta ad alcune di queste domande e proposto un loro modello, se così posso definirlo. Essenzialmente tutto cominciò con Ciò a cui mi sono precedentemenhte riferito con il nome di Coscienza Assoluta. Ricordate che la Coscienza Assoluta è solo un altro nome per Dio, e questo particolare nome si focalizza su un aspetto che per noi è di interesse ricorrente.
IL BIG BANG (LA GRANDE ESPLOSIONE): QUANDO L’ UNO DIVENNE I MOLTI
Per un momento supponiamo di essere d’accordo in modo unanime sul fatto che tutto ebbe inizio dalla Coscienza Assoluta. Che cosa accadde, allora? Il Vedanta ha dato un’ ampia linea su ‘come’ l’Uno divenne i molti – il che equivale a dire che ha spiegato l’ essenza della Creazione. La Coscienza Assoluta rappresenta l’Unità ultima. Da questa Unità, discendendo per vari stadi, emerse la diversificazione, che è la caratteristica della Creazione. Plotino.jpgNon dirò niente di più a questo proposito – e comunque, i dettagli sono piuttosto schematici. Ma qualcosa posso fare, e cioè riferirmi ad Aurobindo [per un occidentale, cfr. Enneadi di Plotino, nell’immagine a destra: la posizione è la medesima. gg], che affermò che l’energia della Coscienza Primeva scese giù di molti ‘gradini’ prima che l’ Universo venisse creato. Se dovessi esprimere questo concetto in termini più scientifici, direi che una parte dell’infinita energia latente e residente nella Coscienza Assoluta dovette andare incontro a molte fasi di trasformazione prima che il deposito di energia necessario per il Big Bang fosse disponibile. Non so con certezza che cosa abbia inteso dire Aurobindo, ma la mia interpretazione è che che ‘questa energia che scende a cascata attraverso molti gradi (stadi)’ possa forse essere identificata con un’ energia potenziale che diventa dapprima energia cinetica e poi energia termica. Una volta che la quantità di energia derivata dall’ energia latente della Coscienza Assoluta divenne disponibile per il Big Bang, esso semplicemente ‘accadde’, dopodiché l’universo si evolse nel modo che la scienza ci descrive.
LA COSCIENZA È AL DI LÀ DELLA MATERIA E DELL’ENERGIA
Fondamentalmente, si tratta di questo: innanzitutto, negli esseri viventi c’è una capacità unica, denominata Coscienza. In secondo luogo, questa Coscienza non è della stessa natura della materia e dell’ Energia. Terzo, la Coscienza dev’ essere sempre stata presente, in forma di qualche sorta di background cosmico, dal momento in cui il nostro Universo venne in esistenza. Ci sono alcuni altri punti a proposito della Coscienza e del Suo ruolo nell’ evoluzione che desidero considerare, ma prima di farlo vorrei parlare di un altro imprtante argomento. Potreste domandarvi: “C’è qualche prova scientifica dell’ esistenza della Coscienza?” In altre parole, la Coscienza è in un qualsiasi modo accessibile alla scienza?” La risposta è: sì. Per questo bisogna risalire ad un uomo chiamato Robert dell’ Università di Princeton, in America, che quasi per caso si trovò coinvolto in un’ indagine scientifica sui fenomeni paranormali. Queste sono le parole con le quali egli stesso descrive la sua esperienza: “Sono laureato in ingegneria ed in fisica applicata e la maggior parte della mia ricerca formale è focalizzata sulla scienza aerospaziale. Nel 1978 uno dei nostri migliori studenti mi chiese di controllare un suo studio sui fenomeni psichici. Sebbene io non avessi esperienze precedenti in tale direzione, né professionali, né personali, accondiscesi ad effettuare la supervisione del suo lavoro. jahn.jpgIl mio ruolo iniziale di supervisore in questo progetto mi condusse però ad un tale grado di coinvolgimento, e più tardi di tale crescente interesse, che quando lo studente si laureò ero totalmente persuaso che il tema fosse un campo legittimo per uno studio di alta tecnologia e ben convinto di voler attuare una ricerca in questo senso.” Fu così che Robert Jahn iniziò a studiare i fenomeni paranormali. Jahn, sebbene interessato al tema in oggetto, aveva cominciato con scetticismo. Comunque, si era detto: ³Non devo reagire con un rifiuto solo perché personalmente non credo in questa roba. Piuttosto farò alcuni esperimenti e lascerò che siano essi a decidere per me.” Jahn è degno di ammirazione per la sua attitudine coraggiosa ed oggettiva.
ESPERIMENTI SCIENTIFICI SULLA COSCIENZA
In breve, Jahn cominciò i suoi esperimenti e si rese conto, con sua grande sorpresa, che sembrava esistesse qualcosa al di là della materia e dell’ energia. Jahn era restio ad accettare la sua scoperta e procedette con i suoi esperimenti in modo sempre più rigoroso, effettuando rigidi controlli etc., ma tutte le volte si trovava davanti alle stesse conclusioni. Lentamente e sebbene riluttante, Jahn arrivò ad accettare che la materia e l’energia potessero interagire fra di loro e ipotizzò che questa interazione avvenisse tramite la Coscienza. Tornerò su questo un po’ più tardi, ma per adesso lasciate che vi dia qualche ragguaglio sugli esperimenti di Jahn. Tali esperimenti vennero condotti in grande numero, ma il più importante di essi riguardava l’interazione fra l’uomo e le macchine. Qui segue una breve descrizione di tale esperimento. Jahn cominciò costruendo una macchina, a cui dette il nome di ‘generatore di eventi casuali’. Questa macchina produce una serie di impulsi a tempo che vengono emessi in una serie di momenti casuali. Vengono fatte delle prove rigorose per verificare se l’emissione degli impulsi da parte della macchina è effettivamente casuale oppure no. Dopo aver testato adeguatamente la macchina, Jahn fece sedere un volontario davanti al suo ‘generatore di eventi casuali’ per un considerevole lasso di tempo. Il compito del volontario era quello di pensare costantemente: “Ehi macchina, smetti di agire a caso, smetti di agire a caso”. Potreste pensare che questa sia una cosa piuttosto sciocca da fare, ma l’idea di Jahn era questa: se una persona vuole cercare di cambiare volontariamente il comportamento della macchina con un mero processo di pensiero, la macchina risponde oppure no? Lo scienziato in lui gli rispondeva di no, mentre l’investigatore lo spingeva ad aspettare il risultato della prova prima di decidere.
LA MENTE AL DI SOPRA DELLA MACCHINA
A quale conclusione arrivò Jahn? Trovò che molti volontari che erano particolarmente focalizzati riuscirono effettivamente a manipolare con la mente la macchina e a farla deviare dal suo comportamento casuale. Ci volle molto tempo, prima che Jahn si convincesse che questo stava realmente accadendo ma, una volta convintosi di ciò, egli dedicò tutto il suo tempo allo studio delle interazioni fra mente e materia. Dopo decenni di intense ricerche, Jahn arrivò alla conclusione che la Coscienza fosse un campo, come quello elettromagnetico o quello gravitazionale tanto familiari ai fisici. Jahn pubblicò anche molti studi in cui descrive la sua teoria quantica del campo della Coscienza.
Quanto è stata accettata l’ idea di Jahn dalla comunità scientifica? Non molto, temo. Tanto per cominciare, non molti si sono presi la briga di leggere i suoi scritti. Fra coloro che lo hanno fatto, gli amici di Jahn, che scuotono la testa e borbottano: “Povero Jahn, che cosa gli è successo? Perché spreca il proprio tempo in ricerche di questo genere, invece di dedicarsi al lavori seri, in cui riesce così bene?” Altri che lo conoscono, ma che non sono altrettanto ben disposti verso di lui, reagiscono così: “Quel tipo, Robert Jahn, è totalmente partito!” La comunità scientifica ufficiale invece attacca severamente i suoi esperimenti come ‘mancanti di rigore nell’analisi statistica’ e li liquida come ‘pseudo-scienza’, se non scienza-spazzatura.
A proposito, molti sono gli esperimenti, anche nella fisica ufficiale, che sono stati seppelliti per difetto di rigore statistico. Spesso, specialmente quando si arriva ad aree non convenzionali, molti esperimenti finiscono per giacere all’obitorio. “Qui giace una vittima della pseudo-scienza, deceduta per mancanza di rigore statistico.” Ma tutto questo non ha inibito alcuni coraggiosi ricercatori dal seguire l’ esempio di Jahn e condurre i propri studi in questa direzione e molti hanno concluso , con le loro variazioni sul tema degli esperimenti di Jahn, che esiste qualcosa come la Coscienza.
Suppongo che tutte queste mie disquisizioni facciano sorridere coloro che credono nella Coscienza. Dopo tutto, non abbiamo visto malattie terminali curate dalle preghiere? Come può la preghiera, che ha origine nella mente sottile e nell’ ancor più sottile cuore, influenzare la biochimica di un corpo malato? Deve esistere un’ interazione mente-materia. Io credo, come Jahn, che questa interazione avvenga attraverso l’intervento del campo della Coscienza.
L’ EMERSIONE DELLA FISICA QUANTISTICA
Ma è mai possibile, nel mondo fisico reale, trovare dei segni – accettabili dalla fisica ufficiale – che attestino l’ esistenza di questa Coscienza? Io credo che ce ne sia uno, molto forte, ed è a questo che farò riferimento. Fra il 1925 ed il 1930, la fisica entrò in un grandioso periodo rivoluzionario, quando per la fisica stessa venne scoperta una base totalmente nuova. Mi riferisco alla scoperta della meccanica quantistica. Prima di essa, avevamo la meccanica classica, della quale era stato precursore Isaac Newton. La meccanica classica è essenzialmente deterministica. Se un proiettile viene sparato ad una certa velocità ed in una direzione particolare, secondo le regole della meccanica classica siamo in grado di determinarne accuratamente l’intera traiettoria. Per circa trecento anni o giù di lì, la meccanica classica passò di successo in successo. Ma quando l’atomo e la sua struttura vennero scoperti nella prima parte del ventesimo secolo, si trovò che la meccanica classica perdeva acqua nel momento in cui si entrava in dominio atomico. I risultati calcolati usando la meccanica classica erano drasticamente diversi da ciò che risultava dagli esperimenti , per cui divenne palese che c’era bisogno di una nuova meccanica, specialmente nel microscopico mondo dell’ atomo.
In pochi anni, alcuni brillanti cervelli arrivarono portando esattamente ciò di cui si aveva bisogno, con una serie di regole totalmente nuove. Era stata scoperta la meccanica dei quanti.
BOHR E EINSTEIN: LA RELATIVITÀ A CONFRONTO CON LA MECCANICA QUANTISTICA
einsteinbohr.jpgAll’ inizio la gente fu molto eccitata da questa nuova meccanica, perché funzionava meravigliosamente bene. In quello stadio, la meccanica quantistica era vista come un nuovo eccezionale strumento. Pochi si presero la briga di chiedersi che cosa significasse veramente. Ma alcuni si avventurarono oltre le regole e si chiesero quale fosse la filosofia che stava alla base della nuova fisica. In questo gruppo, i due scienziati maggiormente prominenti furono Niels Bohr, danese, ed Albert Einstein. Bohr ne forniva brillanti interpretazioni ed Einstein scuoteva la testa in segno di disapprovazione. Bohr e Einstein ebbero pubblici dibattiti in molte conferenze, con Bohr che difendeva vigorosamente la meccanica quantistica ed Einstein che testardamente vi si opponeva. Perché mai Einstein aveva tali resistenze contro la meccanica quantistica, specialmente dopo che essa aveva funzionato così bene nello spiegare cose in cui la meccanica classica aveva totalmente fallito? Il fatto è che alla base delle obiezioni di Einstein c’era una profonda ragione filosofica. Vedete, la meccanica quantistica implicava che gli eventi si succedessero non, come richiesto dalla teoria classica, in modo deterministico, ma seguendo il campo delle probabilità. Questa idea era per Einstein totalmente inaccettabile. È interessante ricordarsi che Einstein aveva spodestato la meccanica newtoniana, che era classica. Ma in un certo senso anche la meccanica relativistica di Einstein lo era, in quanto estensione della meccanica newtoniana. Non lasciava quindi alcuno spazio al comportamento casuale. La resistenza di Einstein era talmente forte che lui ed il suo grande amico Niels Bohr si trovarono a litigare con veemenza per molti anni.
Einstein cominciò descrivendo un esperimento immaginario – usò l’ espressione tedesca ‘Gedanken Experiment’ , che da allora fa parte del vocabolario della fisica. Sembra che Einstein, nel descrivere l’esperimento, avesse spiegato come esso violasse le leggi della meccanica quantistica. Bohr si sarebbe alzato in piedi, schiarendosi la voce, ed avrebbe detto: “Eh, vedete, professore, vi è sfuggita una piccola cosa…”. Bohr avrebbe proseguito replicando che il ragionamento di Einstein era viziato, e che pertanto le sue affermazioni non erano corrette. Ad un certo punto Einstein avrebbe semplicemente spazzato via tutte le obiezioni di Bohr con le parole: “Dio non gioca a dadi”, volendo significare che la meccanica quantistica era priva di fondamenta [con queste parole Einstein intendeva dire che non accettava l’aspetto probabilistico – il gettare i dadi – della teoria dei quanti]. Questo battibecco andò avanti per circa tre anni, fino a quando, in un incontro divenuto famoso, Einstein si fece avanti con un altro ‘Gedanken Experiment’, padre di tutti gli altri, che sembrava di ferro ed invincibile. O meglio, sembrò tale fino a quando Niels Bohr si alzò ed evidenziò nel ragionamento di Einstein un difetto, sottile ma fatale. Einstein si sentiva devastato. Si doveva arrendere, sebbene non fosse assolutamente convinto della credibilità della meccanica quantistica. Doveva cedere sul fatto che la meccanica quantistica sembrava funzionare, ed ammettere che le sue regole erano buone per lavorare, ma non la accettava come verità ultima. Einstein espresse i propri sentimenti dicendo: “Sottile è il Signore, ma non malizioso” [Ad un collega che gli aveva chiesto quale mai fosse il significato di queste parole, Einstein aveva risposto che la Natura «nasconde i suoi segreti non perché ci inganni, ma perché è essenzialmente sublime»]. Questa frase di Einstein, insieme a quella su Dio che non gioca a dadi, vengono citate spesso, ed infatti mi sembra di ricordare che a Princeton il detto “Sottile è il Signore” sia inciso in un posto di rilievo. A questo proposito devo menzionare il fatto che Einstein e Bohr, sebbene avessero rilevanti differenze di opinione sulle questioni scientifiche, erano buoni amici. Mi ricordo di una lezione di Bohr a cui assistetti a Bombay nel 1959 in cui egli parlò del suo dibattito con il suo amico Einstein. Bohr aveva abbondantemente superato i settant’anni e ci era difficile capire che cosa dicesse, anche perché aveva un forte accento e, per rendere la cosa ancora più difficile, l’ acustica della sala terribile. Come se non bastasse, io non sapevo granché della meccanica quantistica e ciò che Bohr disse mi entrò da un orecchio e mi uscì dall’ altro. Ma c’è una cosa che mi ricordo: ad un certo punto Bohr cedette e si mise a singhiozzare. Sembrava che il fatto di dover vincere il suo duello con il caro amico lo rendesse triste. Pensate, la loro discussione durava da trent’ anni, e Bohr non si era ancora abituato a sopportare di aver inflitto quella sofferenza ad Einstein.
[…] Einstein non era stato completamente battuto. Il dibattito Einstein-Bohr era avvenuto subito prima del 1930 o giù di lì. Subito dopo, Hitler era salito al potere in Germania ed Einstein, che era ebreo, era dovuto partire per l’America perché nella Germania hitleriana non c’era posto per gli ebrei. Einstein finì a Princeton, dove nel 1936 pubblicò un saggio in cui propose un altro ‘Gedanken Experiment’ che rivelava una fondamentale contraddizione intrinseca della meccanica quantistica. In Danimarca Bohr lesse questo saggio e ci ragionò attentamente, dopodichè rispose scrivendo un altro saggio che intendeva dimostrare la falsità delle tesi di Einstein ed al quale i fisici si riferiscono come al saggio ‘EPR’, in quanto Bohr lo firmò con altri due fisici, Podolsky and Rosen. Questa volta Einstein restò fermo sulle sue tesi. Perché? Perché il ragionamento di Bohr violava il principio della relatività e aveva come implicita conseguenza che i segnali potessero viaggiare a velocità infinita. Ma questo non era possibile, perciò Einstein replicò con gentilezza: “Mi dispiace, Bohr, ma questo è inaccettabile. Non puoi dire che i segnali possono viaggiare ad una velocità superiore alla luce, lo sai che è impossibile. Come puoi aspettarti che io accetti la tua tesi?” La posizione di Bohr era: “Io so bene che nel mio ragionamento c’è un nodo, ma sono convinto che la meccanica quantistica sia fondata, perciò la natura deve avere un meccanismo misterioso che risponda alla tua obiezione.”
GLI ESPERIMENTI PUNTANO AD UNA CONNESSIONE GLOBALE
Le loro divergenze continuarono fino agli anni Settanta. La gente aveva quasi dimenticato il loro eterno dibattito e se ne preoccupavano solo i filosofi. Ma un bel giorno, grazie ai notevoli progressi tecnologici, molti scienziati, particolarmente in Francia, cominciarono a riuscire a condurre esperimenti su quelli che una volta erano considerati solo pensieri, o ‘Gedanken Experimente’. E che cosa trovarono? Trovarono che Bohr aveva davvero ragione. In altre parole, in contrapposizione alla fede incrollabile di Bohr sulla relatività, la meccanica quantistica funzionava! Queste conclusioni sollevarono una profonda questione filosofica. Einstein aveva detto che se la meccanica quantistica funzionava questo significava che i segnali possono viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce, ma che questo non è possibile. Tuttavia, gli scienziati hanno dimostrato che la meccanica quantistica funzionava anche nell’ esperimento EPR. Questo implicava forse che qualcosa viaggiava ad una velocità superiore a quella della luce? Significava che la relatività era fuori gioco? I saggi ci pensarono sopra ed infine la risposta: “Non si può dire che la relatività sia fuori gioco. Non c’è in realtà alcun segnale che viaggia, perciò non esiste un problema sul fatto che la legge della relatività venga violata oppure no”. Ciò che era risultato evidente dall’esperimento francese era una strana e sottile connessione che univa il tutto su una scala globale.
Se si ignora questa connessione universale e si guarda alle cose una per volta, si è obbligati ad invocare la presenza di segnali che viaggiano e così via, ma se si tiene in mente la presenza di un filo di connessione globale, allora non c’è alcuna contraddizione con la teoria della relatività”. Questa è la conclusione a cui sono arrivati gli esperti dopo attento esame di tutti gli argomenti. Vi riporto a grandi linee le loro scoperte perché sono molto importanti. Fondamentalmente i filosofi dei quanti dicevano che “ignorando la connessione globale sottile sembra che nell’ esperimento la relatività venga violata. Questo accade perché l’apparato dell’ esperimento sembra essere formato da pezzi distinti e da segnali che dovrebbero ‘viaggiare’ da una distinta entità ad un’ altra distinta entità ad una velocità superiore a quella della luce. Ma se nel quadro introduciamo l’ idea della connessione globale, allora esiste una ed una sola entità, e non c’è necessità che alcun segnale viaggi, per cui la legge della relatività non viene violata”. La meccanica quantistica è salva, e le apprensioni di Einstein sono tutte infondate”.
L’ UNICO INDIVIDUO È L’INTERO UNIVERSO
zukov.jpgCapisco che a questo punto tutto questo possa suonare un po’ misterioso, ma vi prego di concedermi un po’ della vostra pazienza per qualche istante ancora. Nel frattempo, sentite che cosa ha detto Gary Zukov nel suo libro, I Maestri Danzanti del WuLi: “Le implicazioni filosofiche della meccanica quantistica consistono nel fatto che nel nostro Universo tutte le cose [noi inclusi] che sembrano esistere indipendentemente sono in realtà parte di un unico pattern che include il tutto…”
Il Prof. Chew, californiano, la mette in modo più lapidario: “L’unico individuo è l’intero Universo!”.
Se ci ragioniamo bene, questa affermazione è quasi divertente, se si pensa che proviene da un fisico. Ciò che Chew afferma è che non esistono i ‘molti’, ma solo l’ ‘Uno’. E questa Unità è conferita a delle entità, che i nostri sensi percepiscono come molteplici, da un misterioso ‘qualcosa’ che sembra essere al di là dello spazio e del tempo. Se mancasse questa connessione la meccanica quantistica fallirebbe, perché in questo caso la relatività, che era uscita dalla porta, rientrerebbe dalla finestra e spodesterebbe la teoria dei quanti. Comunque sia, sembra esistere una sottile unità sotterranea, grazie alla quale la connessione rimane. La relatività quindi non fa parte del quadro e la meccanica dei quanti funziona a meraviglia. La mia è una spiegazione all’ acqua di rose, non c’è dubbio, ma credo riesca a trasmettere la sostanza di questo serio argomento. Anche se non avete seguito ciò che ho detto finora, vi prego di tenere in mente solo questo: la parte più filosofica della scienza moderna ci dice che ciò che normalmente percepiamo come distinto e molteplice in realtà è solo Uno. Per i nostri normali scopi le trattiamo come entità distinte, ma ad un livello superiore e globale sono tutte manifestazioni apparenti dell’ unico UNO. I cosiddetti ‘pezzi diversi’ di questo Uno in effetti sono universalmente interconnessi ed esiste Qualcosa, che si trova al di là dello spazio e del tempo, che conferisce questa connessione.
L’ESSERE DEVE TRASCENDERE LO SPAZIO ED IL TEMPO
Ora, per quale motivo questo ‘Qualcosa’, che assicura l’unità, è ‘al di là’ dello spazio e del tempo? La risposta è che se fosse legato allo spazio ed al tempo dovrebbe rispettare la legge della relatività, ma dato che questo misterioso Qualcosa sembra essere esente dalla relatività stessa, il fatto che Esso sia al di là dello spazio e del tempo è la condizione stessa della sua esistenza. Questa è una notevole scoperta della scienza moderna, eppure solo poche persone sembrano interessarsi alle implicazioni filosofiche che ne derivano. Io ritengo che questo misterioso Qualcosa, artefice della connessione universale, non sia altro che ciò che noi [qui Venkataraman si riferisce ai seguaci del Vedanta, ma anche della metafisica buddhista. gg] chiamiamo Coscienza. E la Coscienza, chiaramente, trascende lo spazio ed il tempo. Questo solleva molte domande del tipo: “La Coscienza era sempre presente sin dalla nascita dell’Universo o si è manifestata solo quando sono comparsi gli esseri viventi?” Secondo me, la risposta è semplice: la Coscienza è sempre esistita, ancor prima della nascita dell’Universo. Secondo il Vedanta, la Coscienza ha avuto origine dalla Coscienza Primeva.
IL RUOLO DELLA COSCIENZA NELL’ EVOLUZIONE
Bene. Ma allora, qual è stato il ruolo della Coscienza, se essa ne ha avuto uno, durante l’evoluzione dell’ Universo? Io credo che sin momento del Big Bang la Coscienza sia stata un invisibile stampo sul quale tutta l’evoluzione ha avuto luogo. Questo provoca un altro interrogativo: “Ma allora, la materia inerte ha Coscienza?” L’esperimento francese sul tema dell’ EPR suggerisce esattamente che anche la materia inerte è pervasa dalla Coscienza – ricordate? L’ EPR si riferisce al problema posto da Einstein nel 1936. Arrivo al punto centrale del ruolo della Coscienza nell’ evoluzione. La mia convinzione è la seguente:
* Dal primo istante in cui il nostro Universo nacque, la Coscienza era sempre presente come background o costituente fondamentale, comunque vogliamo definirlo.
* Lo spazio ed il tempo si espansero contro questo costituente invisibile, primordiale e sottile. In un certo senso esso si può assimilare all’ etere della fisica classica, un concetto che è stato messo da parte più di un secolo fa. Lo menziono solo per introdurre un’ analogia a beneficio di coloro che hanno studiato la fisica classica.
* Si supponeva che tale etere non avesse peso e permeasse ogni cosa nell’Universo, cioè che fosse onnipervadente. Ritengo che tale descrizione sia perfettamente applicabile al substrato della Coscienza che pervade l’Universo.
* Dobbiamo evidenziare che, sebbene lo spazio ed il tempo come noi li conosciamo siano venuti in esistenza soltanto al momento della nascita dell’ Universo in cui viviamo, la Coscienza è sempre stata sempre presente, è presente oggi e sempre lo sarà. Questo in quanto la Coscienza è la Forma Astratta di Dio. I Veda esprimono questo concetto mediante questa dichiarazione: “Prajnanam Brahma”.
* L’ evoluzione avviene contro questa matrice della Coscienza che pervade l’ Universo. Quando parlo di evoluzione, intendo sia l’evoluzione dell’intero Universo fisico che l’evoluzione degli esseri viventi sulla Terra. Quest’ultima è iniziata da tre a tre e mezzo di miliardi di anni fa. Per avere un’idea: la nostra Terra ha da quattro a quattro miliardi di anni e mezzo, mentre l’età dell’Universo ammonta a circa quattordici miliardi di anni e mezzo.
* Oggi sulla Terra abbiamo sia esseri viventi che esseri non-viventi o, se preferite, materia senziente ed insenziente. La Coscienza pervade tutto e tutti, non ci sono eccezioni.
COSCIENZA ATTIVA E PASSIVA
Devo comunque aggiungere che sulla Terra la Coscienza non si manifesta in egual misura in tutte le entità. Questo signifca che, innanzitutto, la Coscienza sembra manifestrasi in uno di due possibili stati, lo stato passivo e quello attivo. Nella cosiddetta materia o entità non senziente la Coscienza è presente allo stato passivo, mentre negli esseri senzienti si trova nello stato attivo. […] Si tratta di una mia osservazione personale, basata sulle mie riflessioni personali e sul mio background di fisico, ed alla quale, con la nomenclatura specifica, potremmo riferirci come ‘modello plausibile’. Sulla base di questo modello io ipotizzo che la vita si manifesta quando in un essere la Coscienza passa dallo stato passivo a quello attivo. Prendete un seme, come immagine: esso può mantenersi come tale per un certo periodo di tempo, ma quando viene piantato ed annaffiato misteriosamente la vita si manifesta. O prendete un feto nel ventre della madre. Per le prime settimane è solo un’ escrescenza dentro l’utero, ma col tempo misteriosamente avrà una sua vita propria, distinta da quella dell’organismo materno. Che cosa provoca la transizione della Coscienza dallo stato passivo a quello attivo? Io non lo so, ma non sarei sorpreso se tale passaggio venisse provocato da una sorta di attraversamento di una soglia. Esiste un ‘punto critico’ sorpassato il quale la Coscienza sembra prendere fuoco e diventare attiva. La natura offre innumerevoli esempi di queste ‘soglie’. Per esempio, quando l’acqua viene raffreddata ad una temperatura sotto gli zero gradi, essa diventa ghiaccio. Se riscaldate il ghiaccio, esso si scioglie e torna ad essere acqua. Potrei ben immaginare che superando una certa soglia la vita potrebbe comparire in un pezzo di materia non senziente. Non so di quale tipo di soglia si tratti, ma come fisico credo plausibile pensare all’ attraversamento di una soglia. La morte consisterebbe nell’ attraversamento di questa soglia nella direzione opposta.
ARRAMPICARSI SULLA SCALA DELLA COSCIENZA
‘Quanta’ di questa Coscienza è presente nei vari esseri umani, e che cosa fa esattamente? Anche qui offrirò una risposta plausibile. Io credo che nelle creature viventi il ruolo della Coscienza aumenti quando gli organi di senso sono più evoluti e sviluppati. Ciò che intendo è che nelle forme viventi più basse non troviamo occhi, orecchie, etc. nella forma che conosciamo. Eppure queste creature hanno una sorta di senso di consapevolezza sia della loro esistenza che di quella del mondo che le circonda. È per via di questa consapevolezza che esse riescono ad adattarsi al loro ambiente. La manifestazione della Coscienza attiva in queste creature è comunque ‘di basso livello’. Ora saliamo lungo la scala evolutiva ed arriviamo per esempio alle scimmie, dalle quali sembra che discendiamo. Direi che la Coscienza attiva delle scimmie sia notevolmente alta, ma limitata alla cognizione del mondo esterno.
LA CAPACITÀ DELLA COSCIENZA UMANA: LA CONSAPEVOLEZZA DEL CREATORE
Arriviamo agli esseri umani. Qui la Coscienza veramente fiorisce. Vedete, negli animali la Coscienza è ristretta alla consapevolezza del mondo esterno, necessaria per la sopravvivenza. Questo è infatti il motivo per cui Dio ha conferito loro questa capacità: affinché possano sopravvivere. Ma grazie al potere del cervello umano che, incidentalmente, è anche una benedizione di Dio, gli esseri umani non solo possono vedere e sperimentare il mondo esterno, ma anche manipolarlo. Per esempio, l’uomo cerca il petrolio, che si trova sottoterra, e poi lo pompa fuori, talvolta anche dai giacimenti che si trovano sotto il mare.
Ma gli esseri umani vincono sugli animali anche in un altro importantissimo aspetto. A differenza degli animali essi possono vedere ‘dentro’. Hanno questa specifica capacità e, anche se non tutti la usiamo, resta il fatto che gli esseri umani hanno questa benedizione.
Che cosa significa questo ‘vedere dentro’?.
eald.jpg[…] È arrivato il momento giusto per citare George Wald, uno scienziato di Harvard vincitore di un Premio Nobel. Egli dice: “L’idea mi venne piuttosto recentemente, e si trattava di un’idea nuova e straordinaria, sia tentatrice che repellente, dato che scioccava la mia sensibilità scientifica. Realizzai con un po’ di imbarazzo che molti altri erano arrivati alla stessa conclusione prima di me, e non solo i mistici, ma anche qualche fisico particolarmente intelligente. Si tratta della convinzione che questo Universo produce la vita e la Coscienza perché la Coscienza è la sua propria fonte, perché l’ Universo È fondamentalmente questa sostanza-mentale. Quello che riconosciamo come Universo materiale, l’Universo dello spazio-tempo e delle particelle elementari e delle energie, è in realtà un Avatar, cioè la materializzazione della Coscienza Primeva. In questo caso non c’è da attendere che la Coscienza ‘emerga’ da qualche parte, perché essa c’è sempre stata là e sempre ci sarà, dall’ inizio alla fine. Ciò che noi aspettiamo, nell’evoluzione della vita, è solo il culmine costituito dall’Avatar, cioè l’emergere di corpi coscienti di se stessi e che siano in grado di articolare la Coscienza, e di darle una voce, una cultura, una letteratura, l’arte e la scienza”.
Queste sono dichiarazioni molto stimolanti, e provengono da un Premio Nobel di Harvard. Anche Erwin Schrodinger, uno dei fondatori della meccanica quantistica, alla fine divenne fautore dell’Advaita Vedanta.
È LA VITA A DOTARE LA TERRA DI BELLEZZA E DIVERSITÀ
Devo brevemente convogliare la vostra attenzione su un importante fatto che sfugge alla maggior parte di noi. Voi sapete che l’Universo è vasto. Contiene miliardi di stelle come il nostro Sole ed una grande quantità di spazio vuoto e non occupato. Fra questi miliardi di stelle solo una piccolissima frazione ha pianeti; e di questa piccolissima frazione, una frazione ancora più minuscola può avere un pianeta come la nostra Terra, adatto ad ospitare la vita. In altre parole se la vita esiste [come la conosciamo] da qualche altra parte nell’ Universo, deve trattarsi di una eventualità molto, molto rara.
Perché vi sto dicendo questo? Per una buona ragione. Vedete, in confronto a Marte il nostro pianeta ha un’ incredibile varietà che non è possibile trovare in nessun altro pianeta del sistema solare o in nessun’ altra parte in qualsiasi altro pianeta che non ospiti la vita. È la vita a dotare la Terra di tale bellezza e diversità. Osservate le piante, gli alberi – quale meravigliosa varietà abbiamo, dai fili d’erba alle sequoie! E poi prendete i pesci, gli uccelli, gli animali: quale splendida diversità di specie e colori! Avete mai visto delle fotografie delle formazioni corallifere sottomarine? Sono meravigliose! Una tale percezione è necessaria oggi più che allora, se consideriamo i pericoli che incombono sull’umanità e sul pianeta Terra. Penso di aver detto abbastanza.

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