Fuga del giorno che viene

ffdx.jpgDove ritorna cava la casa è la presenza Tua che recrimina su altro da sé e ridonda in domestici rumori: seta che sfiora pareti, palmo alle pareti, anca che scosta l’anta della madia bianca e l’atto vuoto torna normale, cittadino. Un filo non visibile e verticale, che lega orizzontale me a Te, è ciò che resta, la permanenza non svanisce, immota, non muta davanti ai residui che restano disanimati: il biglietto, la forcella, l’elastico, le locandine – le umanissime dimenticanze.
Io Regno dei Cieli vi dico che sono questa Presenza non detta, non vista, agente, interiore.
I cieli bassi delle campagne in nebbia a sud di Lombardia.
Trafori muri spessi di vaporoso nulla.
Sulla autostrada confacendo a te stessa, aderendo agli spostamenti, interiori.
Fede bianca al dito che reca la parola “Essere”.
Bianco dito lungo, minimo fuso, da lieve a tremulo, a volte, dolcificato dalla sostanza dell’umore umano.
E io rimango aderendo allo stampo vuoto. Vedo le tracce del permanere. Laddove. Laddove…
Nel gelo, abbattendo barriere silenziose, stretti nel capogiro intorno la città, fino all’inferno di un circo dispiaciuto, fino all’inverno che unisce e separa, unisce e separa. O dondolio, o amore…
Umane paure, tremori: l’umano fuso, l’umana neve.
Uomo, pietra dolomia.
Uomo, erpice rugginoso.
Uomo, cielo distante.
Uomini-cristallo avanzano parlando.
Circo: un personaggio con voce grave ammonisce dal palco che ha perduto tutto quanto aveva guadagnato, dice che fugge a piangere e non piange. Parole sante di Reiner Maria Fassbinder stravolte nella loro santità, rotolate ai nostri piedi paralleli come mota metallizzata.
Tutto finito, tutto iniziato, la cresta dei momenti che saliamo e quindi discendiamo, a ritmi diseguali, la parola non è garantei significati, un attimo prima dell’enunciazione è la paura che tutto avanzi a farci indietreggiare.
Questo, amore, è il debito delle resistenze, la crestomanzia dei giorni a venire, gli immediati: gli immediati dintorni immagini il centro della pianura senza fine gelida, disseminata.
“Dipende da quanto Lei saprà o potrà…”.
Presenza.
Oro bianco.
Essere Tu.
Davanti lo sguardo si apre lo sperato buio, la disperata luminanza che non conosco.
Vedi: brucio immobile come il martire orientale.
Io, avvitato al fondo dell’anulare Tuo, freddo, ho incise in me le prime, le ultime sillabe.
Noi siamo quelle.

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