L’ANNO LUCE: il prequel

“Non considerare il potere, la ricchezza e il prestigio
come i valori superiori della nostra vita, perché in fondo
essi non rispondono alle attese del nostro cuore”
Benedetto XVI, udienza generale 1 giugno 2005

“L’universo mi teme, i miei occhi vedono la Geenna”
Apocrifi neotestamentari, Apocalisse di Esdra, 29

 

0.
Prequel

“Venite, vi porto nel mondo rinnovato”.
Rapido leva il braccio in alto, l’indice puntato all’alto.
E’ una convention. E’ gremito all’inverosimile. Gli alti gradi in platea in avanguardia, il vertice sul palco carica la massa. Manager, amministrativi, venditori, segretarie, tutti qui convenuti da tutt’Italia, dalle sedi anche periferiche, anche gli uffici che adottano il brand in leasing. C’è odore di wurstel e senape nell’aria calda. Urlano spronati da quello che urla sul palco, in maniche di camicia rimboccate. Si dà un gran da fare, ha sessant’anni ma ha ancora obbiettivi, voglia di fare. E’ alto, mastodontico. E’ il leader. Urla il nome del concorrente principale, il competitor, mette la mano aperta dietro l’orecchio e sporge la grossa testa di squalo. La folla immensamente urla contro il competitor, si alzano pollici versi.
Tutto è febbrile. Le luci sono arancioni.
La strada è tracciata.
Gli obbiettivi sono immensi.
Questa è un’opportunità immensa, da non perdere.
Gli orizzonti perduti non ritornano mai.
Dietro l’amministratore delegato, che si scatena sul palco, c’è enorme lo slogan della campagna di quest’anno: Nuove possibilità per conoscersi. Un enorme cellulare. Un enorme orecchio. Un enorme occhio che sbatte la palpebra davanti a un enorme schermo di un umts gigantesco aperto, e dentro lì si vede la faccia che urla dell’amministratore delegato, in diretta. Ai lati i palloncini esplodono, arancioni. Si aprono di colpo contenitori cartacei sospesi, come lanterne cinesi interstellari, piovono bigliettini della fortuna cinesi di colore arancione, la folla è un liquido denso, scatenato, che ondula a masse fluide, impressionanti. Tutti saltano per raccogliere al volo i bigliettini che piovono leggeri, sembra carta incendiata, definiti “sms di carta”.
E l’amministratore delegato – saranno almeno diecimila – gli urla contro: “Dove andiamo? Lo sapete dove andiamo noi?”.
Poi c’è un sommario silenzio. L’amministratore delegato è consumato nella maestria. Recita da grande attore, consumato. “Io ve lo dico, dove andiamo noi”. Cammina avanti e indietro, ruotando su se stesso, poi si ferma, inizia ad annuire sempre più intensamente con la testa squadrata, la grande mascella volitiva in movimento. Si ferma, annuisce, punta il braccio in verticale, il dito indice in verticale verso l’alto: “Là andremo”. Esplode il boato della folla. “Verso il cielo!”. Urlano tutti, tutte.
Il Nostro Uomo, il protagonista del nostro racconto, è in prima fila: quella dei dirigenti più importanti, la cosiddetta prima linea. E’ in piedi e applaude, nessuno sta seduto sulle sedie in plastica affittate.
“Noi arriveremo in cielo. Il nostro destino è espanderci. Nuovi spazi, nuove galassie, nuovi pianeti per nuovi habitat. E noi ci saremo. E’ più vicino di quanto immaginate. Dite a quell’Alien del cazzo che stiamo arrivando!”.
Ridono tutti, è uno smottamento, l’aria frana per il sisma aereo della risata. Un uomo mangia un wurstel e applaude, tutti applaudono ed esplodono nuove lanterne di carta, piove una nuova miriade di messaggini i-ching.
“E’ così. Il nostro ufficio legale” e indica la zona dove sono compressi quelli dell’ufficio legale centrale, che rispondono ululando, “il nostro ufficio legale ha vinto diciotto cause quest’anno, su diciannove, contro gli stronzi. Non ecologisti: prestanome prezzolati dai competitor. Dicevano che i tralicci inquinavano. Il nostro staff li ha inculati”.
La folla applaude quelli dell’ufficio legale, che raccolgono l’entusiasmo, raddoppiano l’entusiasmo.
Questo posto concavo vibra paurosamente.
Questo è l’umano, è il fenomeno umano.
“E se anche fosse? Se anche fossero inquinanti, i tralicci? L’inquinamento è il nostro ossigeno! L’inquinamento è il futuro. Comprate bond sull’inquinamento” e ride. “L’inquinamento ci spinge. La polluzione ci esalta. L’apocalisse ecologico è questo per noi: lo stimolo. Questo pianeta deve arrivare ai limiti perché noi siamo costretti a compiere il balzo. Il balzo nello spazio, la frontiera del futuro è già qua, siamo noi!”.
Dietro l’amministratore delegato che urla appare l’Enterprise di Star Trek, si vede il capitano Kirk, enorme sagoma sgranata in pixel da un metro quadro. Lo riconoscono, rilanciano gli urli.
“Nemmeno immaginate cosa c’è là dove andremo. Astri immensi, del diametro dell’intero sistema solare. Stelle gigantesche di metallo spento. Buchi che conducono roteando a nuove dimensioni di benessere. Scontri titanici. Nuovi tipi di magnetismo, che piegheremo ai nostri scopi. Pulsar gemelle, che nel buio più profondo ruotano a due a due, emettendo segnali che cattureremo. Noi abiteremo là. E’ un processo irreversibile. I laboratori stanno partorendo tecnologie sorprendenti, arcane, al ritmo del respiro. Guardate” dice, “guardate i risultati di quest’anno. Abbiamo portato a casa la commessa per il sistema fonico del nuovo Shuttle. Sono 16 miliardi di euro! Più 32% in Europa grazie all’aquisizione della Telecom greca. Il nuovo browser è pronto. Abbiamo i satelliti. Il rover su Marte comunica grazie a noi, anche. Abbiamo abbattuto la frontiera. Siamo la rete che sta coprendo il pianeta. Esorbitiamo dal pianeta. Questo pianeta non morirà esplodendo. Questo pianeta sarà talmente inquinato da congelarsi. Si congelerà. Diventerà livido, violaceo. Come Marte: un pianeta morto, abissi che non recano più traccia di acqua. Tracce di una vita che fu, sfumata. Termiti che sopravvivono nel sottosuolo. Ma noi – noi saremo altrove, saremo andati altrove, nello spazio profondo, germinando, sbocciando! Stiamo lavorando per una nuova specie!”.
Urla. Febbrile sussulto. Delirio.
Sull’enorme schermo dell’umts falso, appare Gei Ar. Tutti lo riconoscono, ululano.
“Noi ce li inculiamo tutti! Nemmeno una fetta di torta, nemmeno una briciola a chi non sta con noi! Siamo i soli. Sappiamo di esserlo. Siamo responsabili. Stiamo guadagnando, stiamo facendo guadagnare alla specie il suo futuro. Il grande balzo è vicino. L’aria è immensamente percorsa da vibrazioni su cui è impresso il nostro marchio! Il 73% delle parole in Europa vibra nell’etere grazie a noi, grazie al consorzio in cui stiamo! Noi scuotiamo lo spazio invisibile, distorciamo il tempo! Noi siamo gli eredi di Dante, gli eredi di Einstein! Stiamo scrivendo il libro invisibile della storia, nell’etere, nell’aria! Tutto ciò che vibra è nostro! Tutto vibra! Noi siamo l’avanguardia di una specie superata, che si è superata! Stiamo per sfondare il muro della telepatia! La telepatia avrà il nostro marchio impresso! Nessuno ci comprerà, noi siamo nostri!”.
Ancora boati, la voce è un fuoco liquido che divora l’aria, è in espansione.
Il Nostro Uomo sorride alla prima linea che gli sta accanto: questa retorica è entusiasmante. L’a.d. è un genio. Li tiene in mano, tutti. E’ un leader nato. Era fatto per questo. Questa è una vocazione. Il nostro uomo applaude forte, i palmi si arrossano e fanno male.
“Noi siamo l’immensa famiglia, il tempio, la casa, siamo l’aria! Ovunque siate, lì siamo noi! Se volete parlare, dovete chiederlo a noi! Permettiamo tutto a questa razza di merda!”.
All’improvviso, si vede bene nello schermo dell’enorme finto umts, in diretta, tra le teste pixelate, distintamente una mano magra, il polso esile e olivastro, si sporge al di sopra di un settore di folla.
Ha una pistola in mano, spara.
Nel silenzio esplode il boato del proiettile.
L’amministratore delegato accusa il colpo, rimbalza indietro, pneumatico, la macchia rossa esplode sulla camicia bianca, rotea male, slogato cade sul palco. Le facce di tutti sono bianche, gli occhi e le bocche sono tutti uguali buchi neri spalancati.
E’ silenzio. E’ panico. E’ il parossismo.
Iniziano a urlare, tutti, tutte.
La folla sbanda.
Si fanno male. Non riescono a evacuare.
Il nostro uomo si butta a terra. La prima linea che gli stava accanto si butta orizzontale sopra di lui, gli pressa il costato.
Sul palco a terra c’è il cadavere, quell’enorme corpo svuotato, tra la folla la mano che ha sparato non si vede più. I diecimila sono urlano, si calpestano.
All’improvviso, l’amministratore delegato risorge.
Si alza, si pulisce la spalla col palmo della mano.
Ride: “Sappiamo sempre come stupire, noi!”.
La moltitudine ondeggia, inizia la risata, parte la musica dello slogan della campagna di quest’anno, i flash impazziscono, il nostro uomo si rialza anch’egli, si pulisce le spalle pettinandosi la giacca con la mano aperta, tutti ridono, è una risata fragorosa che sommerge ogni tensione.
La messinscena è stata esaltante.
Il colpo di genio ha fatto strike out.
Quest’azienda ha intuizioni sorprendenti.
L’amministratore delegato spalanca le braccia a croce, invaso dalla luce bianca dei fari sopra il palco, poi mima un abbraccio a tutti, applaude mentre tutti in delirio applaudono, inizia a scendere i gradini del palco, torna a terra.
Gli stanno facendo indossare la giacca, nemmeno si è risistemato le maniche della camicia, le prime linee, ridendo, gli battono pacche sulle spalle, lui mostra con la faccia stupita all’eccesso la macchia di finto sangue addosso, e ride, ride, la mascella quadrata ride, sembra mangiare tutta l’aria.
Lo fotografano tutti con l’umts.
Tutto questo è memorabile.
Sgomitano per dargli la mano, si accalcano intorno a lui.
Il nostro uomo gli stringe la mano sorridendo, con i piccoli denti privi di dentina, annuisce con l’espressione ammirata: “Come ti è venuta in mente, Lapo? Un capolavoro…”
E l’amministratore delegato annuisce e sorride e dice: “Questo è meglio del futuro: è il presente”, e strizza l’occhio, accarezza sulla guancia il nostro uomo.
E poi la folla orizzontale li copre e nemmeno sanno cosa sta per accadere, che la tragedia, onda che non si vede, sta montando.
La tragedia, sì, monta.

 

[Qui la versione francese: Extrait de L’année lumière – Giuseppe Genna – trad. Serge Quadruppani – Editions Métailié]

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