Wallace Stevens: da “Parti di un mondo”

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di WALLACE STEVENS | da Parts of a World (1942)

 

Come vivere. Cosa fare

Ieri sera la luna si alzò su questa roccia,
impura sopra un mondo non purgato.
L’uomo e la sua compagna sostarono
a riposare dinanzi alla sua eroica altezza.

Freddo il vento cadde intorno a loro
in molte sovranità di suono:
avevano lasciato il sole striato di fiamma
per cercare un sole dal fuoco più intenso.

Invece c’era questa roccia irta
che sorgeva massiccia, alta e nuda,
oltre tutti gli alberi, gettando i crinali
come braccia gigantesche fra le nubi.

Non c’era né voce né crestata immagine,
né corista, né prete. C’era solo
la grande altezza della roccia
e loro due fermi a riposare.

C’era il vento freddo e il suono del vento,
lontano dalla melma della terra
che avevano lasciato, un suono eroico
gioioso e giubilante e certo.

 

How to Live. What to Do

Last evening the moon rose above this rock
Impure upon a world unpurged.
The man and his companion stopped
To rest before the heroic height.

Coldly the wind fell upon them
In many majesties of sound:
They that had left the flame-freaked sun
To seek a sun of fuller fire.

Instead there was this tufted rock
Massively rising high and bare
Beyond all trees, the ridges thrown
Like giant arms among the clouds.

There was neither voice nor crested image,
No chorister, nor priest. There was
Only the great height of the rock
And the two of them standing still to rest.

There was the cold wind and the sound
It made, away from the muck of the land
That they had left, heroic sound
Joyous and jubilant and sure.

 

***

 

Le poesie del nostro clima

I.

Acqua trasparente in un vaso brillante,
garofani rosa e bianchi. La luce
nella stanza quasi un’ aria nevosa,
riflette neve. Una neve appena caduta
a fine inverno quando tornano i pomeriggi.
Garofani rosa e bianchi… si desidera
tanto, tanto di più. Il giorno stesso
si semplifica: un vaso di bianco,
freddo, una porcellana fredda, bassa e tonda,
con nient’altro che i garofani dentro.

II.

Mettiamo che questa semplicità completa
ci spogliasse di ogni nostro tormento, celasse
l’io vitale, malvagiamente assommato,
e lo facesse fresco in un mondo di bianco,
un mondo di acqua trasparente, dai bordi hrillanti:
pure si vorrebbe, si avrebbe bisogno di più,
più di un mondo di bianco e profumi di neve.

III.

Resterehbe pur sempre la mente inappagata,
cosi che si vorrebbe fuggire, tornare
a quello che era stato tanto a lungo composto.
L’imperfetto é il nostro paradiso.
Notare che in questa amarezza la gioia,
poiché l’imperfetto ci brucia tanto dentro,
sta in parole rotte e suoni ostinati.

 

The Poems of Our Climate

I.

Clear water in a brilliant bowl,
Pink and white carnations. The light
In the room more like a snowy air,
Reflecting snow. A newly-fallen snow
At the end of winter when afternoons return,
Pink and white carnations – one desires
So much more than that. The day itself
Is simplified: a bowl of white,
Cold, a cold porcelain, low and round,
With nothing more than the carnations there.

II.

Say even that this complete simplicity
Stripped one of all one’s torments, concealed
The evilly compounded, vital I
And made it fresh in a world of white,
A world of clear water, brilliant-edged,
Still one would want more, one would need more,
More than a world of white and snowy scents.

III.

There would still remain the never~resting mind,
So that one would want to escape, come back
To what had been so long composed.
The imperfect is our paradise.
Note that, in this bitterness, delight,
Since the imperfect is so hot in us,
Lies in flawed words and stubborn sounds.
***

 

Pane secco

E’ come vivere in una terra tragica
vivere in un tempo tragico.
Considerate dunque le rocce scoscese, montuose,
e il fiume che forza la sua strada sulle pietre,
co nsiderate i tuguri di quelli che vivono in questa terra.

E’ ciò che ho dipinto dietro il pane,
le rocce neppure sfiorate dalla neve,
i pini lungo il fiume e gli uomini secchi soffiati
bruni come il pane, pensando a uccelli
che volano da paesi incendiati e spiagge di sabbia bruna,

uccelli che venivano come acqua sporca in onde
che scorrono sulle rocce, scorrono sopra il cielo,
come se il cielo fosse una corrente che li portasse,
spargendoli come le onde si spargono piatte sulle spiagge,
una dopo l’altra erodendo i monti fino a denudarli.

Era un battere di tamburi che udivo,
era fame, erano gli affamati che gridavano
e le onde, le onde erano soldati in movimento,
in marcia, in marcia in un tempo tragico
davanti a me, sull’asfalto, sotto gli alberi.

Erano soldati che marciavano sulle rocce
e ancora gli uccelli venivano, venivano in stormi acquosi,
perché era primavera e gli uccelli dovevano venire.
Indubbiamente i soldati dovevano marciare
e i tamburi dovevano rullare, rullare, rullare.

 

Dry Loaf

It is equal to living in a tragic land
To live in a tragic time.
Regard now the sloping, mountainous rocks
And the river that batters its way over stones,
Regard the hovels of those that live in this land.

That was what I painted behind the loaf,
The rocks not even touched by snow,
The pines along the river and the dry men blown
Brown as the bread, thinking of birds
Flying from burning countries and brown sand shores,

Birds that came like dirty water in waves
Flowing above the rocks, flowing over the sky,
As if the sky was a current that bore them along,
Spreading them as waves spread flat on the shore,
One after another washing the mountains bare.

It was the battering of drums I heard
It was hunger, it was the hungry that cried
And the waves, the waves were soldiers moving,
Marching and marching in a tragic time
Below me, on the asphalt, under the trees.

It was soldiers went marching over the rocks
And still the birds came, came in watery flocks
Because it was spring and the birds had to come.
No doubt that soldiers had to be marching
And that drums had to be rolling, rolling, rolling.
***

 

L’uomo sulla discarica

Il giorno striscia giù. La luna striscia su.
Il sole e una corbeille di fiori che la luna Blanche
mette lì, un bouquet. Oh oh… La discarica è piena
di immagini. I giorni passano come giornali da una rotativa.
I bouquet arrivano qui nei giornali. Cosi il sole
e anche la luna vengono, e le poesie della quotidianità
del portinaio, l‘etichetta sulla latta di pere,
il gatto nel sacchetto di carta, il corsetto, la scatola
dall’Estonia: il cofanetto tigre, per il tè.

Il fresco della notte è stato fresco per lungo tempo.
Il fresco della mattina, il fiato del giorno, si dice
che soffia come si legge Cornelio Nepote, soffia
più di, meno di, o soffia come questo o quest’altro.
Il verde punge l’occhio, la rugiada nel verde
punge come acqua fresca in un bidone, come il mare
su un cocco. .. quanti uomini hanno copiato la rugiada
su bottoni, quante donne si sono coperte di rugiada,
vesti di rugiada, pietre e collane di rugiada, teste
dei fiori più floreali roride della rugiada più rugiadosa.
Si finisce con odiare questa roba se non sulla discarica.

Ora, in tempo di primavera (azalee, trillium,
mirti, viburni, narcisi, flox blu),
fra questo e quel disgusto, fra le cose
che sono sulla discarica (azalee eccetera)
e quelle che ci saranno (azalee eccetera),
si sente un cambiamento purificante. Si rifiuta
la spazzatura.

E’ il momento quando la luna striscia fuori
al borbottio dei fagotti. E’ il momento
che si guardano i copertoni color elefante.
Tutto è deposto, e la luna sorge come la luna
(tutte le sue immagini sono nella discarica) e vedi
da uomo (non come un’immagine d’uomo),
vedi la luna sorgere nel cielo vuoto.

Si siede e batte una vecchia latta, pentola di lardo.
Si batte e batte per quello in cui si crede.
A questo ci si vuole avvicinare. Potrebbe dopo tutto
essere solo il proprio sé, superiore quanto l`orecchio
alla voce di un corvo? Forse l’usignolo torturò l’orecchio,
riempì il cuore e graffiò la mente? E l’orecchio
si compiace di uccelli meschini? E’ forse la pace,
é forse la luna di miele di un filosofo, che si trova
sulla discarica? E’ forse sedere fra i materassi dei morti,
bottiglie, vasi, scarpe, erba e mormorare acconcia sera:
é forse sentire il vocio delle gracule e dire
sacerdote invisibile; è forse estromettere, fare
a pezzi il giorno e gridare strofa mia pietra?
Dove fu che qualcuno menzionò la verità? La la.

 

The Man on the Dump

Day creeps down. The moon is creeping up.
The sun is a corbeil of flowers the moon Blanche
Places there, a bouquet. Ho-ho… The dump is full
Of images. Days pass like papers from a press.
The bouquets come here in the papers. So the sun,
And so the moon, both come, and the janitor’s poems
Of every day, the wrapper on the can of pears,
The cat in the paper-bag, the corset, the box
From Esthonia: the tiger chest, for tea.

The freshness of night has been fresh a long time.
The freshness of morning, the blowing of day, one says
That it puffs as Cornelius Nepos reads, it puffs
More than, less than or it puffs like this or that.
The green smacks in the eye, the dew in the green
Smacks like fresh water in a can, like the sea
On a cocoanut – how many men have copied dew
For buttons, how many women have covered themselves
With dew, dew dresses, stones and chains of dew, heads
Of the floweriest flowers dewed with the dewiest dew.
One grows to hate these things except on the dump.

Now, in the time of spring (azaleas, trilliums,
Myrtle, viburnums, daffodils, blue phlox),
Between that disgust and this, between the things
That are on the dump (azaleas and so on)
And those that will be (azaleas and so on),
One feels the purifying change. One rejects
The trash.

That’s the moment when the moon creeps up
To the bubbling of bassoons. That’s the time
One looks at the elephant-colorings of tires.
Everything is shed; and the moon comes up as the moon
(All its images are in the dump) and you see
As a man (not like an image of a man),
You see the moon rise in the empty sky.

One sits and beats an old tin can, lard pail.
One beats and beats for that which one believes.
That’s what one Wants to get near. Could it after all
Be merely oneself, as superior as the ear
To a crow’s voice? Did the nightingale torture the ear,
Pack the heart and scratch the mind? And does the ear
Solace itself in peevish birds? ls it peace,
Is it a philosopher’s honeymoon, one finds
On the dump? Is it to sit among mattresses of the dead
Bottles, pots, shoes and grass and murmur aptest eve:
Is it to hear the blatter of grackles and say
Invisible priest; is it to eject, to pull
The day to pieces and cry stanza my stone?
Where was it one first heard of the truth? The the.
***

 

Sulla via di casa

Fu quando dissi:
“La verità non esiste”
che i grappoli parvero più grossi.
La volpe corse fuori dalla tana.

Tu… Tu dicesti:
“Vi sono molte verità,
ma non sono parti di una verità”.
Allora l’albero, di notte, cominciò a mutare,

fumando nel verde e fumando blu.
Eravamo due figure in un bosco.
Dicemmo che ci sostenevamo da soli.

Fu quando dissi:
“Le parole non sono forme di una singola parola.
Nella somma delle parti, vi sono solo Ie parti.
Il mondo deve essere misurato ad occhio”;

fu quando dicesti:
“Gli idoli hanno visto molta povertà,
serpenti, oro e pidocchi,
ma non la verità”;

fu allora che il silenzio fu più largo
e più lungo, la notte più rotonda,
la fragranza dell’autunno più calda,
più vicina e più forte.

 

On the Road Home

It was when I said,
” There is no such thing as the truth”,
That the grapes seemed fatter.
The fox ran out of his hole.

You… You said,
“There are many truths,
But they are not parts of a truth”.
Then the tree, at night, began to change,

Smoking through green and smoking blue.
We were two figures in a wood.
We said we stood alone.

It was when I said,
“Words are not forms of a single word.
In the sum of the parts, there are only the parts
The world must be measured by eye”;

It was when you said,
“The idols have seen lots of poverty,
Snakes and gold and lice,
But not the tru’th”;

It was at that time, that the silence was largest
And longest, the night was roundest,
The fragrance of the autumn warmest,
Closest and strongest.

 

(traduzioni di Massimo Bacigalupo)