La corsa dei mantelli

Fino al 12 ottobre a Milano al teatro Out Off va in scena (espressione mai inadeguata come a proposito di questo testo, che leva ogni scena possibile) “La corsa dei mantelli” di Milo De Angelis, il massimo poeta vivente italiano. Qui le informazioni: http://bit.ly/Z09LkV. Ne sono interpreti Viviana Nicodemo, Valentina Mandruzzato e Daniele Pitari, la regia è di Sofia Pelczer. “La corsa dei mantelli” è un’antifiaba del profondo, che conduce al nucleo vuoto di qualunque narrazione o figura o sfondo o tempo, attraversando lo psichismo potente da cui Milo De Angelis ha desunto un impressionante universo oscuro e numinoso, abitato da statue assolute che stanno al di là di vita e morte, respiro e senso, cecità e visione – mute icone che pressano l’osso temporale di chi ne legge l’opera poetica. E’ possibile forse dire che qui Milo De Angelis inizia a muovere, in un teatro incoercibile, a dei reperti minerali, né fossili né inorganici, come se fosse un Beckett arcaico? Sì, è possibile. Per quanto qui si muova una comunità mitica, cioè profondamente psichica prima dell’annullamento delle forme psichiche in psiche pura, è forse nel “Prometeo incatenato” di Eschilo che si può trovarne un adeguato e compatibile controcanto, cioè l’altra facies della medaglia, la quale comunque è fatta di metallo, cioè di elettricità, cioè di vibrazioni, cioè di quello che male si dice sempre: nulla.
Andate a vedere lo spettacolo, se siete di o se passate a Milano.
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