blog · Poesie

Una poesia del 1994: “Apparizione e scomparsa”

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Un’altra poesia, del 1994, dal “Libro bianco” che stava per essere pubblicato e non lo fu e il manoscritto andò perduto, salvandosi pochi versi, tra cui questi. E’ una poesia piena di errori! Strana poesia, strano anno, strana specialità ritornare dentro le settimane del dicembre 1994: le consunzioni risultano sorprendenti, ravviso ombre in una strana luce, se ripenso a quei momenti, a quegli atti, a quelle insensatezze di quando ero “io” ventiquattrenne e prendevo la mattina una metropolitana verso un niente dove stavo a lavorare: erano nebbia e bestialità, stolidità, esoftalmi, la messa in mora delle carni, mie e altre da me, a lavorare e produrre e disperare di qualunque mio futuro. Impacchettavo libri da spedire ad abbonati che amavano la poesia. Madre mia età giovanile, così turbata e disperante, mi chiedevo, sarà di me cosa? Ritornavo in una casa popolare e studiavo la estetica: Husserl, Brentano e strani filosofi, sotto un lampadario al neon accanto a un telefono a muro di bachelite nera, la cornetta pesante, pesantemente il trillo di quel telefono turbava il silenzio, povero di tutto: non chiamava nessuno, mai. Mangiavo sempre la pizza come ora. Tutte le case popolari sanno di conigli bolliti e passate di pomodori a fare il sugo umido. In quella redazione poetica stavo chino a curvare un poco di più le spalle, a incrementare la cifosi buona per ogni tempo, un uomo che si atteggia a punto di domanda, mi facevo domande sulla cassa previdenziale Inps. Non esisteva nessuna, nessuno. Andavo alla psicoanalisi in zona Brenta con la filobus 93. Lo psicoanalista era pallido, si tratteneva, diceva che la poesia era madre, non era vero. Rientrando nella casa popolare un mattino prestissimo era ammoniacale questo odore di ferro, ematico: al Macello Comunale ripulivano il sangue dei bovini abbattuti e ridotti in brandi di carne rossa sanguinolenta, ridotti a quarti di bue e congelati. Andavo a via San Felice a fare la doccia a casa di un amico. Pensavo a un amore finito e non era vero. Avevo ventiquattro anni, compivo gli anni, era freddo, poche le luci, pochissimi gli amici, quasi nessuno. Chi desideravo non era mai stato. Ulteriori ragguagli in seguito. Ulteriori ragguagli in seguito…

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