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Il cinematico

Che cosa è il cinema? E’ la vita, il che è lo stesso dell’invenzione della vita. C’è un criterio rigoroso, in quanto mobile sempre e inafferrabile sempre, che è la cecità, a cui mi attengo per vedere se c’è cinema o meno: e raramente c’è nel cinema che piace, che gli alienati dicono emozionarli o farli pensare – e gli alienati sono tantissimi, il loro nome è talmente legione che non c’è proprio la possibilità del nome, non c’è più nulla di testuale. Ecco perché Quentin Tarantino non è un regista, e dico lui non solo perché ha un nome, ma perché è emblematico da più che due decenni, potrei dirne a iosa. Non è che siano proprio poche le persone che fanno davvero cinema: sono, invece, tantissime. O non si capisce questa cosa, che il genio è diffuso, ma non è affatto quello che oggi dicono essere talento o creatività, oppure si ha una visione distorta e un sentimento inesistente quanto insistente della realtà. Però il cinema è questa cosa del genio, sta sopra il metro che determina l’eccezionale, il superbo, lo strepitoso, e non perché io sia un euforico maniacale o perché la misura della realtà sia un’euforia e una mania: è proprio che letteralmente la realtà fa questa cosa, il filtro mentale fa purtroppo il resto. La realtà è fuori del pensamento, fuori del sentimento. La mente non è mentale. Questo video di matrimonio è più cinema del 99,8% della media produttiva spettacolare degli ultimi anni nel mondo e della totalità del cosiddetto cinema italiano, fatti salvi cinque film nell’ultimo decennio.

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