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Correità coetanea

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Questo è il trattamento riservato da Erdogan ai soldatini che hanno ubbidito agli ordini e hanno eseguito il più risibile golpe della storia mondiale, il che sia detto dal punto di vista militare e strategico, non invece per gli effetti, che sono tragici. Questa immagine ne richiama altre: lo sappiamo tutti. Vorrei dare un avviso ai naviganti: voi siete animi semplici, che, di fronte alle sinusoidi della storia umana, e ciò valga per eventi macroscopici come per la vita di ufficio, del tutto naturalmente non avvertite l’andamento ciclico e, senza nemmeno pensarlo o sentirlo, ritenete automaticamente di fare una cosa nuova e immune da queste ciclicità. Spesso non avete figli. Se li avete, sfarfalleggiate, considerandovi liberi, in uno stato di vaga euforia, che vi rende però lividi agli occhi di chi li osserva. Questa responsabilità storica, davvero, non la avvertono. La loro ingenuità farebbe tenerezza, se non indignasse. Si tratta, in effetti, di correità. Non c’è tanto da dire, se non il più profondo e umano e assoluto dei dinieghi, alle immagini di una tortura annunciata o in atto: osservare il silenzio significa anche osservare in silenzio, opporre se stessi, cioè la propria mente o, nei casi più devastanti, il proprio corpo, al reato che è storico. Invece si può bene intervenire circa l’atteggiamento di chi osserva o nemmeno osserva da fuori, conduce la sua piccola esistenza famigliare o lavorativa o ludica, con il pavimento che viene avvertito immune dai terremoti, i quali è certo che prima o poi giungono a fare sentire il vuoto a quei piedini delicati, di infanti precipitati dalla culla al pavimento, appunto. Si può parlare di questo, se ne può scrivere. Questa disumanità, che agisce a un livello osteoscheletrico, a me fa schifo e segna ineluttabilmente una divisione irreversibile: degli sguardi, del cuore, della mente. Così si stacca epiteliale la sfoglia: toh, era una forfora, era una psoriasi nel mondo, del mondo. A questa meschinità, reiterata e priva della necessaria attenzione, si dice: addio.

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