Non-essere reale

Disse un maestro: “Il mio senso di essere non c’era, è apparso ed è temporaneo. Non ho nessun controllo su di esso. Non posso essere un cliente di ciò che Dio ha da donare, lasciatelo essere grande, io non sonointeressato. La conoscenza non può essere data a tutti. Uno deve perdere interesse. Se perdi interesse anche il mondo arresta la sua esistenza. E’ a causa delle sostanze chimiche che cresce l’entità. Tutte le attività sono meccaniche, così ogni cosa avviene secondo i piani prestabiliti. Parlo in relazione a che cosa? Su che cosa ci si basa? Sul senso di essere. Quando il senso di essere se ne va, vi è il non-essere che è eterno. Non vi è conoscenza, né Dio, né Ishwara. Di cosa posso parlare? Il senso di essere sparirà. Io prevalgo sempre nel non-essere. Dal non-essere il senso di essere appare. Dovrei sapere come è successo. Alcuni mi lodano, io sono come una montagna. So che niente esiste, i nomi e le forme sono categorie. Nulla di buono o di cattivo può succedere a qualcuno. Non è mai successo e mai succederà. Allora perché preoccuparsi? La forma e la conoscenza sono apparse senza saperlo, se no come avrei potuto entrare in un posto così sporco per nove mesi? Anche se il topo è morto, uno scappa. La gente parla di spiritualità, ma nel processo esclude il Sé più profondo. Rimani nel tuo Sé e poi parla. Fai ricerche su di te. L’Assoluto è eterno, uno stato di non-essere,
e reale. L’essere è temporaneo e con esso appaiono i cinque elementi e così via: non-essere – nulla. Niente potrà darvi compagnia in questo mondo su basi permanenti. La gente avrà delle memorie che mi riguardano, alcune gaie alcune tristi, alcune fastidiose, ma su di me l’effetto è nullo”.
(Nisargadatta Maharaj, “Io sono il non nato”, conversazione tenutasi il 1 dicembre 1979)
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