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Il caso Blue Whale e l’antropologia che lo genera

Ho visto il servizio de “Le Iene” su Blue Whale, il gioco al suicidio on line, di apparente origine russa, che porterebbe giovanissimi senza protezione emotiva ed esistenziale a togliersi la vita, dopo 50 giorni di lavaggio del cervello da parte di cosiddetti “curatori”, tutor della morte che accompagnano passo per passo verso l’estinzione, dopo avere eseguito ordini di autolesionismo comprovato, privazione del sonno, esperienze traumatiche, fino appunto al suicidio. La trasmissione mostrava in apertura video di giovani suicidi, non verificati alla fonte. Erano scene sconcertanti. Sono risultati reperti web, provenienti dalle più varie nazioni e non dalla Russia, oppure montaggi e fake. Penso ai genitori che hanno assistito al programma. Quei corpi di postadolescenti che si rilasciavano nel vuoto, crollando da palazzi altissimi, quell’inermità e quella irrevocabilità, costituiscono uno spettacolo non soltanto osceno, ma fonte delle più orride proiezioni sui propri figli pubescenti o poco più. Francamente è insostenibile la retorica sulle fake news, con il suo andamento a meme, tanto quanto è intollerabile l’attenzione spasmodica che si deve spendere oggidì circa la vita segreta dei bimbi, compreso il suo lato digitale, con tutte le app di controllo parentale e la necessità di decifrare sintomatologie adolescenziali tutte uguali e angustiose. Sono fenomeni che costituiscono essi stessi sintomi di un tempo: crollo del giornalismo e disagio adolescenziale acuto. Si può condannare la superficialità dell’inviato de “Le Iene” e tuttavia non cambia nulla, nel marasma di informazioni e nel rumore di fondo che tende a confondere i confini tra vero e falso, progressivamente in osmosi, fino a uno stadio dell’alienazione mai osservato prima nelle comunità cosiddette “sviluppate”. Che cosa manca? Manca un’adeguata lotta di classe, dal punto di vista comunitario – però non basta. Poiché la mancanza più ammoniacale e irricevibile è quella dell’amore: manca amore. Manca amore ovunque. I testi, l’educazione, la vita lavorativa, le relazioni sessuali, il momento della cura, i riti intorno alla scomparsa, il gioco, ciò che fu il tempo libero, la solitudine, il pensamento, la grave meditazione, lo sguardo sulla natura: mancano tutti d’amore, ovvero una forma di acutissima attenzione a se stessi e all’altro e alla relazione che intercorre tra questi due poli. Una civiltà che non ama i propri poeti e arriva a non averne quasi, una società che non ama i ritmi e la consapevolezza – questo è il calderone dell’oggi occidentale. Di questo fatto enorme non si dà correzione di bozze. La bella è consegnata ed è brutta, inoltre manca la maestra che sanziona.E’ sempre: buonanotte bambine e bambini, buona notte fonda…

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