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Il nuovo libro: fuori dalla storia

E’ un momento tale, è un tale passaggio storico, che non esiste più alcuna distinzione tra epica e lirica, elegia o fenomenologia. Qualunque *genere* è abolito nel suo potere prospettico. Per questo scrivere è divenuto per me occuparmi di un canto strozzato che riguarda me alla fine di un mondo e nel pieno del mutamento di ciclo. Ogni storia va a zero, per me, esistendo moltissime storie, tutte variamente interessanti o del tutto ininfluenti rispetto al paradigma di qualunque verità. La verità esiste, non è né vuota né piena, e le sere sfiniscono la forma della mia renitenza umana allo scorrere del tempo e all’attrito degli spazi. Il paradigma storico è abbattuto, non nella sua esistenza e prensione, quanto nel confronto con l’assolutezza delle domande metafisiche che il nuovo tempo impone, sempre più acceleratamente, e cioè cosa sia la coscienza, cosa sia in sé l’ordine della materia che è vuota, cosa impongono le altre dimensioni a cui andiamo a bussare (la morte fisica, lo spazio cosmico), etc. E’ uno stato horror a sempre maggiore intensità, in cui la paura fa *brutti* scherzi – almeno prima li faceva più belli. In questo horror ci muoviamo, respiriamo, siamo: siamo non più storia.
Tutto questo intende essere il libro.

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