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Stato di cose nel presente accelerato

Il presente italiano è un mito immobilitante. Si realizza il contrario di quanto accaduto nel secolo scorso, quando i miti mobilitanti crearono lo spazio politico, sommuovendo le masse. Qui siamo in un tempo, che è anche un luogo ma non un tessuto sociale, del tutto incapacitante, teso del tutto cinicamente a disabilitare il pensiero, nello specifico il pensiero di massa. Non è la massa il soggetto politico né l’oggetto del condizionamento oggi. Noi viviamo nella civiltà di supermassa. La supermassa è fuori dalla grammatica del bisogno indotto, poiché non ha nozione o esperienza del desiderio. Ha introiettato il meccanismo del condizionamento, lo ha sussunto a livello genetico. Ne sortisce una natura al contempo rettile e bovina, che agli spiriti più accorti sembra una cifra aliena. In genere, fatte salve le reazioni da parte di coloro che si pongono in un orizzonte politico, è impensabile che la generalità e le giovani generazioni siano disponibili a una risposta rivoluzionaria. Ciò è armonico al processo di accelerazione tecnologica, è il suo correlato antropologico, è l’ultima antropologia. Più pressante che mai si presenta il quesito personale, ovvero relativo al campo di forze in cui attecchisce da sempre il principio del condizionamento e da sempre si gioca la questione della libertà assoluta: è l’àmbito di se stessi. In quello spazio inalienabile si decide l’estrema quest, si continua a lavorare, mentre al di fuori crolla il valore del lavoro, del testo, del fenomeno, del valore stesso. Manca davvero poco al salto che introdurrà alla definitiva mutazione, quindi a un tempo non più soltanto umano, sia a livello biologico sia psichico sia esperienziale. Il mondo plurimillenario umano è terminato un lustro fa e ora tutto ciò che posso fare con piena libertà e determinato consenso è chiedermi di quale sostanza sia fatta la sensazione di essere io. È già non arrivano nemmeno al piano del sentire lo io, qui, nell’occidente più avanzato, nello sputtanamento italico, già sembrano vivi e non lo sono più del tutto, sono già parzialmente trasformati… Ma tu, signore del tuo campo, poniti al centro e accorgiti di ciò che senti, senza negare ciò che senti, e procedi all’estinzione degli imperi e della mente.

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