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Appello per la convocazione a Milano dell’Onda Progressista

UNA TIMIDA PROPOSTA SUL NUOVO MOVIMENTO PROGRESSISTA: MILANO E EUROPA CONVOCANO L’ONDA DEMOCRATICA.

Dopo essere stato travolto da infiniti messaggi, che mi intimavano di politicamente proporre e non criticare sardonicamente, mi accingo a farlo, intemerato e tuttavia timido. Si tratta di costruire un contenitore di nuovo tipo per tutte le persone che in questo Paese si riconoscono nell’appartenenza a una visione progressista e al momento non possono contare su nessuna forma di rappresentanza “mainstream”. Tale fallimento in termini di rappresentanza si deve esclusivamente alla dirigenza del Partito Democratico, passata e presente, imbelle e autoriferita, contestata appunto dal popolo delle elettrìci e degli elettori, che ne traggono l’impressione oggettiva di incapacità a elaborare una risposta politica al regime semifascista in cui siamo immersi fino al collo. E’ sempre la fase e la frase del “che fare?”. Cosa si può organizzare, per sollecitare il sentimento di appartenenza a una visione del mondo aperta e inclusiva? Come si può rappresentare la vita di questa istanza, che è fibrillante e, se non maggioritaria nella nazione, costituisce un baluardo democratico indiscutibilmente esistente, per quanto scazzato dalla protervia degli ex leader e dalla conclamata assenza di coloro che ne dovrebbero assumere gli oneri e gli onori? Formulo una proposta, partendo dal sistema milanese, che in questi anni, con la giunta presieduta da Giuliano Pisapia e ora con quella capitanata da Beppe Sala, è risultato un momento di condivisione democratica, di gestione virtuosa delle richieste che provengono da esclusi e depredati dei diritti. Casa, sanità, welfare, lavoro, integrazione, scuola, trasporti, cultura – insomma, relazioni: la centralità dei grandi temi, nella gestione milanese, pur con tutte le criticità e le contraddizioni, che non fingo di non vedere, ha certamente costituito un’eccezione nel panorama italiano. La Milano progressista ha continuato a sentirsi orgogliosamente tale: e Milano e progressista. Io partirei da questo risultato. Cosa si potrebbe fare? Penserei a uno spostamento di paradigma. Partirei dai sindaci, ma non come si è detto a più riprese, sperando che il civismo potesse fantasiosamente vicariare una confusione politica di fondo, che perdeva territori e arretrava spaventosamente rispetto ai valori di base, in cui il progressismo mainstream dovrebbe del tutto naturalmente articolarsi. Io partirei proprio dal sindaco di Milano, Beppe Sala. Per più di una o un milanese, l’attuale sindaco ha costituito una sorpresa. Non veniva percepito come una personalità fattivamente di sinistra. La sua professionalità, essenzialmente di grande manager e di organizzatore di un grande evento come Expo, sembrava disallinearlo dai fronti caldi in cui la sinistra milita storicamente. Il punto è proprio questo: mentre la sinistra si disallineava da sola da quei fronti, Sala mostrava un piglio deciso, sorprendentemente determinato, nel confermare il governo di Milano come zona di apertura ai diritti negati, alla cultura diffusa, alla lotta contro tutte le povertà. Il sistema ha funzionato, anzitutto perché la propensione è risultata essenzialmente tesa all’integrazione. Il tentativo è integrare tutti i soggetti, non dividerli o ghettizzarli in bolle sociali. Conosco a fondo tutte le eccezioni e le obiezioni a questa valutazione del lavoro delle ultime due giunte. Tuttavia guardo all’esito mainstream, appunto. Una città suppostamente di sinistra, qual è Siena, si rivela non esserlo per niente, ma non perché non si sono tutelati gli interessi specifici delle singole corporazioni o dei portafogli dei singoli individui: non era e non è di sinistra, perché si è giocato fin troppo sull’esclusione. Propalare un sentimento del “noi”, soprattutto oggi, è semplicissimo (semplicistico, ma non perquesto meno efficace) e assai complesso. Tuttavia il “noi” inclusivo si distingue dal “noi” esclusivo: è il compito di qualunque sinistra. Non è questa la sede in cui discutere nei particolari la coralità delle politiche applicate sulla città. Dico semplicmente che nel tracollo generalizzato del Pd, qui i democratici hanno retto. Poi, magari, se si andasse a elezioni amministrative nei prossimi mesi, il vento risulterebbe avere mutato il suo giro, sia chiaro. In questa prospettiva io ritengo l’attuale sindaco milanese, Beppe Sala, un elemento fondamentale per rimettere in moto una rappresentanza politica che al momento è ancora nota con il nome principiale di partito e con l’aggettivo connotante di democratico. Non sto dicendo che esiste un leader della nuova sinistra a Palazzo Marino. Dico che a Palazzo Marino c’è il benzene e la meccanica di ingranaggio per creare moto. Ora, cosa dovrebbe accadere secondo me, intorno a Beppe Sala? Credo che Sala, al momento una delle personalità più in vista e più risananti del campo progressista in questo Paese, abbia da connettersi ad altri che come lui gestiscono metropoli e lo fanno proponendo i valori dell’umanità diffusa. Secondo me avrebbe da succedere questo: che a Milano si riuniscono, in assise a cui va dato il massimo risalto e a cui si lavora con il massimo impegno, tutti i sindaci progressisti delle grandi città europee. Il sindaco di Berlino, Michael Müller, appartiene alle file della SPD. La sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, è socialista. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, è laburista. La sindaca di Madrid, Manuela Carmena, si è formata nello PSOE ed è di chiara ascendenza politica progressista. Il sindaco di Atene, Geōrgios Kaminīs, milita nel PASOK, il partito socialista greco. Ecco, partendo da questa considerazione, per cui le grandi aree urbane e le metropoli, che sono per forza costrette a militare all’avanguardia gestionale e a incarnare un sistema di valori, si direbbe che negli interstizi più significativi non è che si aggiri uno spettro per l’Europa: si aggirano donne e uomini in carne e ossa e sono persone viventi progressiste. Io proporrei al sindaco Sala, al Pd, a chi ne abbia l’agio o la necessità, a organizzare un momento pulsante di vita europea a Milano: per sottolineare che l’Europa può esistere in modo positivo e vicino alle genti che se ne sentono violentate; ma anche per fondare il progressismo europeo e italiano. E’ un progetto a cui dovrebbe lavorare all’istante Maurizio Martina, insieme al sindaco Beppe Sala, a cui mi rendo perfettamente conto di tirare la giacca. Può partire proprio da Sala la convocazione di tutti i grandi sindaci europei e progressisti. Sala e i suoi colleghi europei hanno il know how e la passione per la democrazia: va fatta emergere pubblicamente. La passione per la democrazia non è una bandiera astratta, ma un valore concreto. I sindaci in questo aiutano a toccare con mano cosa significa una gestione democratica del bene comune e delle istanze dell’anima di ognuno di noi. I cittadini sono sempre stati una categoria reazionaria: bisogna capovolgere sensitivamente questo reazionariato del singolo cittadino, per affermare e mostrare realmente che non è così: le cittadinanze sono una forma di apertura, non di chiusura. A Milano può e deve nascere un progressismo di tipo nuovo eppure già esistente. Qui va sottoscritta una carta dei valori, che sia la pietra miliare di ciò in cui una persona progressista crede e che rivendica come struttura di un’umanità vòlta all’apertura, al futuro come difficoltà e bellezza possibile. La carta d’identità o è una carta di valori o non è una carta d’identità, col rischio che non si percepisca nemmeno più l’identità. Questa Onda Progressista è continentale, fa conto sulle nuove generazioni che sono riottose all’imbarbarimento fascistoide, investe i territori e crea network sociali virtuosi. Chiedo un aiuto alle lettrici e ai lettori: chi è d’accordo, può condividere questo appello? E’ possibile chiedere che chi è in contatto con maggiorenti politici passi a questi contatti l’appello? Per quanto io conti pochissimo, mi metto a disposizione per lavorare alacremente all’Onda Progressista. Credo che quest’Onda sia tutt’altro che anomala e vada fatta sollevare.

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