Salvini, il satanismo e la questione cattolica

Ci sono almeno due funzioni sociali che, nell’impennarsi del consenso che la Lega sta ottenendo nella nazione, Salvini cerca goffamente di intestarsi. Una è la fascia anagrafica giovanile, dove ha estreme difficoltà a muoversi, perché gli under 25 non hanno proprio intenzione di vedersi compromessi i rapporti con chi è di origine straniera e i diritti in genere, particolarmente quelli inerenti al genere e all’orientamento sessuale. L’altra funzione sociale dietro cui Salvini arranca è quella cattolica, che, se al momento non si autointerpreta come militante politicamente in modo diretto, è comunque un convitato di pietra al tavolo della politica – e probabilmente si tratta dell’attore decisivo, nel tempo dell’accelerazione e della rivoluzione dei canoni, poiché è portatore di una tradizione storica e valoriale che non ha pari nella vicenda italiana e in particolare nell’attuale. Ciò che in questo senso tenta affannosamente di fare Salvini sarebbe divertente da osservare da lontano, se non fosse tragico e bruciante constatarlo sulla propria pelle di persone integralmente tali e militanti nella città dell’uomo. Una delle cronache del grottesco, a cui si sottopongono i leghisti, la raccontò qualche settimana fa “Il Fatto Quotidiano”, con la cronaca di un incontro in Vaticano, che doveva rimanere segreto, presso il cardinale Giovanni Angelo Becciu, di fatto omologo vaticano di Salvini fino a pochi mesi prima: Giorgini e il leader del suprematismo enogastrico “sono entrati dalla scala di servizio, scavalcando un paio di sacchi dell’immondizia” annotava il Corriere della Sera “Non era prevista la presenza di Salvini: si era aggiunto all’ultimo momento. Alla fine sarebbe riemersa la richiesta di un’udienza con Bergoglio. Ma per ora, sarebbe stato spiegato, è impensabile”. Tra l’altro, uscito dal pranzo con uno dei più cruciali cardinali italiani, Salvini dispose lo sgombero al Cara di Castelnuovo di Porto, gestito dalla cooperativa Auxilium, che a monsignor Becciu è estremamente vicina. Sono bagatelle per un massacro, si dirà. Invece è una cronaca dal disastro, politico e personale, del Salvini che già nel 1993 faceva la corsa nei sacchi e nullafaceva davanti al Mengacci de “Il pranzo è servito”. Ieri, una nuova puntata di questa irresistibile crociata tradizionalista del Ministro Delle Interiora Ma Non Dell’Interiorità: ha denunciato un assalto rettiliano a Sanremo, con propugnamento gravissimo di satanismo in diretta tv. Una polemica sul satanismo che neanche Massimo Introvigne, neanche i mormoni più visionari, neanche il metropolita della chiesa greco-melchita Alessandro Meluzzi. Il Male è una cosa seria e sarebbe il caso di affrontarlo con l’antichissimo software delle metafisiche e dell’umanismo – e Salvini è sicuramente metafisico, ma nel senso di Ubu Roi. La Chiesa anzitutto, ma i cattolici in seconda istanza, costituiscono un punto cieco del salvinismo strategico, che ha il suo cardinale laicissimo nel Giorgetti Giancarlo, il Richelieu di Cazzago Brabbia, nel Varesotto. Non è che si speri nell’intervento nella Chiesa, così come non si spera mai in quello della magistratura. E’ soltanto colore politico: però, come colore, sta tra il cianotico e il verdognolo e non il magenta cardinalizio. Un bacione al Capitano!

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