Da Natta in poi (o del fare un governo antifascista)

Non essendo un tesserato e nemmeno un tifoso del Partito Democratico, corpo e struttura politici perenni e difficoltosi nella mia vicenda cinquantennale, dei quali cui mi aguro la diminuzione e l’estinzione quanto a egemonia a sinistra, almeno da Alessandro Natta in poi, mi atterrei al piano valoriale, senza illusioni e senza infingimenti. L’unico momento valoriale, nell’incertezza cronica che questo corpaccione ibrido è in grado di comminarsi e di comminare nei decenni, per cui non sai mai cosa pensi dello Stato e dell’ambiente e delle grandi opere e del mercato e del popolo e della difesa e della geopolitica e dello statuto dei lavoratori e delle esternalizzazioni e dei servizi segreti e dell’autoritarismo e della mansuetudine delle masse data per scontata e della diplomazia e della scuola e della sanità, per fare alcuni esempi – l’unico momento valoriale di questo monolito di sassolini dovrebbe essere, e lo è con profondissimi tremori delle vene e dei polsi: l’antifascismo. Quindi, nell’attuale trattativa per un governo di legislatura, alternativo a quello gialloverde, il perno intorno a cui fare ruotare l’eventuale accordo, dovrebbe essere per me: l’antifascismo. Nicola Zingaretti dovrebbe dire: siamo qui per fare un governo antifascista. La prima e non ultima cosa da fare è dunque spazzare via le ingenti scorie di fascismo che ha inoculato ovunque Quello Là, nello sterminio e nello stupro che ha somministrato alle istituzioni e al contegno morale della nazione. Vanno cancellati subito quegli ex decreti, diventati legge, che sono una bestemmia lanciata contro la democrazia, oltreché l’umana pietà. Non si dovrebbe, a mio avviso, accusare gli ex alleati di governo di Quello Là, che gli hanno garantito l’approvazione delle Nuove Leggi Razziali.Si dovrebbe dire loro: siamo antifascisti, il governo a cui partecipiamo è antifascista e come valore ha l’antifascismo, quindi si levano di torno i codici fascisti. Lo vogliono fare? Non lo vogliono fare? Intanto il piano valoriale diventa l’unico livello della dialettica. O si parte di qui o non si parte, non si va da nessuno parte, non si è partiti. Bisogna radicalizzare lo scontro in nome del valore unitivo, che tutto spiega e che tutto motiva: l’antifascismo. Le politiche del lavoro, l’impostazione economica, il pensiero sull’educazione e sul welfare, sulle alleanze internazionali e sull’ambiente, sulla sicurezza e sulle garanzie di legge – tutto, ma proprio tutto, va desunto da questo valore: l’antifascismo.

PS. Non è difficile, Nicola, dài…