Manituana e MEDIUM: la Rete letteraria si trasforma

manituanamediumsites.jpgApprofitto dell’uscita di uno speciale su chips&salsa, inserto del manifesto diretto da Franco Carlini, per interrompere il flusso di narrazione di MEDIUM e compiere qualche riflessione circa quanto sta accadendo tra Rete e letteratura in questi giorni. Lo speciale di chips&salsa, a firma di Nicola Bruno, si occupa dell’interazione tra sito e romanzo Manituana di Wu Ming, e anche di MEDIUM (trovate lo speciale in coda a questo mio intervento).
Intanto la notizia: è aperto da ieri il secondo livello del sito ufficiale di Manituana. Con una semplice password, desumibile dalla lettura del romanzo, si accede a un livello in cui esplodono universi di universi, che fanno deflagrare trama, personaggi e lavoro degli autori di Manituana. Tra questi universi, un esplicito invito ai lettori/autori affinché intervengano con diramazioni dal percorso di Manituana, in modo da allargare l’area narrativa dedicata a un territorio geografico e storico: quello in cui accade, una tra molte possibili, la vicenda raccontata nel romanzo di Wu Ming. Imperdibili gli mp3 delle conversazioni dei cinque membri del collettivo: sono le registrazioni di riunioni in cui si comprende come Wu Ming realizzi in gruppo un testo, lavori su trama, snodi, personaggi.
Insomma, non si tratta di un booktrailer. E’ un’esplosione. E, quanto a MEDIUM, sebbene l’atto simbolico da me compiuto sia di natura differente, è evidente che si segnala un forte mutamento dell’uso della Rete rispetto alla letteratura.
Ciò ha origini storiche e futuri possibili.


fkfsite.jpgCredo che l’origine vada rintracciata, una volta di più, in una coincidenza tra Wu Ming e me. Ai tempi in cui collaboravo alla collana rizzoliana 24/7, uscivano in parallelo Free Karma Food di Wu Ming 5 e il mio Dies Irae, il romanzo che seguiva L’anno luce. Rizzoli predisponeva sul Web micrositi promozionali per libri importanti della sua linea. Non era però mai accaduto che si realizzasse, del tutto spontaneamente, alla cieca, senza strategia, un sito che non era affatto promozionale, ma intendeva fare esplodere contenuti, suggestioni, universi paralleli alla narrazione come quello che si realizzò intorno al romanzo di WM5 – in totale, più di 70 pagine/contributo, un’autentica rivista digitale e multimediale che entrava nel cosmo di Free Karma Food e ne traeva gli elementi più svariati (da mp3 di Totò a fotomontaggi improbabili). annolucesite.jpgSi trattava di un’estensione di un progetto ancora più rozzo, di poco precedente, che era il sito dedicato all’Anno luce. Lì addirittura le pagine erano realizzate in Photoshop e mappate in html, appositamente, in modo da rendere difficile l’accesso a chi non fosse realmente interessato, perché ogni pagina aveva un peso che escludeva utenti che non disponessero di banda larga. La logica era comunque la medesima: una rivista, un’esplorazione nelle tracce molteplici di un testo che, non a caso, per forma e struttura, suscitò molte perplessità negli addetti ai lavori (in altri no: e infatti, si spera, esso subirà un’ulteriore sorprendente rimasticatura e una ricollocazione in altro tipo di media).
L’esigenza che premeva e me e il collettivo Wu Ming, immagino per questione di affinità memica nella percezione di quanto accadeva alla blogosfera letteraria, era di fare uscire il libro dal libro, di evidenziare che il romanzo è soltanto un accidente rispetto a una sfera di possibilità che costituiscono l’immaginario da cui il romanzo cartaceo viene emergendo. Si trattava, cioè, della presa di coscienza che il romanzo è una realizzazione accidentale della narrazione. La narrazione è qualcosa di più vasto del romanzo: essa viene evocata dal romanzo, non viene affatto esaurita. Il potere delle storie non coincide con le storie singole: è potere, potenza immaginifica, e le storie singole ne sono consustanziate e lo irradiano. Può fare sorridere che si arrivi ora, nel 2007, grazie a uno strumento non propriamente accademico quale è la Rete, a rendere visibile questa intuizione che ogni scrittore autentico ha sempre coltivato, di cui è sempre stato consapevole. Eppure proprio il Web, per le sue caratteristiche intrinseche, di coralità e proposta comunitaria, è il mezzo che mancava, dato che tour e presentazioni del libro, per come sono andati strutturandosi tali eventi, non svolgevano più questa funzione o, se la svolgevano, non lasciavano una traccia che fosse paragonabile a quanto accade con il sito di Manituana o con l’operazione MEDIUM.
Che un parallelo ci sia, che la direzione intrapresa, almeno per quanto consta me, sia irreversibile, è rinvenibile in alcune caratteristiche identiche tra i due progetti. Prima di iniziare la pubblicazione di MEDIUM, che è intesa come un potlach tra scrittore e lettore, ho intrapreso, praticamente in diretta, una lunga riflessione e un accumulo di materiali relativi al romanzo che uscirà presso Mondadori nel 2008: ho chiamato questo esercizio in itinere officina. Si tratta di una modalità esplicita di fare osservare come, attraverso idiosincrasie, meditazioni, libere associazioni, giunzioni necessarie, lo scrittore lavora nella sua bottega interiore. E’ esattamente quanto potrete trovare nel secondo livello del sito di Manituana. Entrambe le officine mostrano, nel loro svolgersi, come immaginari narrativi vadano incarnandosi in testo (cioè in retoriche e strutture) a seconda della poetica degli autori, additando al tempo stesso l’immensità di quegli immaginari. L’ipertestualizzazione dei capitoli di MEDIUM, che è un’opera difficoltosa e che mi occupa ore tre in media per ogni capitolo, costituisce un ulteriore esempio di officina: non si sostituisce alla critica, i link non sono paragonabili a note a pié di testo, e sono invece suggestioni, punti significativi in cui l’autore gioca l’immaginario narrativo nel suo testo, senza precludere la lettura infinita del testo stesso (un esempio è l’aggancio al reiterato modulo di link a immagini dei telefoni a disco Sip: le testimonianze dirette e via mail mi confermano che questi richiami a un oggetto del passato recente innescano ricordi dell’infanzia o della maturità – e sono tutti ricordi significativi e narrati).
Esistono apparentemente differenze tra un’operazione come quella fatta con MEDIUM e quella di Manituana. Oggi le classifiche determinano che Manituana è il terzo romanzo italiano più venduto in Italia (il che, sia detto per inciso, a certa gente produrrà questo), mentre MEDIUM è un libro non pubblicato da alcun editore. Tali differenze si annullano sul piano dell’utilizzo della Rete, fatti salvi i numeri, che sono schiacciantemente a favore di Wu Ming, per l’ampiezza della comunità che ruota intorno al collettivo bolognese: mentre Wu Ming invita infatti a proseguire o deviare Manituana, io mi sporgo con la mail. Ed ecco il risultato: ho ricevuto, a oggi, 72 mail (testimoniabili) da persone che, colpite dalla materia intima e universale della morte del padre, mi hanno scritto in privato lunghissime lettere circa il medesimo trauma (o traumi affini) e l’impossibilità di pronunciare parole attorno a quei buchi neri. Non che io sia Donna Letizia coi suoi lettori, ma la commovente reazione di questi 72 lettori è di una profondità talmente abissale che ho faticato emotivamente a rispondere a ciascuno dei lettori. Per me, queste mail equivalgono a 72 deviazioni narrative da MEDIUM, oltre a costituire l’abbraccio che cercavo e il compenso più prezioso che io abbia mai ricevuto per la pubblicazione di un libro: non si tratta di un compenso economico. A oggi, più di 200 copie cartacee di MEDIUM sono state evase da Lulu.com, mentre la pagina del libro è stata visitata 1.702 volte; ritenevo già impossibile raggiungere le 300 copie entro dicembre, ma a questo punto si può dire che l’obbiettivo sarà realizzato. Questo dimostra che il Web, al contrario di quanto ritengono usualmente gli editori (che, tuttavia, per pressione degli scrittori che conoscono le modalità di Rete e desiderano intensamente quell’abbraccio che stringe sia gli autori di Manituana sia me, oltre che due o tre blogger letterari), beh, il Web non inficia in nulla la vendita del libro cartaceo. MEDIUM, comprese le spese di spedizione, viene a costare come uno Strade Blu Mondadori; si deve fare una certa fatica a ordinarlo – eppure accade. Se avvenisse che in un anno e mezzo davvero verranno vendute 1.000 copie del libro, significherà che, senza guadagnarci una lira, avrò raggiunto la stazza di un piccolo editore. L’atto è, ovviamente, simbolico – il che non hanno compreso i pochi isolati critici di questo progetto, che ha a che fare con l’intimità di un testo e con il rapporto che intrattengo con gli affezionati lettori del mio sito, ai quali desidero regalare la mia fatica, la mia esperienza, affinché l’officina interiore dello scrittore Genna sia spalancata senza remore.
Ciò che accadrà nel tempo nel secondo livello di Manituana sarà probabilmente più potente, poiché è prevedibile un’evoluzione impazzita e guidata al tempo stesso, un concrescere di materiali originali e nuovi, un’ulteriore espansione di universi e testimonianze.
Dove conduce tutto ciò? Rispondo per parte mia: all’utilizzo della Rete come mezzo artistico. MEDIUM, che è un romanzo tradizionale, utilizzando la tecnica ottocentesca del feuilleton, si trasforma in quella che da tempo vado chiamando Installazione, in parallelo a quanto compiono gli artisti visuali e plastici. Il tempo si capovolge, si rinnova, è una cosa nuova (a proposito di memi: il romanzo solista di Wu Ming 1 si intitola New Thing – si pensi alla polivalenza dell’espressione, che certo fa riferimento alla storia del jazz, ma la supera: in che direzione?): la propedeutica letteraria, l’esecuzione letteraria, l’esposizione dell’immaginario letterario: tre costanti che trovano ulteriori mezzi di espressione. Il superamento non è da poco, se ci si chiede chi, veramente, in questo Paese, abbia utilizzato la televisione come un mezzo artistico. In Polonia lo fece Kieslowski. il suo Decalogo è una serie televisiva. Dopodiché bisogna fare la fatica di ricondurre elementi di tradizione artistica, utilizzati per istinto non artistico grazie alla sapienza immaginifica del pop, nell’alveo della cultura che si sta costruendo: è ciò che accade quando osservo che le retoriche di Lost sono retorica letteraria, e i suoi esiti pure sono letterari.
Per alcuni, questo tempo è il tempo della disperazione. Per altri, questo tempo è il tempo di un nuovo parto. Senza alcuna enfasi o narcisismo, poiché non è questo il punto, credo che il caso di Manituana e di MEDIUM testimonino della rottura delle acque.
chips&salsa [da il manifesto, giovedì, 29.3.2007]
Libri eterni, ma on demand
ilmanifestocs.jpg«Dobbiamo uccidere il libro per salvare i libri». Finirà così nell’era digitale? Gutenberg è vivo e lotta insieme a noi. Ma sparsi per il mondo ci sono migliaia di lavoratori a ore impegnati a scannerizzare, pagina dopo pagina, intere biblioteche per Google. E tra 5 anni potrebbero aver finito
di Nicola Bruno
Doveva essere la prima vittima illustre della rivoluzione digitale, ma il libro è ancora qui con noi, vivo e vegeto. Rispetto ad altri supporti (l’album per la musica, la pellicola per il cinema), l’avanzata dei bit non è riuscita del tutto a stravolgerne la natura di «insieme di fogli stampati o manoscritti, (…) numerati e cuciti insieme in modo da formare un volume, fornito di copertina» (De Mauro).
Nell’ultimo decennio in molti (soprattutto tra gli editori) hanno ingenuamente pensato che fosse solo una questione di hardware. Che bastasse, cioè, spingere sul mercato un gadget vagamente interattivo e portatile, su cui trasferire lo stesso prodotto affidato da secoli alla carta, per seppellire definitivamente Gutenberg. Niente di più sbagliato. Come per l’audio e i video online, anche qui il cambiamento dovrà passare per una risocializzazione delle pratiche di produzione e consumo. La direzione verso cui guardare è semmai quella del software, dove il David sociale sta definitivamente uccidendo il Golia della cultura istituzionalizzata.
Sparsi per il mondo ci sono migliaia di lavoratori a ore impegnati a scannerizzare, pagina dopo pagina, intere biblioteche per Google. L’Economist parla di 3000 volumi al giorno solo a Berkeley, contratti simili con altre 11 istituzioni. A voler fare un calcolo prudente, si tratta di oltre 10 milioni di libri all’anno. Di questo passo l’intera produzione mondiale, stimata intorno ai 65 milioni di opere, nel giro di un quinquennio sarà interamente digitalizzata. Non avrà le stanze esagonali della Biblioteca di Babele borgesiana, né si estenderà lungo la Via Lattea come l’Enciclopedia Galattica di Asimov, ma sarà a portata di clic di chiunque e da qualunque parte del mondo, in qualsiasi momento. Gli editori potranno aggirare gli impietosi colli di bottiglia della distribuzione tradizionale: niente ristampe e volumi al macero, il mercato sarà completamente on-demand. Seppur in scala molto ridotta, tutto ciò è già realtà: da qualche anno su Google Books è possibile effettuare ricerche all’interno dei libri, visualizzare anteprime, ordinare una copia o stamparla direttamente da casa. Mentre i colossi editoriali italiani nicchiano, piccole case come Meltemi e Apogeo hanno colto la palla al balzo, iniziando a offrire gran parte del loro catalogo online.
E questa è solo una faccia della medaglia. L’altra è rappresentata dal self-publishing, destinato a produrre effetti ancora più dirompenti. La tendenza è stata inaugurata da Lulu.com, ma sono già tanti i cloni (come Blurb o l’italiano Boopen) che permettono di pubblicare e vendere qualsiasi contenuto digitale in totale fai-da-te. Basta iscriversi, caricare la propria opera, scegliere il formato e la copertina, stabilire il prezzo di vendita, et voilà, il libro è in commercio. Con buona pace delle diseconomie di scala delle case editrici, il cui modello, come dice il fondatore di Lulu, Bob Young, funziona solo per l’Harry Potter di turno. Almeno fino a quando la Rowling non deciderà di ricorrere a servizi simili: il che non rappresenta una possibilità tanto remota. Un precedente già esiste e arriva dall’Italia con Giuseppe Genna (si veda qua sotto).
Tutto qui? Il libro online sarà quindi solo un upgrade in salsa digitale di quanto abbiamo avuto fino ad ora? Non proprio. In molti sono convinti che la vera rivoluzione deve ancora arrivare. «Dobbiamo uccidere il libro per salvare i libri», afferma lo studioso Jeff Jarvis, convinto oppositore delle definizioni dei media troppo legate al supporto: il giornalismo non è fatto di carta, ma di idee e informazioni veicolabili con qualsiasi mezzo. Lo stesso per i libri. C’è poi chi, come gli analisti del Future of the Book Institute, di New York, da tempo teorizza l’avvento del «networked book», ovvero «il libro come software sociale, un’esperienza intellettuale strutturata, un attrattore di idee reinventato in un’ecologia peer-to-peer».
Più che a Google Book o Amazon, si pensa a un modello potenziato di Wikipedia, in grado di far crepare la struttura bidimensionale della pagina e andare oltre l’interazione muta tra scrittori e lettori. E’ il percorso indicato da un autore come Neal Stephenson o l’approccio dei blook, opere nate su un blog, terreno di contaminazione creativa dei più diversi generi e formati.
Niente foglie morte o prodotti surgelati all’origine, ma punti di presenza di un network organico in cui la conoscenza, anche quella narrativa, diventa produzione collettiva. Ma questa è già un’altra storia, in cui Gutenberg non potrà avere molta voce in capitolo.
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Wu Ming storytelling
n. b.
Manituana, l’ultimo lavoro dei Wu Ming nelle librerie dalla scorsa settimana, sarà pure «una storia dalla parte sbagliata della storia», ma di certo è dalla parte giusta del web. Dopo aver sgretolato il mito dell’autore, il collettivo prova ora a dare un altro scossone alla presunta compiutezza e omogeneità dell’opera d’arte. Se ogni romanzo è un nuovo mondo che si apre al lettore, «le pagine di un libro sono uno degli ingressi magici che lo dischiudono. Si può scegliere di tenere chiuse le altre porte o si può cercare di spalancarle tutte, in segno di ospitalità». Ecco quindi il romanzo rivivere in una dimensione parallela e allargata all’indirizzo www.manituana.com. Oltre ai «racconti ammutinati e riottosi» che hanno segnato il percorso di avvicinamento al romanzo, il sito ospita suoni, immagini (tra cui un trailer davvero ben fatto), cronologie, mappe. Su Google Earth i lettori possono ripercorrere le principali tappe del viaggio narrativo. E questo è soltanto il primo livello del videogame: il secondo è accessibile con una password da scovare tra le pagine del libro. I Wu Ming lo definiscono «trans-media storytelling», ma nei fatti è un invito alla partecipazione, la sperimentazione di un nuovo patto con la propria comunità di lettori: «Ancora una volta si tratta di scegliere se offrire un universo da contemplare, intoccabile nella sua pretesa bellezza e perfezione, o se invitare a trasformarlo, a svilupparne le potenzialità». Manituana, infatti, è solo il primo tassello di una trilogia destinata ad assorbire i contributi dei lettori, invitati fin da ora a inviare racconti, frammenti, antefatti, epiloghi alternativi.
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Tre supporti per un non romanzo
n. b.
Dalla rete alla carta, ma fuori dal mercato. A indicare un percorso alternativo per la letteratura contemporanea ci pensa anche Giuseppe Genna. Medium è il titolo del suo ultimo romanzo, inizialmente pensato per essere pubblicato presso un grande editore, ma radicalmente stravolto in corso di stesura.
Una storia intima e densa, all’incrocio tra vita e letteratura, che parte con un evento scioccante, il ritrovamento del cadavere del padre, prosegue con uno sviluppo reale e una deriva allegorica («ma autobiografica») e termina con due finali. «Un atto letterario a cui tengo molto», spiega l’autore sul sito personale www.giugenna.com, officina teorico-pratica del suo lavoro di scrittore: «Più tengo a un mio atto letterario, più verifico che vorrei regalarlo e non venderlo». Di qui l’idea di sviluppare la pubblicazione su tre livelli. Il primo sono le puntate online, con l’aggiunta di una fitta ragnatela di link che documentano i riferimenti intertestuali ed espandono i motivi del flusso narrativo, «in logica feuilleton»; il secondo un unico file in formato pdf, scaricabile gratuitamente; il terzo in forma di volume rilegato grazie al servizio online Lulu.com, il sistema di print-on-demand che sempre più riscuote successo.
Il prezzo finale (9,19 euro + 4,98 per le spese di spedizione) copre solo i costi di produzione: nessun guadagno quindi per l’autore.
Lucidamente consapevole di tutti i limiti dell’editoria tradizionale e senza cedere a «lamentazioni di ordine apocalittico o para-adorniano», da tempo Genna pratica tentativi di slittamento dalle forme canoniche di scrittura e di interazione con i propri lettori: «La letteratura ha molti modi per potere deviare dai sentieri tracciati dall’attuale industria culturale. Significa che l’abbraccio è possibile, che una comunità, foss’anche di trecento persone, esiste».

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