Stasera e domani sera al MiTo: IO HITLER. L’articolo di Repubblica

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La scheda dello spettacolo IO HITLER
Il trailer di IO HITLER
Il Corriere della Sera su IO HITLER
Estratto dal libretto di IO HITLER
Audiointervista al regista di IO HITLER
Il Corriere della Sera – Milano su IO HITLER
Repubblica – Milano su IO HITLER

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Del Corno ha musicato le parole di Genna
“Hitler, una maschera che ancora ci inquieta”
Lo scrittore “Quando parlava non era isterico, ma monocorde, con impennate improvvise”
Il compositore “Ho riascoltato i suoi discorsi e tradotto in suoni e ritmi le frequenze della sua voce”
Al Festival MiTo il racconto della vita del dittatore fino alla presa del potere con l´attore Fulvio Pepe e i Sentieri Selvaggi

di SARA CHIAPPORI

Da una parte c´è Giuseppe Genna, scrittore poco accomodante e molto tempestoso con il suo libro più complesso, il monumentale romanzo filosofico Hitler (Mondadori). Dall´altra c´è Filippo Del Corno, compositore colto, curioso e vigile, che ama usare la musica come strumento di esplorazione e narrazione del presente, anche e soprattutto politico. Dal loro incontro artistico (si conoscono dai tempi dell´università, entrambi alla Statale, complice un seminario su Sentieri interrotti di Heidegger), è nato Io Hitler, azione di teatro musicale, secondo la definizione scelta da Del Corno per sottolineare «la forte compenetrazione tra drammaturgia e partitura musicale», al suo debutto questa sera al Franco Parenti (che ne è anche coproduttore) nell´ambito del festival MiTo.
In scena, diretti da Francesco Frongia, che ha anche curato la parte video con immagini in bianco e nero alla Fritz Lang, l´attore Fulvio Pepe e l´Ensemble Sentieri Selvaggi diretto da Carlo Boccadoro.
Venti scene brevissime (la durata complessiva è di un´ora esatta) che disegnano come le metope nel fregio di un tempio la prima parte della vita di Hitler, «quella che va dalla fine dell´adolescenza a un attimo prima della presa del potere – spiega Del Corno – Simbolicamente lo spettacolo finisce con la vittoria di Hitler. Siamo abituati a raccontare la storia del nazismo fino alla sua sconfitta. Questo ha un effetto catartico, ci illude che non sia più ripetibile. Non è vero, dobbiamo aver il coraggio di guardare in faccia questa “maschera che emette morte e crea consenso”, come scrive Genna. Quanto resta ancora di Hitler? Questa è la domanda».
Per farla risuonare in tutta la sua urgenza, Del Corno ha creato una partitura «costretta nel registro medio grave, mai sopra il do centrale. Ho usato la tecnica dello speech melody. Mi sono ascoltato e riascoltato i discorsi di Hitler, un´esperienza disgustosa, e ho tradotto in altezze e ritmi le frequenze della sua voce». Parallelamente Genna ha trasformato il suo romanzo in un libretto «metricamente anonimo, sordo, monocorde con impennate improvvise. Come era Hitler quando parlava. Non l´isterico della parodia alla Chaplin».
Perché Del Corno si sia avventurato in quest´operazione ad alto rischio disturbante è chiaro. «Del libro di Genna mi ha colpito soprattutto una cosa: la totale mancanza di empatia di Hitler. La sua non è crudeltà sanguinaria, è l´incapacità di considerare l´altro da sé degno di considerazione, è la nullificazione dell´altro. In questo c´è la radice patologica della nevrosi contemporanea». Perché, come ribadisce Genna: «Hitler non è il male assoluto, che quindi crea il mito assoluto. Hitler è l´antiumano che persiste nell´umano».

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