IO HITLER: sulla prima rappresentazione

La scheda dello spettacolo IO HITLER
Il trailer di IO HITLER
MITOblog: l’intervista di Filippo Del Corno su IO HITLER
Il Corriere della Sera su IO HITLER
Estratto dal libretto di IO HITLER
Audiointervista al regista di IO HITLER
Il Corriere della Sera – Milano su IO HITLER
Repubblica – Milano su IO HITLER
Luca Giudici sulla “prima” di IO HITLER

Prove_Io_HitlerIerisera, la “prima” assoluta di IO HITLER. Il teatro Parenti esaurito in ogni ordine di posti, un inatteso applauso durato minuti. L’incredibile composizione musicale di Filippo Del Corno, magnificamente eseguita dall’ensemble Sentieri Selvaggi, sotto una direzione metronomica e profondamente perturbata di Carlo Boccadoro. I video e la regia di Francesco Frongia. Le scene e i costumi di Giovanni De Francesco. L’interpretazione aritmetica dell’attore Fulvio Pepe. Non ho da esprimere un giudizio sull’esito estetico, quanto sul cammino in gruppo che mi è stato concesso: si tratta della più intensa esperienza intellettuale che io abbia mai vissuto, con menti e cuori che hanno condiviso con me orrore e postura rispetto alla materia dell’opera. Ho ricevuto tanto e devo ringraziare tutti i compagni di questo viaggio nel puro livido, inclusi coloro che ierisera (e stasera, alle ore 21) sono intervenuti a resistere alla lava nera sonora, visiva, verbale che irradia l’azione di teatro musicale prodotta da MiTo. Un ringraziamento particolare a Francesco Micheli, presidente di MiTo, e ad Andrè Ruth Shammah, che hanno permesso questa difficile rappresentazione. Faccio seguire la recensione di Luca Giudici, mente critica e filosofica, redattore di Il Recensore.com.

IO HITLER
di LUCA GIUDICI

Ieri, 9 settembre, al Teatro Franco Parenti di Milano, ho avuto il piacere e l’onore di assistere alla rappresentazione di “Io, Hitler”, di Filippo Del Corno, su testo di Giuseppe Genna, regia di Francesco Frongia, orchestra l’Ensemble Sentieri Selvaggi.
Lo spettacolo è superbo, ed è stato premiato da un interminabile applauso del pubblico, che aveva gremito la sala fino all’ultimo posto disponibile.
L’opera realizza una commistione degli elementi visivi, testuali e musicali, che si contrappongono e si affiancano in un crescendo drammatico fino alla deflagrazione finale. Le immagini che scorrono continuamente sullo sfondo della scena trasportano il tutto in un contesto di tipo espressionista, ed in questo contrastano con la decomposizione del linguaggio hitleriano che effettua Genna.
Genna cerca la radice dell’orrore, fruga nella narrazione, nei testi dei discorsi del führer, nella sua retorica, e vi estrae gli elementi portanti, quelli che si reiterano nel tempo.
E questo replicarsi diventa il leitmotiv del testo – il recitato si tramuta in un mantra – fino all’individuazione della dimensione totalmente solipsistica del dittatore, completamente interiorizzato della sua follia. Questo isolamento – formale e sostanziale – viene testimoniato dalla solitudine dell’attore (l’eccellente Fulvio Pepe) che per l’intera opera rimane in scena senza alcuna compagnia, se non appunto quella delle immagini e della musica.
Se espressionismo dell’immagine e decostruzione del testo sono i primi due assi portanti, a questi si affianca la musica di Filippo Del Corno, che riprende e rilancia costantemente i temi del testo. Quanto più questo procede nell’individuazione prima delle frasi e poi delle parole chiave del linguaggio hitleriano, quanto più la musica lo insegue, lo incalza ed infine lo sostituisce nella costruzione di questo ‘ich’. L’io hitleriano, la parola più comune nei suoi discorsi, giunge quindi al finale totalmente decomposto, impazzito, all’apparenza, ridotto ai suoi elementi costitutivi, in una specie di tavola degli elementi psico-linguistica.
L’io si rincorre disperato e qui commuove, ci si riconosce perfino, in questo residuo di umanità, in quest’io che tutto noi scoviamo in fondo all’abisso, perfino Hitler. Frammenti di Ego, incalzati dalla musica, che non perdona, non concede nulla. E Hitler ora potrebbe morire, e forse nella storia è proprio ciò che succede, perché muore l’uomo e sorge l’icona, il dittatore.

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