Il Miserabile su Panorama: Gli italiani sono influenzati!

panoramadi GIUSEPPE GENNA
[da Panorama, n° 38, settembre 2009]

27 dicembre 2009, Milano: siamo al culmine dell’epidemia, del disastro, dell’ecatombe. L’influenza A miete le vittime, ricordandosi delle sue origini contadine, e io mi aggiro per una città in cui si bruciano cumuli di cadaveri, come se fossimo tornati ai tempi dei Promessi Sposi (tempi andati, quando non c’erano di mezzo unioni civili, Dico o Pacs). Fosse comuni sono aperte ovunque: da quelle delle Marianne a quelle Ardeatine, c’è asilo per tutti. La Colonna è In Fame perché nessuno le dà da mangiare.
Gli ospedali non accettano più pazienti (i quali sono a questo punto nervosissimi), perché la magistratura li ha chiusi tutti dopo un’adeguata serie di inchieste baresi. Così le persone muoiono per strada: moltissimi gli incidenti sulle strisce pedonali. L’Italia non è più attenta all’ammucchiata, ma all’amuchina. Per disposizione governativa, è necessario lavarsi ogni 40 secondi le mani: Milano ha prosciugato mezzo Mediterraneo, questo Natale. Il decalogo del governo è esplicito e va rispettato: primo, mettersi i guanti, visto che fa un freddo cane e vengono i geloni alle dita; secondo, non desiderare la donna d’altri, la quale, essendo una sola mentre gli altri sono tanti, potrebbe risultare infetta.
La Milano manzoniana in cui mi aggiro è spettrale e bubbonica. Chiunque ha paura, nonostante il ministro del Welfare abbia pubblicamente assicurato che “il Babau non esiste”. I vertici sanitari sono sublimi. Non c’è famiglia che non sia stata toccata dalla tragedia, visto che la crisi col cavolo che è passata.
I funerali sono pietosi: continui i cortei di parenti costretti a seguire il feretro in mascherina, chi di Pulcinella, chi di Balanzone, chi di Arlecchino. Spesso il corteo funebre non esiste neppure, perché per la paura del contagio i parenti non si presentano, e non gli si può dare torto, visto che sono già morti. E’ un dramma anche personale: io stesso ho perso il fratello, lo zio e una cugina, rispettivamente 8, 6 e 5 anni fa. Sono terrorizzato e mi aggiro con la maschera d’ossigeno, contromisura per nulla leggera adottata dal Comitato di Emergenza Sanitaria, perché il polmone d’acciaio pesa un sacco e si fatica a portarselo dietro.
La lotta contro Pandemia e Pan degli Angeli è senza quartiere: nel senso che periferia o centro non importa, dappertutto si muore. La Suina è implacabile, quanto lo fu al Senato la Mortadella. Come in ogni epidemia che si rispetti, è caccia all’untore: la popolazione non ne può più di scivolare sulle macchie d’olio che costui anonimamente lascia per strada.
Gli italiani, terrorizzati dal virus H1N1, stanno reagendo ricorrendo alla cultura. In vetta alle classifiche dei libri c’è la riedizione del bestseller di Roberto Giacobbo, 2012 – La fine del mondo?, un saggio erudito sulle previsioni apocalittiche desunte dal calendario Maya. Ora il libro si intitola: 2009 – I Maya avevano sbagliato di tre anni, fitto di previsioni desunte dal calendario di Frate Indovino. In allegato al tomo, un giornalista che saprà spiegare a ogni lettore come bisogna avere correttamente paura.
Già 37.2° è un sintomo di morte certa. Provata la febbre, si passa a provare anche lo sport, l’enogastronomico e il Monopoli. Ci si può comodamente rivolgere alla CNN (Centrale Nosocomiale Nazionale), alla RAI (Residenza Assistenziale Influenzati) o consultare l’istituto statistico MediaSet, che prevede una media di settecento morti al minuto, mentre è fallito l’esperimento de La7, che annunciava solo sette decessi all’ora.
I milanesi sono lugubri – questo indipendentemente dalla nuova influenza, da anni sono mortiferi. Più allegri i romani, sfaccendati i napoletani, falsi e cortesi i torinesi. I veneziani vogliono fare tutto da soli, nonostante le linee guida del ministero, che se non applicate costringono a ripetere l’esame, in cui bisogna dimostrare di sapere parcheggiare in retro.
La Chiesa reagisce come può: ostie al Tamiflu, acqua santa ossigenata, ritiro dei confessionali dai reality show. Il mondo ha tremato quando padre Georg ha annunciato una benedizione urbi et orbi, perché tutti hanno pensato che fosse una mutazione del virus, capace ora di rendere ciechi.
Su Milano, il sindaco ha identificato le aree sensibili in cui prevenire gli attacchi: essendo sensibili, queste aree piangono per un nonnulla o si irritano moltissimo.
Raggiungo la Scala dai cui Pioli penzolano cadaveri. Intorno a me, folle di contagiati dal riso, dopo la distribuzione del cereale da parte di Gerry Scotti.
E’ un esodo, ma le immani moltitudini non sanno dove recarsi: nelle campagne si sta peggio, arrivano notizie a intermittenza, sarà colpa dell’auricolare.
A tutti i bambini è stato somministrato il vaccino: parzialmente scremato o ad alta digeribilità. Bimbi e anziani risultano essere i più colpiti dal morbo, che tira loro botte impunemente perché sono più deboli e non reagiscono.
L’oncologo Umberto Veronesi, medico rispettatissimo all’ombra della Madonnina, si è spostato di un metro e sta al sole, adesso. Maratone di solidarietà in televisione e su Internet: primo arriva il solito keniota, l’italiano ha rotto il passo al dodicesimo chilometro.
L’emergenza è ovunque, chiunque ha paura, qui non si scherza: è dal 1992, da Tangentopoli, che è così a Milano. La Borsa, vista l’emergenza, ha chiuso i cordoni. Le banche impongono, ai richiedenti i mutui, di essere vaccinati a tutto. Piazzetta Cuccia ospita cagnoloni che fanno la nanna. Nessun istituto emette Bond: 007 ha stancato, tutti preferiscono Mission impossible.
La struttura sociale è allo stremo: precari si arrampicano dove si stia ad almeno 10m dal suolo, minacciando di buttarsi giù e diventare depressi cronici. I servizi essenziali sono saltati: la Playstation non va, i SUV non si accendono, gli happy hour non hanno le polpettine per il mojito.
E’ alle stelle la percentuale di milanesi che risultano allettati: il 73% ha l’acquolina in bocca, un buon 20% desidera comunque qualcosa. I supermercati sono fatti oggetto di un vero e proprio sacco: di plastica, per di più, che ora è vietato. Gli scaffali sono vuoti, nelle vetrine dei negozi di mobili. Chiunque teme di uscire e di infettarsi, perché il virus è molesto in quanto di origine messicana, continua a credersi un mariachi col sombrero e non la smette di cantare dappertutto.
E siamo solo all’inizio: se questi sono gli effetti dell’influenza A, prima che si arrivi alla Z l’umanità sarà un ricordo, così come i maiali e il salame.
Gli italiani sono influenzati, non lo sono mai stati come ora. Questa è la tragica verità.