Il Miserabile su Vanity Fair: Mike fa la fenomenologia di Eco

vanity_fairdi GIUSEPPE GENNA
[da Vanity Fair, 23.9.2009]

Io spero francamente che Umberto Eco sia insignito del Nobel. Per tutte le discipline. E’ abbastanza ridicolo che io contesti qualunque analisi effettuata dall’autore di Diario minimo. Quindi, conviene metterla sull’ironico.
Penetrato nascostamente in un appartamento che sta due piani sopra a quello in cui vive Fabio Fazio, ho scovato un sogno nel cassetto, perché la ruota della fortuna ha girato in mio favore. Avrei potuto lasciare – invece ho raddoppiato. Ho sottratto illegittimamente un autentico inedito, nato dalla fantasia, di Mike Bongiorno. E’ con sacra riverenza e malcelato timore che ne riporto qui le parole. Si tratta di un cartiglio sigillato a forma di grida secentesca e manzoniana, a testimonianza che ai tempi, Mike, già c’era e non è vero che egli viveva solo dentro lo schermo tv (nel Seicento, c’era Shakespeare, non la tv; nessuno ha capito che Shakespeare, in realtà, era Mike). Ecco il testo, che il grande Padre della Patria appena scomparso aveva intitolato: Fenomenologia di Umberto Eco:

mike_eco“Umberto Eco ha scritto su di me una Fenomenologia di Mike Bongiorno, in cui afferma testualmente: ‘Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente’. Non è vero. Io mi sono sempre adattato a qualunque situazione, mentre Umberto Eco no. Lui si fidanzò con Enza Sampò, io non mi sono mai fidanzato con una come Delia Scala. Io sono stato in mongolfiera sul Cervino, Eco no. Io ho fatto la guerra e sono stato internato, Eco no. Io ho fatto l’eco in uno spot, Eco no. Io ho creato un immaginario collettivo, Eco no. A me faranno funerali di Stato in Duomo e verranno tantissime persone commosse, mentre ciò non accadrà per Eco. Io ho lanciato un prosciutto inesistente come se fosse un genere di prima necessità, mentre Eco è stato lanciato da bustine di fiammiferi.
Quindi: io sono stato letteralmente atletico (fatemi fare uno slalom parallelo con Umberto Eco e poi vediamo), coraggioso (mettete Eco in pallone aerostatico e poi osservate gli effetti), intelligente (io ho vissuto non leggendo mai e sono stato decisamente meglio di Eco, che ha letto tantissimo, segno di poco acume). Biologicamente parlando, tirerò gli 85 anni, Eco deve dimostrare di farcela. Questo semiologo, parola che già ora non desta il minimo interesse in nessuno, ha sbagliato tutta l’analisi su di me. Non ha capito che io sto a ciò che ha divorato l’ingiusto prestigio dell’intellettuale, come la Cinquecento ne I mostri sta al SUV. Con una differenza: io sono come la Cinquecento, ma sono anche come il SUV. A distanza di tanti decenni, sono sempre io. E’ maturato ovunque quello che io ho seminato: me stesso. Quest’opera, che ad alcuni pare diabolica e ad altri portentosa, a Eco appare significativamente mediocre. Oggi, però, non è un tempo mediocre. Corona non è mediocre. Mora non è mediocre. Noemi non è mediocre. Sono personaggi tragici. Si sta consumando una tragedia, a cui io ho dato inizio. Mi sono espanso e ho divorato tutto. Non c’è immaginario italiano che io non abbia colonizzato. Io non ho mai detto che la signora Longari mi è caduta sull’uccello: se lo sono inventato, io non ho smentito, è diventata una verità storica. Un’operazione, questa, che perteneva agli artisti, una volta. Oggi pertiene a Mike Bongiorno e non a Umberto Eco. Sono più artista di lui, perché io ho spostato il palcoscenico, le quinte, gli attori, il regista. Ho spostato anche Eco, senza che se ne accorgesse (o, se se ne è accorto, non ha fatto nulla per impedirmelo). Il titolo del suo saggio è diventato uno slogan che mi ha sdoganato presso gli intellettuali: grazie di cuore, Umberto Eco! La sua tesi è che io ho sostituito Superman con Everyman – il supereroe con l’uomo qualunque. Non è vero: io sono proprio Superman ed è tragicamente fumettistico quello che accade oggi. Non è vero che gli spettatori si sono identificati con la mia ignoranza, con la cultura valorizzata solo se porta denaro, non è vero che io ho accettato tutti i miti della società in cui ho vissuto – è tutto il contrario! Gli spettatori hanno un rapporto emotivo con me, anche perché io ho fondato un mito e questo mito è il presente italiano. L’ho costruito con pazienza e tenacia. Mi ha aiutato pure lui, Umberto Eco. Io ho messo il sigillo nero sulle labbra di Eco e sono andato sempre più in alto. Per questo sono sempre stato allegro, mentre Eco, al massimo, è sarcastico. Con me non finirà tutto, io vivrò per sempre, in una forma di cui Eco non riuscirà mai a fare la fenomenologia.
Firmato: Il mio affezionato Michael Nicholas Salvatore Bongiorno”.