December 02, 2014 at 10:57AM


Un gradito ritorno: la rincorsa alla stesura e consegna del saggio “Io sono – Terapia della coscienza”, che sarà edito in primavera per il Saggiatore. Dovevo consegnare quest’estate il manoscritto, per la prima volta nella mia vita non ce l’ho fatta (mai consegnati manoscritti in ritardo, sempre perfetto, indefettibile, superegoico). Si tratta di formulare una proposta per la teoria e la clinica di consciousness studies, che non ha a che fare con la terapia psicanalistica o psicologica: è proprio un altro “reame” della mente. La stesura va consegnata il 7 gennaio 2015: devo sbrigarmi! E’ tutto soltanto nella testa! C’è una struttura complessa, a rimandi: va fatta! E’ un libro fondamentale *per me* e *per la mia attività*, anche professionale. In questo saggio tento una scalata in un àmbito che frequento da tanti anni e che potrei definire “neopsicologico” – un ossimoro a cui mi costringe l’ambiente e il momento storico, poiché si tratta di esplorare le possibilità terapeutiche di una psicologia metafisica, una clinica e una prassi che oggi in territorio occidentale sembrano non avere diritto d’asilo. C’è una sezione dedicata all’interpretazione della testualità (e in particolare di certa testualità narrativa), che è terminata e pronta per la pubblicazione (Melville, Kafka, Lovecraft, Burroughs, DeLillo come produttori di “buchi bianchi” e non di personaggi e trame), c’è in corso di lavorazione la sezione sulla “religione del trauma” e l’interpretazione del dato metafisico in Freud e Bion e Winnicott e Lacan. Infine c’è totalmente da lavorare il passo introduttivo, che è un lavoro umiliante, poiché devo abbandonare i saperi e risulto, in maniera per me impressionante, un estensore di bigino impressionistico che dice cosa sarebbero il nondualismo e l’occidente: andrebbero stesi diciotto volumi di canone filosofico, storiografico, antropologico, psicologico, neuroscientifico – ma non avrebbe senso alcuno. Si deve andare in una zona dove anzitutto ci si spoglia delle spoglie e, quindi, si risulta imbarazzati, essendo nudi, il che è un’antica malattia dell’età adulta.
A chi fosse sfuggito l’indelicato tormentone compositivo del sottoscritto, propongo la quarta di copertina, che insieme alla copertina stessa del tomo è l’unica cosa che a oggi esiste materialmente. Si comprenderà che, da qui al 7 gennaio, data della consegna del manoscritto, sarò presente in modi rarefatti in questo luogo. Ecco la descrizione del saggio:
«Uno spettro si aggira per l’occidente: è l’attività della coscienza, che sfugge da sempre ai tentativi di definizione da parte della fisica e delle discipline psicologiche o neuroscientifiche. E mentre sembra entrata in crisi la teoria e la pratica della terapia interiore, sempre più schiacciata dal predominio della cura farmacologica e dall’esplosione in una miriade di pratiche specialistiche, termini come “consapevolezza”, “presenza”, “attenzione” – tutti legati alla costellazione della coscienza – stanno orientando profondamente teorici e operatori della psiche. Partendo dalla centralità del “fenomeno coscienza”, questo saggio avanza una proposta, anche clinica, che ridefinisce l’idea stessa di terapia e di spazio psichico, con i suoi nodi, le sue emanazioni, le sue latenze. Trauma, sintomo, tragedia, conflitto, simbolo e sé vengono interpretati alla luce della tradizione metafisica, che è anzitutto una pratica interiore della coscienza, un processo di guarigione e di evoluzione, una sintesi operativa. Attorno al minimo comune denominatore della “sensazione di essere” vengono a incontrarsi il Vedanta, Platone, il “De anima” di Aristotele, Freud, Bion, Winnicott, Ogden, le più recenti conquiste delle neuroscienze e la “psicoterapia senza l’io” di Epstein. Illuminate dalla prospettiva di una “metafisica terapeutica”, Kafka, Melville, Burroughs, Lovecraft e il loro personaggi letterari diventano figure di una pratica “coscienziale e realizzativa”, che unifica e va oltre l’illusione dell’io e della sua legione di forme in conflitto tra loro.»

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