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April 20, 2015 at 06:43PM


Il saggio “Io sono” nasce da alcuni incontri e dialoghi e rapporti per me decisivi, senza i quali non ci sarebbe questo, che non ho timore di dire che è il libro più importante che sia stato mai scritto per mano di Giuseppe Genna. Uno degli incontri cruciali è quello con Salvatore Agresta, psicoanalista teoreta e clinico, discepolo di Salomon Resnik. Non a caso, il capitolo sul il “Trauma” è largamente composto da uno scritto di Salvatore, talmente illuminante e nitido, pur nella sua esplicita difficoltà di linguificare qualcosa che non rientra nel fenomeno linguistico. Ora Salvatore ha scritto questa cosa, che a me fa ridere e commuove molto. Volevo condividerla con voi, poche e pochi interessati a un saggio di psichiatria e lettura testuale a orientamento metafisico: La lettura fa male, l’operazione mentale della lettura obbliga colui che legge a prendere atto della scissione primaria: io leggo e io ascolto. Due ii per lo meno, e io fingo di non capire i passi difficili che io leggo, dunque io rileggo affinché io capisca e io decido di proseguire l’ascolto fingendo di capire. Un simile dialogo interno logora e infesta le relazioni umane a qualunque livello, soprattutto certe sedicenti “terapeutiche”. Questo anatocismo mentale che nulla lascia passare e tutto calcola, l’interesse usuraio che reciprocamente ci scambiamo, l’economia che ha colonizzato la psiche, questa cattiva coscienza che non ha rimorso ma solo rimosso, tutto ciò il molto importante libro di Giuseppe Genna polverizza, con amore.

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