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«ADULTA INTENDO SCRIVERE I LIBRI NERI IO»: una poesia

«ADULTA INTENDO SCRIVERE I LIBRI NERI IO»

Su fondamenta instabili tremavo, padre,
e alla figlia indicavo abbagli, lanci d’ossa, cadere
rapido di forze e oscure remore, infanzie, scosse.
Credo nel sepolcro disfavilla.
Salici nei fiumi amabili,
pioggia scrosciare sa di sentire l’uno
e l’altro su due rive posti, l’uno e l’altro, alti e fiorenti,
pensieri che alti non so.
La domanda dei padri fu uomo, quando?, crederai a che non è visibile?
La domanda dei padri dei padri fu: uomo, fumo, quando vedrai che non è visibile?
Torno alla figlia, è favilla. Non è oriente
che sia, non punto, non passer mortuus est!
Indaga la morte privata aggredendo le tracce sui muri, le impronte, un anello
della catena non tiene e corona martìri
di una realtà attorno, indaga.
Quanto verte su di me di esperienza di umano
sentire albe e tramonti insinuarsi tra alba e pensiero
e pensiero e tramonti,
padre, soccorrendo il trauma e lo carezzi.
Carezzare traumi era tanto, era tutto.
Creerò tra battiti di palpebra, creerò?
Crinale, sono alito, non trattieni, io cancello quello
disfacendo che ho fatto male, nella vita, molto male, portando a pena tutto.

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