blog · Poesie

“La prosa non serve a niente”

Nella domenica dopo le palme stagliate contro il cielo di un falso colore, un’aberrazione, è grave il pensare, trascorso a bere tra i pensamenti gravi e i falsi colori mentali a barlumi, il tempo è santificato, il tempo è sanato, noi siamo dispersi. Crediamo in un amore che regge le esseità. Chi procede verso la carne è metallo. I pontefici hanno abolito i limbi. I bambini trasformano la carne in metallo. Cade neve dove non c’è luce. I poeti furono santi, non lo sono più, ogni tempo è caduto, ogni buio è santo. La luce mutata è laica, io non è sacro momento di immagine crepata in immagine bruciata, carta velina, carta chimica, rimuoviamo le tracce e ripetiamo una poesia di Yves Bonnefoy, scritta su pietra, donata aperta, chiusa e serrata in sé come le poesie di un tempo di metallo non sanno di essere sempre, le poesie sono in un sempre più corto, commisurato alla sedia che travalica l’età dell’uomo, legno lavorato e nudo, nel campo, dopo la fine degli uomini tutto esiste nudamente stando in sé, serrato e aperto, privo di seduzioni, il tempo seduceva e noi andammo a cecità e, morenti, eravamo inchiostro e pietra scritta, eravamo carne e carnevale, festa della mente davanti ai giocattoli antichi nelle sentine, avevamo paura, il poeta ci consolò, proferì parole metalliche, la carne tremula in fuga, l’astro spietato, le geometrie, i dittatori e la prosa che non serve a niente. Disse:

“La luce, mutata”

Non ci vediamo più nella stessa luce,
i nostri occhi e le mani non sono più gli stessi.
L’albero è più vicino e più viva la voce delle sorgenti,
i nostri passi risuonano più profondi, fra i morti.

Dio che non sei, posa la tua mano sulla nostra spalla,
abbozza il nostro corpo col peso del tuo ritorno,
completa l’unione delle nostre anime con gli astri,
i boschi, le grida degli uccelli, le ombre e i giorni.

Rinuncia te in noi, come si lacera un frutto,
cancella noi in te. Rivelaci
il senso misterioso di tutto ciò che è semplice
e, senza fuoco, seme caduto in parole senza amore.

“La lumière, changée”

Nous ne nous voyons plus dans la même lumière,
Nous n’avons plus les mêmes yeux, les mêmes mains.
L’arbre est plus proche et la voix des sources plus vive,
Nos pas sont plus profonds, parmi les morts.

Dieu qui n’es pas, pose ta main sur notre épaule,
Ébauche notre corps du poids de ton retour,
Achève de mêler à nos âmes ces astres,
Ces bois, ces cris d’oiseaux, ces ombres et ces jours.

Renonce-toi en nous comme un fruit se déchire,
Efface-nous en toi. Découvre-nous
Le sens mystérieux de ce qui n’est que simple
Et fût tombé sans feu dans des mots sans amour.

Annunci