La nudità

Ha detto un Maestro:

E’ così difficile riconciliarci con, tornare ad aderire a, rammemorarsi della natura? E della propria natura? E’ difficile, a quanto pare, per gli umani.

Provo a meditare con una metafora. Una forma di essenzialità umana è la nudità: noi non compiamo alcuna fatica a essere nudi. Così, a essere la natura che siamo, non compiamo alcuna fatica. Nel mondo capita che ci vestiamo. Ci sono ragioni climatiche e cliniche che hanno imposto alla specie, una volta trasmutata e giunta a una sua nudità, di adottare vesti. In seguito è accaduto che le vesti venissero fortemente culturalizzate. Infine, che lo spettacolo delle vesti annullasse l’idea stessa di nudità. Soltanto nei momenti di massima intimità, compresa quella dolorosa degli attimi terminali o di intensissima sofferenza organica, ritroviamo la nudità lì dov’era sempre stata. [Un poeta italiano contemporaneo, Giovanni Giudici, scrive in una sua poesia, nel libro Il male dei creditori: “Per ché come se fossero vivi | vestiamo i morti?”. E’ una domanda sintomatica, non anamnestica. gg].
Il rapporto con la nudità è un rapporto sorgivo che, a causa delle pressioni dell’inconscio e del conscio collettivo, diviene via via liberatorio, frustrante, umiliante. Essere messi a nudo o denudarsi appare fondamentalmente rivelatorio, un atto ultimo: ciò che ci resta, il nostro corpo nudo e semplice.
Tutto ciò storna l’attenzione dal fatto che la nudità c’è da quando esistiamo, cioè da quando siamo, e quindi è una metafora accettabile di quanto siamo naturalmente. La nudità è sempre stata lì e, come la nostra natura, ha sviluppato coperture che hanno attratto l’attenzione stessa.
Ora, la domanda su come riconciliarsi o come ricordarsi della natura quintessenziale dell’essere umani suona all’incirca al pari di questa seguente: come si può riconquistare la nostra nudità?
La risposta alla domanda è che non si può: già siamo nudi. Si possono compiere alcune operazioni: togliersi le vesti e tornare a vedersi nudi. Si può pensare che, sotto le vesti, siamo nudi, essenzialmente nudi.
Le vesti sono le sovrapposizioni: i pensieri, le tendenze latenti, tutto ciò che inibisce l’attenzione, l’accorgersi che esiste una nudità naturale che non fa fatica. E’ inutile riflettere sullo stato adamitico, che è proprio la nudità: questo riflettere è già una veste.
La nudità è la sensazione di essere, che tutti noi sperimentiamo internamente, a prescindere da nome, sesso, posizione sociale, azioni compiute o che compiamo nel mondo, che sono tutti vestiti, belli o brutti che siano, ci piacciano o meno, essi non hanno nulla a che fare con la nudità e la ricoprono, la velano.
E’ da porre attenzione alla nudità, cioè alla semplicissima e sempre presente sensazione “Io sono”.