La finzione e la decadenza dell’amore ai nostri tempi

nigredo2Giacomo Leopardi, in Zibaldone [1004], laddove per me è fondamentale ciò che evidenzio in grassetto e che è consustanziale alle recenti meditazioni e che qui, ora, vale per la mia esistenza e per la mia percezione del mondo e degli altri, ma soltanto per me, il che significa anche “per chi coincide totalmente o in parte con zone di me”:

“Uno dei principali dogmi del Cristianesimo è la degenerazione dell’uomo da uno stato primitivo più perfetto e felice: e con questo dogma è legato quello della Redenzione, e si può dir, tutta quanta la Religion Cristiana. Il principale insegnamento del mio sistema, è appunto la detta degenerazione. Tutte, per tanto, le infinite osservazioni e prove generali o particolari, ch’io adduco per dimostrare come l’uomo fosse fatto primitivamente alla felicità, come il suo stato perfettamente naturale (che non si trova mai nel fatto) fosse per lui il solo perfetto, come quanto più ci allontaniamo dalla natura, tanto più diveniamo infelici ec. ec.: tutte queste, dico, sono altrettante prove dirette di uno dei dogmi principali del Cristianesimo, e possiamo dire, della verità dello stesso Cristianesimo.”

Ora, poiché qui io rifletto su un altro ordine, devo riscrivere questo passo in altro modo, affinché comprenda bene chi deve comprendere – comprenda che bisogna assaltare la frontiera, non del linguaggio, ma proprio dell’esistenza con le sue forme, perché è quell’assalto alla frontiera dell’esistenza, per accedere alla vita, che Leopardi e Kafka indicano, essendo per loro la letteratura un’unica potenza di allusione, la cui risultanza “non si trova mai nel fatto”:

“Uno dei principali dogmi dell’amore è la degenerazione dell’uomo da uno stato primitivo più perfetto e felice: e con questo dogma è legato quello della felicità amorosa nell’esistenza, e si può dir, tutta quanta l’esistenza stessa – come finzione dell’amore, come inarrivabilità all’amore, cioè all’autentico. Il principale insegnamento della percezione che mi si sta aprendo, è appunto la detta degenerazione. Tutte, per tanto, le infinite osservazioni e prove generali o particolari, ch’io adduco per dimostrare come l’uomo fosse fatto primitivamente alla felicità, come il suo stato perfettamente naturale (che non si trova mai nel fatto) fosse per lui il solo perfetto, come quanto più ci allontaniamo dalla natura, tanto più diveniamo infelici ec. ec.: tutte queste, dico, sono altrettante prove dirette di uno dei dogmi principali dell’amore, e possiamo dire, della verità dello stesso amore.”