Milo De Angelis: una poesia da SOMIGLIANZE e un videodocumentario. Con uno scritto di Eraldo Affinati

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Da Somiglianze (1976)
di MILO DE ANGELIS

Verso un luogo

Essere primi senza secondi
di sera, sulla neve, con lo sguardo
sempre più orizzontale in lontananza, non è mai
previsto ritornare
in questo condividere senza divisione, istante
immotivato:
innocente e infedele, perché lì non c’è
sosta e manca soltanto un passo
per giungere all’inizio.
Chiunque entri
verrà riconosciuto, con amore.


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Altre poesie di Milo De Angelis

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pattogiuratoPatto Giurato. La poesia di Milo De Angelis
di ERALDO AFFINATI
[da “Patto Giurato. La poesia di Milo De Angelis” – Edizioni Tracce]

“Lessi il primo libro di Milo De Angelis (Milano 1951), intitolato Somiglianze (Guanda, 1976, nuova edizione 1990), in una caserma operativa dell’Italia settentrionale. A quel tempo non potevo saperlo, ma c’era un nesso profondo fra la mia condizione di militare di leva e le poesie che avevo di fronte. Lo compresi molto più tardi, mentre intanto De Angelis si andava affermando con la pubblicazione di altre raccolte: Millimetri (Einaudi, 1983), Terra del viso (Mondadori, 1985), Distante un padre (Mondadori 1989). Tutti i suoi versi infatti sembrano rispondere a ordini indiscutibili. Quasi non fosse possibile parlare liberamente e ciò – ecco la prima sorpresa – costituisse una specie di vanto, di segreto e indicibile orgoglio. Le parole danno l’impressione di finire sempre in un vicolo cieco sebbene non lo lascino presagire, in quanto avanzano con il passo del condottiero, a testa alta, brindando alla propria inconcludenza. Si propongono di rappresentare una spaccatura, l’azione dirompente del pensiero, ignare di se stesse, voci della durata che si rompe nella pronuncia, ma assai raramente trova la propria ricomposizione nell’esito formale; tuttavia il segno linguistico non si preclude l’allusione a qualcos’altro, non resta puro suono, neanche quando sembra esclusivamente ritmico e percussivo. Il rinvio all’esterno che i versi determinano appare antipsicologico: invece di restare vago e approssimato, come sperando in un lettore permissivo, si configura secondo un impulso giuridico.”