Dal libretto di IO HITLER: “Mein Kampf – Branchi di scimmie”

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Nell’immagine, in impressionante mimesi con la celebre sequenza di immagini (e questa in particolare) di un discorso tenuto da Hitler, l’attore Fulvio Pepe in un momento dell’azione di teatro musicale Io Hitler, il 9 e il 10 al Teatro Parenti di Milano nell’àmbito del festival MiTo. Lo spartito è di Filippo Del Corno, la regia di Francesco Frongia, l’esecuzione di Sentieri Selvaggi per la direzione di Carlo Boccadoro, le scene e i costumi di Giovanni De Francesco, il libretto del sottoscritto. Qui i particolari.
Faccio seguire un estratto dal libretto: è una scena che concerne la detenzione nel carcere di Landsberg, durante la quale a Hitler è concesso ogni privilegio, tra cui la possibilità di scrivere il Mein Kampf, dettandolo al compagno di prigione Rudolph Hess nel maggio 1924. Questa, la situazione storica. Ciò che è sottinteso, e in particolare la contraddizione sul superamento della specie umana e l’esclusione degli ebrei dalla specie, è più complesso e intende toccare un punto metafisico di cui ho già discusso nell’officina pubblicata nel corso della stesura del romanzo Hitler.
Ecco l’estratto dal libretto.

Il ritmo che è apparso nella scena 6 Wagner_2 (ossia le incudini dei Nibelunghi) passa attraverso tutti gli strumenti dell’ensemble in un frenetico e caotico canone, con dinamica pianissimo. Hitler è ora in prigione. Cammina […], roteando su se stesso con il braccio alzato nel saluto nazista, in una trance assoluta e, prima di cominciare a dettare contestualizza la situazione.

“La rivoluzione non è fallita. La visione non fallisce. Essa esorbita. Io esorbito. In questo carcere non mi possono richiudere: io esorbito. Io detto la mia visione”.

Inizia quindi a dettare senza dare pause rispetto alla contestualizzazione. Il ritmo della dettatura si riverbera nel ritmo suonato dal pianista, come se fosse dattilografato. Le parole del Mein Kampf:

“Lotta alla corruzione giudaica. Morbo universale. Scrivi, Hess: è il compito immane. Scrivi: noi, la forza eletta a salvezza dell’universo, che respinge e relega nell’inferno il male. Scrivi: l’evento è centrale, le quinte sono le stelle, i pianeti, la legge universale, la dottrina giudaica, posta a fondamento dell’universo, condurrebbe alla fine di ogni ordinamento concepibile dall’uomo. Guai a colui che non crede. Un essere beve il sangue dell’altro. Trascineremo nel nostro crollo il mondo intero. Che importa se il mondo brucia?”.

In un brevissimo frammezzo vede estatico la scena che non detta:

“Il futuro: una Berlino immensa, priva di umani. Carcasse di auto impilate, arrugginite. Il cielo radia morte. Branchi di scimmie agguerrite abitano le carcasse di auto. Scimmie superiori: le vedo: aggrediscono branchi estranei”.

Detta:

“Scrivi: le scimmie massacrano ogni estraneo che non appartiene alla comunità e ciò che vale per le scimmie dovrebbe a maggior ragione valere per gli uomini. Sono vegetariano: le scimmie lo sono. Osservatele: la loro natura spietata e comunitaria. Dobbiamo studiare le leggi di natura, dobbiamo applicarle spietati”.

Pausa. Poi:

“L’ebreo non è umano: è una scimmia. E’ fuori dalla specie”.

Pausa. Poi: “Il giudeo è un agente della disgregazione. Essi sono i cospiratori dell’universo”.

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