Ciò che l’uomo scorda, stratosferico, non riesco a ricordarlo

Non io ho asserito che Essere esprime l’unione di soggetto e oggetto.
holderlinLaddove soggetto e oggetto sono assolutamente e non solo parzialmente unificati, al punto che non può essere effettuata nessuna partizione senza violare l’essenza di ciò che deve essere separato, qui e in nessun altro luogo si può parlare di un essere in assoluto, come accade nell’intuizione, per esempio.
Non dobbiamo però confondere questo essere con l’identità. Se dico: Io sono Io, il soggetto (Io) e l’oggetto (Io) non sono unificati quintessenzialmente, sono separabili, anzi: Io esiste proprio in ragione di una simile possibilità di separazione. Come posso dire “Io!” senza l’autocoscienza? Ma come è possibile l’autoconsapevolezza? E’ possibile per il fatto che qualcosa che pare “Io” si oppone a “Io”, sembra che mi opponga a me stesso, mi conosco come lo stesso nell’opposto, in ciò che mi si oppone. Però l’Io è contrapposto a se stesso da un altro punto di vista. L’identità dunque non è un’unificazione di oggetto e soggetto in modo assoluto; dunque l’identità non è = all’essere assoluto.
Non io, Friedrich Hölderlin ha scritto questo.
Va sottolineato che l’essere assoluto non è distante, non più di quanto lo sia l’intuizione, perlomeno.
Ciò è per me il canone. Ovvero: l’opera che fa rimbalzare nell’incanto in un simile movimento è essa stessa l’arte tutta, sempre contemporanea. Il resto è parola dell’oggi, di ogni oggi, che si polverizza poiché non viene relamente – e cioè profondamente e fondamentalmente – ascoltata.