Cracchi, cricche, crisi e crac

Oggi, parlando con un giovane amico che, parzialmente, giovane proprio non è, dicevo: quanta aria fresca, quanta atmosfera gazzosa e impenitente, in qualche modo azzurra e pura, ci offre questa crisi dei paradigmi culturali, ed editoriali in primis! Egli non può valutare, per necessità anagrafiche, che non sono poi nemmeno tanto necessitanti, in quanto egli riesce a valutarle benissimo, quante rotture di coglioni, quale atmosfera plumbea, quale filtro esistenziale hanno offerto certe cosche, incapaci di metabolizzare in genere e in particolare di rielaborare la dialettica letteraria e filosofica e pluridisciplinare! Davvero, che bello che Essi non ci sono più e non ci sono più nella forma per loro peggiore, che è quella di una nemesi precisa e così formulabile: noi tra di noi zabettiamo e diciamo cosa ha davvero valore, i poveri cretini sono sempre post e, pur pochissimi, ci seguono e rimangono per noi cretini: ma non accade nulla e nessuno bada a noi! Essi sopravvivono in questa pozzanghera che non è melmosa e tantomeno è solforica: noi siamo il passato!, berciano Esse Esseità, nessuno ci ascolta e il mondo non cambia!, è una decadenza unica!, a fare il canone siamo noi noi noi io io io! Come stanno male all’ennesimo successo editoriale di Wu Ming costoro! Come stanno male per il fatto che il mondo non è andato secondo il loro orrendo binario hegeliano! Del resto, sempre e comunque, snobbandoli o sfidandoli sul piano veracemente intellettuale, molti hanno detto loro: sbagliate, siete in errore, e lo siete in quanto cretini, in quanto inutili idioti. I fatti hanno irreversibilmente dimostrato che Essi Esseni avevano torto marcio: la storia non era quella che raccontavano loro, la storia non è andata come loro in paciosa tranquillità prevedevano. Le loro cattedre si sono tarmate e crollano sono il peso della loro leggerezza. I loro interventi sulle loro rivistine, di cui giustamente non frega più un cazzo a nessuno, sono irranciditi da melancolie patologiche, dal loro temperamento biliare, dall’inutilità delle loro microelaborazioni speciose, dai loro stilismi inautentici, dalle folate viscerali con cui ti parlano del ’63 e del ’93. Ben altro Novantatré è quello a cui si accostano, per farlo esplodere, suddetti Wu Ming. Ah, la massa!, se non è più guidata da quella forma assassina dello hegelismo che fu lo stalinismo: non Lenin!, Esse Lunghe scelsero Stalin, con cui infarcirono incredibilmente Benjamin, il nume tutelare che dice il contrario perfetto di quanto Esse Esse sostengono che dica. Miscomprendono la metafisica, si aggrappano a una distorsione lessematica, dicendo che la lingua è quello! Prova a rispondergli che la lingua è “True detective” e che un autore di serial americano conosce la teoria della letteratura almeno dieci volte loro… Una volta ebbero voce in capitolo: un capitolo tutto vaticano, in cui essi figurarono come Bertone – per carità, potentissimi critici e intellettuali, potere potere potere. Guardate adesso Bertone: sembra l’antimateria del presentatore di “Affari tuoi”. Così costoro ululano alla luna: e dico gli incredibili autonominati della critica più mitilante che militante, questi esponenti per cui il salto alla teoria della letteratura costituisce una difficoltà maggiore di quella che si compie passando dal sistema relativista a quello quantistico. Fa tanta tenerezza leggerli, affannarsi, acconciarsi con le loro costumanze ipercapitaliste, grazie alle quali fingevano di essere “compagni”, stando in piedi sul peggior impianto liberista del Novecento. Ora si guadagnino da vivere, scrivano sulle loro rivistine, sui loro blog, anzi: weblogs. Dài. Che aria frizzante respiriamo in loro assenza! L’abc non lo sconteremo a nessuno: impara l’abc e poi parla. Però l’abc, non la variante periferica del cuneiforme trovato vicino a Gemdet Nasr. W la libertà! W Scaramouche! Evviva il divenire autentico. Sia morte alla sclerosi.