blog

April 14, 2015 at 01:18AM

Corpo diritto e magro con un dente a uncino
Unghia che crepita a lungo nel buio
Credenze della tisaneria interdetta a metà nel corridoio
Tra le due porte bronzee di Babilonia serrate a numeri, detenuto qui
Tu incontri qualche ora più tardi la piccola delusione
L’astro che è osso che è piccola
Deità di grata, e non a inferriata,
Che tenta di non essere esclusa da sibilo o storia, da sopravvivenza o denuncia, dalla stupidità delle credenziali
Che presenta questo corpo a uncino, questo corpo-dente, una trista sicurtà
Che sono sempre io, sempre io, io.
Agguato non è quanto spio di te cartavelina, che mi parli e non conosci
Altro che requie, la notte come dormirai? La luna
Grande dalla grata penetra contro il tuo volto a uncino
Dietro il Portello e i rondò che non puoi sapere
E non sai nulla? Sempre io. E lei
La piccola deità richiede delusione
Un’ora a casa imprevista, luna sopra gli homeless
Stasimi più in là di me non vede un uomo trascolorare dietro i vetri chiuso
Niente altro, che io

Annunci