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April 14, 2015 at 01:47PM

Se uno prende gli anni Novanta da questa angolatura, può bene comprendere fino a che punto veniva gestata la stolidità generalizzata, la bambineria, la dissociazione, la puttanata come realtà esistente, la vaporizzazione del cerebro e del sistema percettivo, la messa in mora dell’apparato emotivo, la claudicante certezza dell’incerto, l’evanescenza del politico e la dissoluzione del tessuto sociale che tutti i poteri e le tecnocrazie andavano covando da prima della gestazione stessa, l’irresolutezza di fronte al magistrale, la facilità della conquista dell’oltre-genere che avrebbe fatto nascere duecento milioni di generi ovunque e a proposito di qualunque cosa, la stigea performità della sostanza idiota che sta dentro qualunque linguaggio, la preminenza dei codici sul linguaggio, la proposopopea di chiunque che oggi si autopercepisce in quanto artista, la mirabile assenza di strutture e di affabulazioni, l’eventualità dell’evento infinito, lo scorporo di ciò che è osseo da ciò che è vegetale e animale, l’immaterialità come materia, la dismissione dei paradigmi, la dismissione del paradigma spettacolare nel senso della sua evoluzione in nebula ubiqua, l’intrattenimento infinito come infinita cattività e cattiva infinità, la sussunzione dell’economico nel movimento di trascendenza dell’economico, la cultualità arcaica come base del discorso del futuro, l’astrattezza imperativa del fashion, il fantasy come frontiera univoca, il futurismo come carta luccicante di una caramella scaduta da decenni e letale per qualunque apparato digerente, la scomparsa del corpo convocata come centralità del corpo, l’irragionevolezza identificata nella naivité e quindi nella norma, la creatività come falotico spettro in luogo dell’oggettività solida che propone l’opera dell’arte, la manifattura come orizzonte meccanizzabile con la sua sfinente ripetitività di finta gioia e finta estetica e finta finzione e finta verità e finto scherzo e finta serietà, la fantasia dei popoli che è giunta fino a noi… Posso dire questo, in qualità di testimone storico: in quegli anni non se ne accorsero che in pochissimi e negli anni successivi non se ne accorsero quelli che in quegli anni non c’erano. La vostra radice storica attuale, in un tempo radicale e storico come non mai, che è talmente radicale e storico da fare a meno di qualunque canone storico, risiede qui, in questo punto, in questo momento appartenente a un fuori tempo massimo e minimo, quando tutto ciò che accadeva incominciava a essere emblematico, emblema dell’emblema che emblematizza l’emblema. Tutto il peso della vostra vicenda risiede in questa staminalità blu, in questa nasalità ameriga, in questo bantuismo da gang, in questo hop hop hip hip hurrah. Ciao ciao, cuccioli di umano.

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