Il Giornale: Gian Paolo Serino su Italia De Profundis

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
Rassegna stampa e materiali
Anticipazione sul blog Il Miserabile
Ipertesto della Scena italiana come inferno
I booktrailer: 1234
Videomeditazioni: La storia non siamo noiStoria di fantasmi
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Reportage civile ma impietoso dell’Italia di oggi
di GIAN PAOLO SERINO
[da Il Giornale – versione cartacea, 28.12.08]
frecciabr.gif La versione jpg dell’articolo su IDP [394k]
Leggere un libro di Giuseppe Genna è come aprire una ferita aperta, che sanguina come un balsamo su una narrativa esangue che da anni ha smesso di cercare di essere letteratura. Giuseppe Genna con il suo nuovo Italia De Profundis dimostra di essere lo scrittore italiano che, come pochi altri, tenta davvero la via di una letteratura civile, di una letteratura che non scompaia a libro finito: che rimanga come un’incisione nel cuore dei lettori (…) [CONTINUA]

“la Repubblica”, edizione Milano: intervista su Catrame e Hitler

Intervista con lo scrittore, in libreria con la riedizione di “Catrame” e il nuovo romanzo “Hitler”

Apocalittico e disintegrato
il ritorno di Giuseppe Genna

di GIAN PAOLO SERINO
romanzohitler_repubblicamil.jpg«Quella che descrive Genna è una Milano cupa e intensa: strappa dal già visto cortili, sotterranei, scali ferroviari, ex macelli»: così Fruttero e Lucentini hanno sintetizzato «la scrittura adrenalinica» di Giuseppe Genna, appena tornato in libreria con l´ormai introvabile Catrame, pubblicato per la prima volta nel 1999, e con il nuovo romanzo Hitler (entrambi per Mondadori).
Nato a Milano il 12 dicembre 1969, Genna è stato il primo scrittore italiano ad indagare tra le macerie morali degli anni ´70 facendoli diventare un “romanzo criminale”: con la sua Trilogia Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago e Grande Madre Rossa – ha raccontato la storia italiana più recente riportando la narrativa al ruolo pasoliniano di letteratura civile, del romanzo inteso non solo come fiction ma come “impegno”. Perché Giuseppe Genna l´unico vero romanzo che sembra aver scritto è quello della sua vita: nato a Milano lo stesso giorno della strage di Piazza Fontana, è cresciuto a Calvairate, dove la periferia si imprime spesso nell´anima, è stato redattore del mensile “Poesia”, ha lavorato ad una delle prime emittenti televisive private, “Telereporter”, e a soli 25 anni, nel 1994, è stato collaboratore del Presidente della Camera Irene Pivetti. I suoi libri sono tradotti negli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Giappone.
In Catrame scrive del dopo ´68 come di «una morte lenta, stupidissima, di una generazione intera: la normalità».
«E´ quanto è accaduto, esclusa la parentesi del ´77. Dalla creatività al piombo fino a Moro: un percorso che ha mostrato come non fu una rivoluzione della borghesia. I leader di quella generazione dove sono finiti? E oggi non scontiamo forse quella deflazione emotiva e psichica che io chiamo “normalità”, ma che è pura alienazione, insicurezza, assenza di desiderio?».
Esponenti di destra e di sinistra, come scrive nel romanzo, hanno «inghiottito l´ideologia come un affamato si mangia vivo un animale, per sfamarsi al di là del disgusto, per non morire d´inedia».
«Il paradigma è mutato proprio per questo processo. Io non vedo destra e sinistra, vedo reazionariato un po´ ovunque. Oggi viviamo un diverso paradigma sociale e politico: è la periferia contro il centro, i diseredati (tra cui possiamo annoverare gli ex borghesi) e i privilegiati, gli invisibili e i fin troppo visibili. In mezzo: la scomparsa della cultura».
Come scrive, sempre in Catrame, è «una lotta senza dignità o bellezza, la lotta di acrobati fallimentari, che non si preoccupano più della bellezza dell´esercizio: cercano solo di arrivare alla sponda opposta sani e salvi…».
«La conflittualità esisterà sempre, anche se sottotraccia. Non credo ci sia da illudersi che lo scontento generalizzato del nostro decennio creerà solo sismi in Borsa. E´ ancora presto, ma credo che Milano sia sull´orlo di un drammatico abisso: o ci cade dentro o se ne sottrae con uno scatto che, probabilmente, avrà esso stesso qualcosa di drammatico».
In tutti i suoi libri racconta la «Milano bella, intensa e cupa» ma anche la Milano delle case popolari di Calvairate, di Quarto Oggiaro…
«Negli immensi quartieri popolari si annidano tutte le contraddizioni pronte a esplodere: mafia nell´assegnazione degli appartamenti, immigrazione che gli italiani ridurrebbero in un unico CPT tipo via Corelli, parabole satellitari un balcone sì e uno no, anziani che stanno morendo e che ricordano un´altra Italia. Da lì verranno mutamenti, a mio parere».
hitlercovermedia.jpgNelle librerie, intanto, è appena uscito Hitler: una biografia romanzo non sulla follia di Hitler ma sul suo essere una «non persona».
«Hitler è semplice un insieme di quadri, di scene, che mostrano questa non-persona, dalla culla al bunker e anche oltre, nel post-mortem. L´esistenza di Hitler è sorprendente. Penetrato purtroppo nell´immaginario pop, Hitler va distrutto proprio su quel piano: la sensazione di conoscere cosa fu non ha nulla a che vedere con la sua allucinante giovinezza, i suicidi delle sue donne e, soprattutto, col fatto che ci si trova a che fare con una bolla vuota in forma umana, che non intrattiene alcuna empatia con gli altri umani. Il romanzo è proprio il tentativo di suturare letterariamente la ferita tra umano e umano che garantisce una vittoria postuma a Hitler».
Hitler ruota attorno a una crepa, a una rottura, i cui lembi sono due pagine nere tratte da Apocalisse con figure che lesse lo scorso anno in anteprima a “Officina Italia” a Milano.
«Sì, è il perno del libro: un kaddish privato, composto da parole non mie, bensì di poeti, storici e soprattutto sopravvissuti alla tragedia della Shoah. Da quelle parole diventa leggibile in quale senso io tratti il “personaggio” Hitler, che impone la crepa, la ferita».