“L’uomo che non doveva tornare”: il dialogo sul monografico noir di “FilmTV”

FilmTv è la rivista settimanale italiana dedicata al cinema, alla televisione, alla musica e allo spettacolo, nata nel 1993, propone approfondimenti, recensioni e informazioni sulle uscite nelle sale, in streaming e in tv. E’ una realtà interessantissima, le cui analisi e i cui consigli sono da anni per me imprescindibili. Tra le menti che la organizzano e la realizzano, Matteo Marelli è il giornalista che si è sporto più volte con domande profonde sui miei testi. Anche questa volta, in occasione della pubblicazione di uno strepitoso numero del magazine dedicato monograficamente al noir, ha dialogato con me sul nuovo thriller. Ecco il testo integrale della conversazione, prima nel visore pdf e poi di seguito in testo in questo post.

UNO SPETTRO SI AGGIRA

di MATTEO MARELLI
[da FilmTV, 2026/25]

Nel 1999, nelle pagine di Catrame (Mondadori), Giuseppe Genna diede vita all’ispettore Guido Lopez, in servizio alla Squadra omicidi della questura di via Fatebenefratelli di Milano. Poi ci furono Nel nome di Ishmael, Gotha, Grande Madre Rossa e Le teste. Tutti insieme comporranno un grande Romanzo nero (Mondadori) sui poteri oscuri e le tenebre interiori che si chiuderà con la morte del protagonista. Dopo 17 anni il complotto in atto non gli fa trovare pace. L’uomo che non doveva tornare è tornato.

Prima cosa: sei d’accordo nel collocare la parabola di Guido Lopez nel noir?

Lopez nasce sicuramente noir. Catrame, il primo romanzo in cui compare, l’ho scritto perché mio padre e mio zio erano lettori accaniti di Georges Simenon e così pensai di regalare loro un sorta di Maigret di piazzale Martini, dove crescevamo tutti, io e loro, nel quartiere Calvairate a est di Milano. Nelle sue evoluzioni però non mi trovo più nel definirlo noir, ma nemmeno thriller, o crime, o spy story, perché, in realtà, diventa tutte queste cose insieme, molto tendente alla politica internazionale, alla geopolitica come dicono, anche se ormai è una categoria obsoleta perché il polo fondamentale, il perno attorno cui si muovono gli interessi sovranazionali è Marte, e la quotazione in Borsa della compagnia SpaceX di Elon Musk è lì a dimostrarlo. Quindi dal secondo romanzo, che è Nel nome di Ishmael, porto avanti un genere impuro che, oltre a quelli appena elencati, e perciò anche il noir, contiene fatti realmente accaduti. Questo allargamento delle gabbie mi ha poi permesso un confronto con l’intelligenza artificiale che mi sembra l’unica lettrice realmente interessata al testo, perché gli umani lo sono sempre di meno, o, perlomeno, in maniera incompleta: se sottoponi un testo all’AI la risposta restituita è di una perizia clamorosa, è come se uno sguardo onnipotente vi si posasse sopra e confermasse la scrittura. Al di là di tutto questo, attraverso il macro-genere mi interessava però affrontare una questione primordiale di ordine teologico: l’indagine sulla verità, su se stessi, su che cos’è il mondo, domande allo stesso tempo prime e ultime.

Attraverso la parabola di Guido Lopez dal 1999 al 2009 hai raccontato le trasformazioni del Potere, un potere inumano che agisce per mezzo dell’umano. Come già in Sciascia e nel Pasolini di Petrolio, è un ritratto tracciato osservando il Potere attraverso lo specchio ustorio del complotto. Poi nel 2009 una pallottola piantata in testa mette apparentemente fine alla vita dell’ispettore. Il 2009 è l’anno fondativo del Movimento 5 Stelle che tu identifichi come uno dei momenti che hanno fatto diventare le teorie complottiste qualcosa di «cupamente e oscenamente mainstream». Cos’è cambiato in questi 17 anni per decidere di riportare in vita l’uomo che non doveva tornare e metterlo ancora al centro di un complotto?

Intanto ti confermo che, per quanto riguarda Lopez, la scintilla generativa è stata accesa proprio da Petrolio. Per rispondere invece alla tua domanda, il 2009 non è solo l’anno che segna l’avanzata del movimento politico che eleverà il complottismo e il cospirazionismo a visione del mondo – una visione continua, ossessiva, patologica -, ma, in Italia, è anche quello della crisi economica, una crisi che, nel corso del tempo, porterà quel Potere inumano di cui dici a uscire dall’ombra, a rivelarsi per quello che è, senza più mediazioni, un Potere che non deve più far credere di essere in grado di calcolare la realtà, ma che può liberamente aggiungere caos a caos. Pensiamo al più recente conflitto: siccome sono 47 anni che gli Stati Uniti pianificano di attaccare l’Iran, ci si sarebbe aspettati che fossero in grado di immaginare come uscire dalla guerra, e invece no. E ancora, mentre si rischia l’esplosione nucleare a Zaporižžja, la gente in Italia parla del delitto di Garlasco. Il complotto non è più uno strumento d’interpretazione della realtà, è il funzionamento stesso della realtà. Per questo penso abbia senso riportare in vita un personaggio testimoniale qual è Guido Lopez.

Lopez cerca di seguire tutto ciò che succede e di mettere insieme i pezzi disorganizzati e frammentari in cui appare il presente, come lo scrittore in cui ti autodescrivevi nelle pagine di Dies Irae (Mondadori), «è una bestia che abita la retroguardia della specie. La osserva da die-tro per meglio pugnalarla alle spalle».

Nel nuovo libro è esattamente così come dici. Per riuscire in que-sto, Lopez ha dovuto morire prima di chiunque e tornare prima di chiunque, come Cristo, da risorto. Cristo però è anche colui che è vivo dopo chiunque. Ecco, nessuno ci garantisce che il Lopez che attraversa le pagine di questo nuovo romanzo sia effettivamente lui o un’illusione generata dall’AI. È sicuramente un fantasma. Ma il fantasma è qualcosa di antico oppure è un’avanguardia che arriva dal futuro?

Per come lo racconti, ricorda l’uomo fatto viaggiare nel tempo di La jetée.

Più che di letteratura Lopez è fatto di cinema. La grande suggestione continua a essere Béla Tarr. Se per Reality. Cosa è successo (vedi Film Tv n. 41/2020) fu Il cavallo di Torino, qui sono Le armonie di Werckmeister, nel senso che, come lì, c’è un caos, una rivoluzione che distrugge la pólis e tu non capisci perché e tutto accade sotto l’occhio di una balena morta, una meraviglia della natura conservata e resa artificiale. L’altro genitore seriale è True Detective: Lopez sta male come sta male Rustin Cohle, come lui è sempre storto, non è mai in linea, non è mai in asse.

Hai più volte evocato la presenza dell’AI. L’uomo che non doveva tornare si apre proprio con una citazione ripresa da una sessione con ChatGPT seguita dal frammento di un’omelia di papa Leone XIV. In che relazione sono?

È il punto più importante del libro perché l’importanza è spostata fuori dal testo: è l’esergo, non è ancora cominciato il romanzo ed è già successo tutto. ChatGPT mi domanda se desidero perfezionare e l’omelia di Papa Leone affronta il crisma della perfezione. Questo crisma osserva lo sguardo del figlio verso il padre: la perfezione sta là, il figlio non è perfetto. Nella sua omelia Prevost afferma che il figlio è il racconto vivente della perfezione del padre, ne è l’esegesi. Dio nessuno lo ha mai visto davvero, così come l’AI: si è testimoni del suo manifestarsi, ma com’è e dov’è non lo si sa. Dunque, è lei che diventa la nostra esegesi o siamo noi la sua? La tenaglia teologica su che cos’è la cospirazione, il crollo di un ordine e il salto, la modificazione profonda della specie umana e del pianeta che abita è tutta in quell’esergo lì.

Ti andrebbe di segnalarci quelli che consideri i titoli fondamentali della letteratura noir italiana dal 2000 a oggi?

Faccio davvero fatica a risponderti. Un titolo però posso dirtelo, Sindrome Paradiso di Pino Tripodi (Milieu), un poema filosofico/teologico in prosa noir: sembra Se7en, ma scritto come potrebbero scriverlo Eraclito o Anassimandro. Ma, come dico spesso, il primo interrogatorio vero di tutta la letteratura è Dio che fa le domande a Caino sul perché ha ucciso suo fratello. Forse è lì che bisogna guardare.


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