Tra le incursioni di genere del magazine e della comunità “Contorni di noir”, lo scrittore e critico Antonio Vena, che ringrazio, affronta con intensità e parole che mi stupiscono gli strati che compongono la geologia de L’uomo che non doveva tornare (Feltrinelli).
👉 Qui la versione integrale dell’intervento di Antonio Vena su CONTORNI DI NOIR
👉 Sotto l’immagine, cliccabile a sua volta per approdare all’intervento su CONTORNI DI NOIR, un estratto.

Giuseppe Genna – L’uomo che non doveva tornare. Una nuova indagine dell’ispettore Lopez
di ANTONIO VENA
[da Contorni di noir]
«Che notte è questa, che muoiono i nostri padri, i nostri capi, i nostri amati e la massa inerte degli sconosciuti a cui penare per fornire un’identità?
Che tempo è questo, quando è finito tutto il tempo, che notte è questa?
È così: così sembrava di vivere adesso: sembra che fosse finito tutto il tempo, veloce come la luce. Il tempo andava di lampo in lampo, si accingeva a superare la velocità della luce. Se la luce vedesse, essa vedrebbe ferme tutte le cose, le età, i mondi…
…Che notte è questa?, dove penetra solitario Guido Lopez, ispettore, nella città svuotata dalla notte stessa, mentre chiunque dorme un sonno inconsapevole dei mali del mondo dei mali che ha commesso e che commette…»
“L’uomo che non doveva tornare è l’ultimo capitolo, e seguito inatteso, della serie di thriller di Giuseppe Genna. Ne Le teste – l’ultimo thriller (Mondadori, 2009), il protagonista Guido Lopez viene giustiziato con un colpo di pistola alla testa e a questo punto, diciassette anni dopo, in coma per molti anni, sopravvive. Ancora un poliziotto, invecchiato, tagliato fuori dai Servizi segreti per cui ha lavorato, il corpo martoriato di Lopez si ritrova in una Milano e un mondo apparentemente molto diverso da quello prima di uscire dal coma. Un’altra Milano, digitale, vincente, l’apparenza. Il mondo vero, quello in cui una guerra segreta inconcepibile e indicibile tra imperi e apparati che lottano per non collassare, cospirazioni ed entità nascoste e in piena vista che comunicano con omicidi e preparano apocalissi interiori e finali, è ancora lo stesso.
[…] Il romanzo, che nessuno più attendeva, è organico all’opera complessiva e giustifica il ritorno ad ogni livello narrativo e narratologico. L’arco del protagonista procede, a fondo e in fondo, in un abisso costruito nei decenni. La neurolesione di Lopez, l’invecchiamento, la degradazione del corpo, è metafora riuscita dell’Occidente che invecchia, che non nasce, padre sterile, divoratore di figli e figlie, che non riesce più a gestire le contraddizioni che si è raccontata per sopravvivere. Lo svolgersi delle nemesi si risolve in un grandissimo colpo di scena finale: il mostro è allo specchio, il demone nell’intero human security system può rimirarsi in un cono di luce che dura un attimo eterno”.
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