La stroncatura di D’Orrico!

hitlercovermedia.jpgIeri, sul Magazine del Corriere della Sera, Antonio D’Orrico ha dedicato una pagina e mezzo alla stroncatura del romanzo Hitler. Legittimo esercizio, quello della stroncatura, nel caso di questo libro perfino invocato, perché ci sia confronto con prospettive altre. Tuttavia D’Orrico ha compiuto esattamente ciò che Claude Lanzmann definirebbe “osceno”: per stroncare me con insulti e il libro con un vago umorismo, si è inventato un’intervista a Hitler. E’ Hitler che mi stronca, rispondendo alle domande del giornalista. Perché? Perché non prendere direttamente di petto la questione e scrivere senza questo espediente osceno che il libro è brutto, che la mia lingua è orrenda e che il mio tentativo non merita attenzione? Ciò sarebbe accettabile. Riesumare Hitler, mettendogli in bocca un cabaret, no. Io vorrei che tutti coloro che leggeranno il file dell’articolo, qui sotto riprodotto in pdf, si mettessero nei panni di un sopravvissuto ai campi di sterminio o in quelli di un parente di una o più vittime dello sterminio nazista – e che ne traessero le conclusioni. Questa osservazione non ha nulla a che vedere con un narcisismo d’autore o col fatto che al giornalista il libro ha fatto schifo. E’ il protocollo che ha usato che, a tre giorni dalla celebrazione del Giorno della Memoria, mi pare un abominio. Ecco cosa significa non garantire a Hitler vittorie postume: questa leggerezza nell’usarne l’icona, a piacimento, sfruttando secondo ogni declinazione il mito.
La stroncatura di D’Orrico sul Magazine del Corriere della Sera