Il romanzo Hitler su Wuz.it

hitlercovermedia.jpgWUZ è un portale di cultura e spettacolo tra i più qualificati, completi e puntuali della Rete italiana. La redazione di WUZ ha recensito il romanzo Hitler, con una concinnitas che mi risulta precisissima rispetto alle intenzioni d’autore. Ringrazio davvero il recensore e lo staff del portale, per quanto scritto intorno a questo lavoro che, come continuo a ripetere, ha al centro la “cosa” e non l’autore.

“La disfatta è sotto gli occhi di tutti: sta maturando.
Hitler fa sempre più fatica a mascherarsi da Führer. Dorme tre ore al giorno. I suoi denti sono sempre più grigi e gialli, sempre più cariati. È cariato dal delirio. Nega la realtà. Urla in continuazione: “Resistere fino all’ultimo uomo, tenere la posizione, fino all’ultimo proiettile! Non capitolerò mai! Se io vengo sconfitto, la Germania sarà annullata!””

È difficile scrivere un romanzo che abbia un personaggio veramente esistito come protagonista. Ancora più difficile se si tratta di un personaggio storico di cui tutto è già stato detto, scritto o filmato. La cui vita è stata messa sotto una lente per soddisfare il bisogno di sapere, o la curiosità a volte perfino morbosa di conoscere ogni dettaglio che aiuti a capire il totale asservimento di un intero popolo ai suoi dettami. Perché non è possibile trovare niente di nuovo da dire di Adolf Hitler, protagonista del romanzo di Giuseppe Genna. E perché è sempre rischioso far parlare sulle pagine un tale personaggio, al di là dei discorsi ufficiali documentati.


Detto questo, e mettendosi nell’ottica del lettore che non cerca la biografia storica ma una narrativa veloce e coinvolgente, il libro di Genna soddisfa queste aspettative.
Giuseppe Genna inizia dalla nascita di Hitler, dedicando molto spazio agli anni di formazione- la famiglia, le ambizioni artistiche, le condizioni squallide di vita di un giovane Hitler squattrinato che si riduce a dormire in un alloggio per i senzatetto. E poi l’esperienza della prima guerra mondiale da cui Hitler esce con una forma di cecità isterica, mentre la Germania vive l’umiliazione della sconfitta. Quindi l’inizio dell’ascesa, lunga e paziente. I primi discorsi. L’idea fissa del pericolo dei giudei, l’odio spropositato che si trasformerà in vera e propria follia assassina. Le amicizie femminili- inesistenti. Solo l’amore (sulla cui perversione Genna indugia alquanto) per la nipote Geli che finisce in un sospetto suicidio e poi, più tardi, per Eva Braun. Al posto delle donne, il cane Blondi che gli sarà vicino fino alla morte.
Dal ‘39 in poi la vita di Hitler non è più privata e il romanzo stesso subisce un leggero cambiamento. Perché Hitler diventa il burattinaio che muove le fila della seconda guerra mondiale, Hitler è la guerra e la guerra diventa la vera protagonista, dapprima strisciante sotto gli occhi delle potenze occidentali, poi plateale con l’Anschluss dell’Austria, poi tragicamente e gigantescamente mortale con le carneficine di soldati sul fronte orientale e la camere a gas che eseguono la soluzione finale per sei milioni di ebrei. A questo punto Hitler di Genna assomiglia da vicino all’Hitler del film “La caduta” di Oliver Hirschbiegel. Paranoico, incapace di controllare il tremito della mano o gli scatti di furia, ripetitivo e monotono nei lunghi e tediosi monologhi. Chiuso nel bunker sotto il giardino della cancelleria con Eva Braun e Blondi, farneticando della vittoria vicina mentre l’Armata Rossa è già entrata in città.
Giuseppe Genna ricorre ad alcuni espedienti stilistici per rendere la narrativa incalzante e comunicare al lettore una sensazione di orrore al di là dell’umano davanti ad un Male disumano: uno è proprio quello di usare le parole come queste ultime, giocando sui contrari e sulle ripetizioni. Con frasi spesso brevi, il tempo scandito dall’andare a capo. Anche i capitoli sono brevi, quasi dei quadri, lampi di una macchina fotografica. E soprattutto c’è, come filo conduttore, la figura del lupo Fenrir preso dalla mitologia norrena: animale gigantesco che divora gli dei in una lotta finale. Il lupo Fenrir come Hitler stesso, sempre accompagnato dalla versione domestica del lupo che è il cane, e accanto a lui i suoi accoliti, pure loro raffigurati spesso come le bestie che sono: il grasso morfinomane maiale che è Goering, la scimmia che è il Ministro della propaganda Goebbels…Grotteschi, mostruosi, spregevoli.
Il tono della narrazione è secco, a volte concitato, a volte sfiora punte di isterismo: può suonare irritante ma si adegua perfettamente al personaggio e all’epoca.

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