Non sono riconosciuti i dolori?
L’amore non è appreso?
Ciò che nella morte
ci allontana non è rivelato?
Siamo sempre sospinti.
Ma il passo del tempo
non è che un’inezia
che sempre permane.
Quello che si sottrae è più tuo.
Timorosi desideriamo un sostegno,
noi troppo giovani per l’antico
e troppo vecchi per ciò che non è mai stato.
La dolcezza del pericolo che matura
sa che abbiamo tempo.
Solo la morte silenziosa sa che siamo
e qual è il suo guadagno, quando presta.
L’infanzia profonda e promettente,
si fa – poi – silenziosa dalle radici?
Se una volta era gioia
non era di nessuno.
Cosa c’era di reale in questo?
Che desidera il mutamento?
Ciò che si chiude nel restare
è già irrigidito.
Lo spirito progettante che governa la terra
niente ama più del punto di svolta.
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