Il trapasso social

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Non comprendo bene se si tratta di un periodo di distrazione sana e imposta da reale tridimensionale, ma ho l’impressione di un afflosciamento abbastanza repentino delle attività di comunicazione su Facebook. L’arretramento di Twitter è misurato e conclamato dalla stampa mondiale. Mi viene detto che l’emersione mediatica di Snapchat è già in asincrono con quanto stanno scegliendo gli adolescenti (come Musically). Su Facebook scruto stanchezze lessicale, abbreviarsi dei post, minore urlìo intorno ai temi del giorno e dell’ora, rattrappimento della rappresentazione enogastronomica e felina, azzeramento o quasi di note e contenuti seri, affievolirsi delle promozioni. Magari si tratta di un’impressione del tutto personale. Tuttavia, se fosse vero, ci sarebbe da microriflettere circa la velocità del passaggio al 3.0, cioè all’evoluzione del device e, conseguentemente, ai nuovi software per device diversi (Hololens e caschi VR sono esempi di evoluzione dei device).
Ci sarebbe però da riflettere circa la direzione che andrebbe ad assumere la carica isterica e narcisistica, di cui questo social ha permesso in questi anni lo sfogo e l’orrenda rappresentazione. Poiché la realtà tridimensionale è essa stessa accelerata e, da quanto risulta dalle rilevazioni intorno al fenomeno psichico, depressiva e foriera di ansie fino al panico, diverrebbe un quesito istantaneo e di quasi istantanea risoluzione quello che riguarda i punti di salvezza del senso di sé o del senso in genere, dell’esperienza sensata, visto che nell’ultimo decennio anche il privato è stato messo sotto sisma e deprivazione di senso, il quale richiede un grado di sedimentazione che non è più concesso. Ciò ha anche a che fare col testo, cioè con quanto è di mia pertinenza e da scrittore e per lavoro in casa editrice. L’erosione dei tempi per il sé e la destinazione altra dell’interesse rispetto all’oggetto testuale (libro in primis) lascia uno spazio vuoto o riempito con saltuarietà, a volte sconfinante in frenesia: il contrario della concentrazione su se stessi, il che è lo spazio privilegiato della sedimentazione. Dove andato, umani? Gli algoritmi fibrillano con elettricità felice.

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