blog

WM1 e “Un viaggio che non promettiamo breve”

foto-del-16-11-16-alle-12-03Oggi alle 18 Wu Ming 1 presenta a Milano, presso il c.s. Piano Terra, “Un viaggio che non promettiamo breve” (Einaudi), la più recente delle pubblicazioni soliste dell’avant-atelier WM (ne avevo già trattato qui). E’ certamente il racconto di un quarto di secolo di lotte e movimento NoTav e, già solo per questo, è un testo che andrebbe letto attentamente, per comprendere a quale alta velocità e a quale *grande opera* si è opposta una resistenza, immediatamente tramutatasi in repubblica felice e autonoma dai poteri consolidati e mostruosi, oltre che da pratiche del capitale nell’epoca della sua configurazione teratologica. Tuttavia un simile approccio non sarebbe sufficiente a cogliere la complessità e l’universalità del lavoro intrapreso da WM1 con questo libro, probabilmente il più focale della sua produzione letteraria. Ecco, l’aggettivo è giusto: letterario. Qui WM1 segna infatti un nuovo passo nell’indentramento del lavoro che concerne la raccontabilità della realtà, l’ingaggio nei confronti degli stili, l’utilizzo delle strutture. “Un viaggio che non promettiamo breve” è infatti un esempio del punto estremo a cui la lingua e la letteratura italiane, con impressionante coerenza e dispendio in intensità, sono riuscite a inoltrarsi. Non è secondaria l’importanza del lavoro di scavo, di evocazione e diffusione, che il collettivo Wu Ming ha praticato in questi due decenni. Non sto parlando di capolavori, sto parlando di tappe determinanti di un’autocoscienza letteraria e, dunque, politica. Si potrebbe dire che tale lavoro, condotto sugli universali concreti e sulla produzione di immaginari, si pone agli antipodi di un titolo che si aggiudicò lo Strega qualche anno fa, cioè “Resistere non serve a niente”. Insistere serve a qualcosa, se alla coriaceità si accompagna un indubbio lavoro di scavo in se stessi e nel mondo. Con quest’ultima espressione si arriva alla metà non ignorabile del libro di WM1: questo libro, una narrazione esplosa e di carattere epico e tragico e carnacialesco, a seconda dei momenti più opportuni, costituisce la prova provata di un’ascesi in se stessi attraverso gli altri e la storia. Tanto è fondamentale la resistenza contro l’Entità (il progetto Tav) per la collettività protagonista di questa storia che gronda storie, così è fondamentale il conflitto che l’autore intrattiene con un’entità mostruosa, che è il libro stesso, libro di libri, cronaca di cronache, poema e prosa, elenco e summa della lingua parlata, formidabile bordata al saggismo giornalistico. Ne risulta una sorpresa continua: i valsusini, e chi con loro porta avanti la lotta, presidiano e resistono; l’autore invece assedia e spinge un racconto dell’orrore. Non è un caso che, dopo un centinaio di pagine, arrivi sul lettore una mazzata di ordine letterario, ovvero l’invocazione alla Musa, in questo caso in forma di Maestro maschile: esasperato ed esausto davanti a una materia storica abnorme e a un archivio di dimensioni pazzesche, apparentemente insintetizzabili attraverso l’opera della narrazione letteraria, Wu Ming 1 chiede l’aiuto di “uno scrittore morto nel 1937”, che, per la sorpresa di qualunque lettore, è H.P. Lovecraft. E’ uno dei punti più profondi, rasentanti l’abisso, in cui lo scrittore di questo iperlibro dichiara intenzioni, poetica, possibilità di fallimento: si rivolge al maestro nella narrazione orrorifica e fantascientifica. E’ da questo punto iniziale (un inizio a pagina 100…) che lo sguardo deve rivolgersi, per desumere il desumibile: stiamo leggendo un testo altamente letterario. Il caleidoscopio allestito da Roberto Bui (ovvero Wu Ming 1) non ha attualmente pari nella letteratura che importiamo dall’estero. L’ingaggio di verità, collettiva e personale, è altissimo e domando, con finta ingenuità, quale altro lavoro internazionale ci conduce a tali latitudini. Sembra enfatico ed eccessivo mettere a confronto questo libro con la produzione di testi contemporanei e internazionali? Se si pensa questo, si provi a pensare se il movimento NoTav non costituisca un esempio parallelo di lotta locale che al contempo è nazionale e internazionale (i Mapuche sventolano bandiere NoTav in Patagonia…). Si badi bene: l’ingaggio veritativo non è di ordine ispirazionista. Qui si compie un duro lavoro, qui si mettono letteralmente le mani nel sangue. Chi fosse a Milano, oggi, ha agio di esporsi alle radiazioni di un’esplosione che continua da 25 anni per la nostra collettività e non so quanti anni per l’individualità dell’autore. E’ la storia, bellezza: si presenta sempre in farsa e in tragedia. Vi invito a entrare nella storia, si è oltre i generi, oltre “Jupiter and beyond the infinite”, è l’odissea nello spazio in cui capita il 2001, sono gli annus horribilis e la gloria dell’orda d’oro che sulla storia preme. Leggetelo.

Annunci