Tentativo di risposta a Francesco Pacifico

• L’ARTICOLO DI FRANCESCO PACIFICO SUL RIFORMISTA »


• CENNI DI AUTOPETICA SUL DIES IRAE: UN TENTATIVO DI RISPOSTA A FRANCESCO PACIFICO
di GIUSEPPE GENNA

Anzitutto: vale la pena di rispondere a una recensione. Per me, questa è una novità. E’ una sorpresa che il dialogo, rispetto a certi piani, anagrafici (Francesco Pacifico appartiene dopotutto alla mia generazione) e poetici, ha luogo, ha un suo spazio che diversi scrittori da anni stanno progressivamente costruendo. Diciamo certi scrittori, ed è questa l’unica osservazione che riservo all’elemento dequalificante (per me) che parte dei miei colleghi non si azzardano ad aprire pagina dei libri che pubblico. La motivazione di questo sdegnato disinteresse, piuttosto, mi interessa: e si tratta della supposta sciatteria prosastica di cui sarei autore. Questa supposta sciattaggine è dovuta suppostamente a una fretta della pubblicazione, che rompe una sorta di codice non scritto, per cui è inopportuno pubblicare tanto. Non sono l’unico scrittore in Italia a pubblicare una media di un libro all’anno: si consideri Evangelisti, per esempio, ed è il nome che faccio perché è il nome più prossimo quanto alla poetica a cui mi ispiro. Non solo: Evangelisti è uno scrittore che ha perfettamente consapevolezza dei meccanismi delle poetiche di genere e una suprema conoscenza di quello che Francesco Pacifico, nel suo articolo, definisce "gnosticismo".

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Dies Irae: Francesco Pacifico sul Riformista (segue risposta…)

• LA RISPOSTA DI GIUSEPPE GENNA »


• INIZIAZIONI. DIES IRAE, DEMIURGO CATTIVO
di FRANCESCO PACIFICO
Lo gnostico Genna da Vermicino

Sono andato in cerca di opinioni su Dies Irae di Giuseppe Genna (Rizzoli 24/7, 17,50 euro), perché un libro di 760 pagine non si compra a scatola chiusa. Al salone del libro, investigando, ho scoperto che scrittori e editori possono dividersi, nelle loro opinioni su Genna, in due schieramenti. I detrattori dicono che è sciatto, fumoso, spesso scritto male e poco editato, e non se lo leggono. I sostenitori ribattono che è un grande scrittore, con una potente visione, che non si può criticare il singolo paragrafo mal riuscito: e che, per dire, Dies Irae è stato scritto in pochi mesi, il che dimostra che il suo autore è un genio. Le due visioni non si incontrano mai, e i detrattori colleghi di Genna continuano purtroppo a non leggerlo, mentre i sostenitori continuano a fargli del male non criticandolo.
Il motivo per cui ciò avviene è che Genna è uno scrittore gnostico.

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Dies Irae: la recensione del Corriere della Sera

• RITRATTO DI UN NARRATORE RISORTO DOPO VENT’ANNI DI APOCALISSE
di ERMANNO PACCAGNINI

gennamedia.jpgCi son praticamente tutti, in questa summa narrativa di Genna che prende le mosse dalla presunta disgrazia (tale anche per il giudice Armati) di Alfredino Rampi a Vermicino, eletta a perno narrativo sia come aspetto realistico-romanzesco leggendola quale operazione di depistaggio mediatico da quanto di losco sta accadendo in Italia voluta dai Servizi, sia per la metafora del Bambino, a meglio sottolineare virtualità e però anche realtà del mistero quotidiano in cui viviamo. C’è dunque il periodo 1981-2006, percorso sia diacronicamente che per salti e intrecci quale melmosa condizione riletta nei suoi tratti umani, economici, sociali, politici e culturali degradati, passando per Tangentopoli, Moana, i Mondiali di Pertini, il Cossiga «impazzito», P2, crack finanziari, Duran Duran, Milano 3, la Berlino del Muro e dello Zoo.

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Dies Irae recensito su Max

di GIOVANNA ZUCCONI
[da Max]

Dentro ci sono 25 anni di storia italiana da Vermicino a oggi, e soprattutto c’è l’idea che soltanto il romanzo possa scuotere dal torpore dei giorni che scorrono e dare un senso alla storia, svelarne gli omissis, far risaltare le coincidenze. Per dirne una: Giuseppe Genna è nato precisamente mentre esplodeva la bomba di piazza Fontana (vero o falso? non importa), sarebbe dunque predestinato a maneggiare orrori e misteri.

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Dies Irae: intervista a Stilos

giuseppe gennadi PIERO SORRENTINO

Giuseppe Genna, milanese, 37 anni, scrittore, saggista, agitatore culturale della Rete (www.giugenna.com), con Dies Irae è al suo nono libro. Assemblando nuclei storici scollati, scarnificando l’osso di eventi piccoli e grandi che hanno costituito lo scheletro degli ultimi trent’anni di vita italiana, Genna si sdoppia nella finzione romanzesca in due funzioni complementari: un io-anagrafico, autobiografico, dolente e introspettivo, lucido; e un io-fiction, che guarda alla teoria dei complotti come stetoscopio principe per auscultare il cuore nero del Paese. Una materia opaca, greve, a tratti da incubo, che nelle pagine di Dies Irae acquista spessore, lucidità e geometrie narrative capaci di raccontare, tra le tante altre cose, una Milano da bere allucinata e mefitica, e una borghesia zuppa di progetti falliti, imbevuta di falsa coscienza e finti brillii di superficie. Stilos lo ha intervistato.

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Dies Irae su ‘Musicaos’

Su “Dies Irae” di Giuseppe Genna
di LUCIANO PAGANO
[da Musicaos.it]
musicaos.jpgNel lancio di Dies Irae è contenuto un riferimento ad Underworld, romanzo al quale l’opera di Giuseppe Genna si ispira per un modo di osservare i fatti e la storia del nostro paese e, come doppio di uno stesso binario, l’evoluzione dell’attore principale della vicenda, in questo caso lo stesso Giuseppe Genna. Potremmo scrivere di quest’opera come di un romanzo che prende con tutto uno sguardo la nostra storia recente, per restituirci un giudizio amaro e cinico, in tempi oscuri come questi si tratterebbe quasi di una luce, anche flebile, di cui necessita il lettore che si sente di appartenere ad una comunità civile.

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Su Vanity Fair, Piperno celebra Desiati e il Dies Irae

aleiomarietto.jpg

• SCARICA il pdf delle pagine originali dell’articolo di Alessandro Piperno su Vanity Fair »

Romanzi in cui si intrecciano argomenti all’apparenza diversi (che cosa c’entrano Ustica e Vermicino con Rocco Siffredi e Moana Pozzi?). Sono quelli di due giovani scrittori italiani, Mario Desiati e Giuseppe Genna. E l’autore di questo articolo (anche lui scrittore di successo, della stessa "inutile, amorfa, smidollata e rivoltante generazione") giura che sono due capolavori
• ATTENTI A QUEI DUE
di ALESSANDRO PIPERNO

Chiamiamola pure cronaca di una mia avvincente sconfitta. Tutto avrei immaginato, tranne che un giorno mi sarei trovato a celebrare un "Generation Pride". Poniamo pure me lo fossi figurato, non mi sarei mai aspettato che la generazione in questione fosse proprio la più inutile, la più amorfa, la più indefinibile, la più smidollata, la più rivoltante, la meno glamour di tutte: la mia.
E’ da qualche tempo che con un tono un po’ tronfio vado predicando che la letteratura italiana è spacciata, perché la nostra società non produce miti degni di essere esportati, perché da noi la Storia è stata sostituita dalla Cronaca, perché siamo più da operetta che da capolavori, perché Berlusconi e Prodi non sono all’altezza del nostro infinito ingegno, perché magari avere JFK, Nixon, Clinton, Blair; perfino uno straccio come Chirac… Chi mi conosce sa che non parlo d’altro.

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Dies Irae su ‘Il Secolo d’Italia’

dalema.jpg[Mi sia data l’occasione per essere, almeno una volta, perplesso. Godo di più larghe intese di Massimo D’Alema: fatemi presidente della Repubblica. gg]
GENNA, INCUBI E SOGNI DEGLI ANNI OTTANTA
“Dies irae”, una controstoria tra cronaca e romanzo degli ultimi 25 anni. Dalla tragedia di Vermicino, dell’81, fino ai giorni nostri, passando per la caduta del Muro di Berlino, Mani Pulite e la guerra irachena
di SALVATORE SANTANGELO
[dal ‘Secolo d’Italia’ – clicca qui per scaricare la pagina originale in pdf]
Lo scrittore Giuseppe Genna è nato a Milano il fatidico 12 dicembre del 1969, lo stesso giorno in cui esplodeva la bomba nella Banca dell’agricoltura, la bomba di Piazza Fontana. Giorgio Galli direbbe che siamo di fronte a una «coincidenza significativa».

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‘tuttoLibri’ sul Dies Irae

• NELLE DESOLATE BANLIEUES DI GENNA
«Dies irae»: Anni 80-90, tra Gelli e Tardelli, un profondo trauma familiare, violenza, droga, fuga, ritorno e redenzione, una squallida Milano, una Roma levantina, una Berlino ossessiva, un’Amsterdam salvifica
di GIOVANNI TESIO
[da tuttoLibri, inserto letterario de La Stampa] 

Dai thriller al catrame al libro-mondo. Giuseppe Genna [nell’assurda foto ingrandibile] dice basta a noir e complotti, a trame e poliziotti. Basta al puro romanzo di finzione. Con il romanzo Dies irae appena pubblicato da Rizzoli, compie un passaggio impegnativo e coraggioso. Non accattivante. Non facile. Non consolatorio. Fortemente autobiografico. Una specie di mutazione annunciata come un evento. Sì, far saltare il sistema dei generi. Ma soprattutto andare oltre i confini convenzionalmente accettati, cogliere gli azzardi della trasformazione in atto, giocare la carta della compresenza e della simultaneità, narrando per blocchi comunicanti i grandi temi della vita: dei padri e dei figli, della ribellione e dell’amore, del pozzo e della morte, del vuoto e dell’angoscia, della violenza e della disperazione, della sessualità e della follia.

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Il Dies Irae su ‘l’Unità’

• LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO, UN’INFELICITA’ SENZA DESIDERI
di IGINO DOMANIN
Monumentale e rizomatico, «Dies Irae» di Giuseppe Genna dipinge la nostra epoca dalla tragedia di Vermicino all’Iraq.
[da l’Unità, 26.4.06]

Sei mesi dopo la pubblicazione de L’anno luce (Marco Tropea, 2005) Giuseppe Genna torna sulla scena letteraria italiana con un’opera monumentale e che rappresenta nel modo più paradigmatico quale sia la direzione poetica possibile della narrativa italiana contemporanea. Il nuovo libro, dal titolo Dies Irae, che s’inserisce nel rinnovato corso della Rizzoli rappresentato dalla collana 24/7, lo si può, senza indugi, considerare una pietra angolare di future costruzioni. Un’opera emblematica della nostra sensibilità mitopoietica.

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BLACKMAILmag: sul Dies Irae

di NINO G. D’ATTIS
[da BLACKMAILmag. Di Nino G. D’Attis è in uscita il romanzo super-pop Montezuma airbag your pardon, per la nuova collana Marsilio X]
blackmm.jpgSiamo storie, sacche di ricordi collettivi e memorie strettamente private sempre in orbita, files interi o frammenti di files che all’occorrenza possono intersecarsi, interagire, generare altre vicende memorabili o banali a seconda dei casi, dei punti di vista.
È affascinante. È crudele. È necessario, se penso ai buchi neri che inghiottono e risputano fuori fatti veri e immaginari, se penso a quest’ultimo libro di Genna come a un lavoro imponente e vivo, un’esperienza complessa e necessariamente immodesta che arriva a poca distanza da L’Anno luce (Tropea, 2005) per inserirsi a buon diritto tra i titoli che lasceranno un segno nella storia della produzione letteraria di questi anni.

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