DIES IRAE e Vittorio Sereni

genna_sereni.jpgNon mi capita mai o, se è capitato, è capitato all’estero. Il pezzo che segue, un’analisi critica a opera di Luca Fiorentini (pubblicata su ORE PICCOLE) sulla scorta dell’impostazione mengaldiana, entra nel cuore di una distorsione ritmica e lessicale che, in un passo del Dies Irae, ho praticato su Amsterdam, da Gli strumenti umani di Vittorio Sereni. Non è che la letteratura sia un cruciverba e vada letta esclusivamente così. Certo è che non è possibile che la critica non intercetti operazioni di questo tipo, che sono intenzionali per l’autore, nonostante non siano previste al momento in cui il testo si crea.
L’articolo di Luca Fiorentini mi fornisce ossigeno, esattamente come proprio ad Amsterdam, nel corso di un’intervista per la presentazione dell’edizione olandese del Drago, me lo fornì un giornalista che mi chiedeva perché, a pagina 25 di un apparente thriller, io distorcevo High windows di Philip Larkin e domandava a me e a se stesso se davvero ci trovassimo di fronte a un thriller.
Ecco la puntale analisi di Fiorentini, che coglie appieno le mie intenzioni, partorite nel momento in cui scrivevo quel passo.

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Speciale Dies Irae su ‘Detective’

diesiraedetective.jpgStorie italiane – IL BAMBINO NEL POZZO
Sono passati 25 anni, ma la vicenda di Alfredino Rampi non è ancora stata dimenticata. Né chiarita del tutto. Uno scrittore la prende come spunto per raccontare una storia italiana. E lo strapotere della tv
[da Detective]
Chi nel 1981 aveva già raggiunto l’età della ragione ricorda di certo Alfredino Rampi, 6 anni, di Vermicino. Finito in un pozzo artesiano stretto e profondo l’11 giugno, mobilitò intorno a sé i soccorsi coordinati dai Vigili del fuoco e le telecamere della Rai. Sul posto arrivò anche l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Si tentò in ogni modo di salvarlo. alfredinodet.jpgMa tutto fu vano: il bambino morì, dopo una lunga agonia. Meno noto quello che accadde dopo. Incongruenze, dettagli fuori posto e misteriose dichiarazioni del bambino stesso portarono il pm Giancarlo Armati ad aprire un’inchiesta. Alla fine, però, il magistrato si vide nell’impossibilità di arrivare alla verità (per il tempo trascorso dal fatto e le prove discordanti). La vicenda processuale si concluse nel 1987, con la richiesta di archiviazione.
Torna oggi sul “caso Alfredino” lo scrittore Giuseppe Genna, che parte proprio da qui per raccontare le storie del suo Dies irae. Proprio con lui Detective rievoca la drammatica vicenda del bambino nel pozzo e cerca di chiarire il modo in cui questa vicenda ha in qualche modo influenzato la storia d’Italia.

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Ancora Canali sul Dies Irae

coverbig.jpgIl Giornale effettua un sondaggio tra grandi intellettuali sui libri da portarsi in vacanza. Luca Canali, che già aveva steso una splendida recensione al libro-saga di Giuseppe Genna, sceglie il Dies Irae come libro dell’anno: un parere autorevolissimo su un iper-romanzo che ha conquistato la critica.

• GENNA ESPLORA IL DOLORE DEL MONDO
di LUCA CANALI 
[da il Giornale, 30/6/2006]

Ritengo che il libro più importante di quest’anno (eccellendo su alcuni altri testi di buon livello quali Lettere a Clizia di Montale, Caos calmo di Sandro Veronesi, Procida di Franco Cordelli, Gomorra di Roberto Saviano, Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati, Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti, Il passato davanti a noi di Bruno Arpaia, Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo di Busi) sia Dies Irae di Giuseppe Genna (Rizzoli 24/7, pagg. 761, euro 17,50) per la ricchezza di temi, la forza travolgente dello stile, la crudezza e insieme la pietà nel narrare «il dolore del mondo», la cultura riassorbita dal talento affabulatorio, e infine l’energico realismo trasceso da lampi d’una catarsi metafisica: tutto ciò inserito in una evidente sperimentazione che non ha niente a che fare con gli sperimentalismi, e che è nutrita dalla volontà o dall’istinto di una costante e a volte ossessiva ricerca di un linguaggio che si adegui perfettamente agli argomenti trattati e insieme li trasformi trasferendoli dal piano della cronaca a quello della Storia e dell’Arte.

Mangialibri n°26: sul Dies Irae

MANGIALIBRI.jpg[da Mangialibri]
1981. Le operazioni di soccorso del piccolo Alfredino Rampi, precipitato in un pozzo artesiano nei pressi di Roma, tengono incollati davanti ai teleschermi con una diretta-fiume (la prima della storia) milioni di italiani, che sembrano aver di colpo dimenticato eventi come la scoperta della Loggia massonica P2, lo scandalo che ha travolto lo IOR (la potente Banca del Vaticano) e il finanziere Calvi, l’attentato al Papa. Poteri occulti sono all’opera per sfruttare a loro vantaggio l’enorme attenzione rivolta alla tragedia di Vermicino, mentre l’ondata di riflusso degli anni ’80 sta per sommergere le coscienze. 2006. Lo scrittore Giuseppe Genna sta finalmente cercando di dare una forma compiuta ad un progetto che va sedimentando da anni, un faldone di ritagli e appunti intitolato Dies irae.

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Il Mucchio Selvaggio: intervista al Miserabile sul Dies Irae

mucchio.jpgAutori: GIUSEPPE GENNA
Ambizioso, lacerante, monumentale e onnivoro: Dies Irae è l’ultimo romanzo di Giuseppe Genna. Lo abbiamo intervistato.
di Alessandro Besselva Averame
Questo è il tuo romanzo più complesso. Lo hai scritto in un mese e mezzo, ma viene da pensare che fosse lì da tempo e attendesse solamente di essere dissotterrato.
265.jpgNon esattamente. L’editore, a cui avevo proposto due romanzi che potessero anche interessare l’estero, mi ha invece invitato a fare un libro molto italiano, che utilizzasse una scrittura molto alta. Mi hanno anticipato l’uscita e avevo pochissimo tempo, in genere mi ci vuole circa un anno per documentarmi prima di scrivere. Poi c’è stata una sincronicità inquietante. Ho scritto questo libro di corsa anche perché non sapevo se a marzo mio padre, malato, sarebbe stato in grado di leggerlo. Aveva frequentato molta letteratura contemporanea, tutto Pynchon, tutto Wolfe, tutto DeLillo, tutto Mailer, ed era il mio primo lettore. In Dies Irae prendo anticipatamente congedo da lui e il giorno in cui l’ho finito e l’ho stampato per portarglielo, visto che non sapevo se il tumore gli avrebbe permesso di leggerlo al momento dell’uscita, l’ho trovato morto d’infarto.

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Dispaccio ANSA sul Dies Irae

ansa.jpg[Questa, davvero, non me l’aspettavo. Ringrazio per la segnalazione Stefano Porro, che passa molto del suo tempo a controllare le notizie d’agenzia, sopportando con stoicismo gli altri 72 incarichi che ricopre.gg]
GENNA RACCONTA IL DIES IRAE D’ITALIA /ANSA
MAGMATICO, FLUVIALE ROMANZO SUL NOSTRO PAESE DA ANNI ’80 A OGGI

ROMA
(ANSA) – ROMA, 22 giu -(di Paolo Petroni) – GIUSEPPE GENNA, ‘DIES IRAE’ (RIZZOLI, pp.762, 17,50 euro). Sono appena passati, il 12 giugno, i 25 anni dalla tragedia di Vermicino (quando il piccolo Alfredino cadde in fondo a un pozzo artesiano e per due giorni, in diretta tv, tutto il paese assistette ai tentavi vani di tirarlo fuori vivo) e questo romanzo-fiume in piena di Giuseppe Genna inizia proprio ricostruendo quella storia, come spartiacque tra l’Italia del passato e quella che sarà berlusconiana e televisiva, prima di raccontarci tutto il resto, dagli anni ’80 sino al 2006. Oltre settecento pagine, un sommarsi e incrociarsi di vicende e materiali, per farci malinconicamente, drammaticamente intendere che la nostra storia, forse la nostra vita in genere, e’ una spy-story senza speranza e che chiederci cosa ci sia dietro ogni cosa è uno sport nazionale, ma anche una sorta di esigenza esistenziale e di necessità per tentare di capire il mistero che tutto avvolge e ci priva della possibilità di essere felici.

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AUTET recensisce il Dies Irae

coverbig.jpgQUESTO E’ UN BEL LIBRO
di G1
[da AUTET]

Non credo sia giusto tacere di un libro solo perché ne parlano tutti. Soprattutto quando questo libro è così bello, dolce, suadente, triste. Ci eravamo fermati a L’anno luce. Un romanzo non-romanzo, un compimento in-compiuto. Ed ecco che esce questa cosa qui. Un romanzo compiutissimo. Traboccante di sentimento, di passione, di dolore. Un romanzo ottocentesco. Faccio fatica a pronunciarne il titolo – Dies Irae -. Non so bene perché e percome. Forse perché mi convince poco. Oppure perché mi pare renda la vicenda troppo pop. Troppo facile. E non lo è affatto, facile e pop.
Ci vuole fegato a scrivere un libro così. Immagino ci si debba sentire completamente esangui quando lo si chiude. Ebbene sì, credo che la scommessa sia stata vinta: è possibile un autore italiano.

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Nandropausa: WM5 e WM1 su Dies Irae

coverdiesiraemini.jpgEsce il decimo numero del magazine elettronico dei Wu Ming, Nandropausa: recensioni à go go, in questa edizioni capaci di contaminare letteratura e scandalo sul calcio, perfino a livello stilistico, con una memorabile recensione in forma di intercettazione telefonica tra Moggi e Baldas. Riproduco la recensione di Wm5 e quella incrociata tra Dies Irae e il libro-indagine di Beha a opera di WM1.

da NANDROPAUSA #10 – Libri letti, discussi e consigliati da Wu Ming – 21 giugno 2006

C’è da chiedersi quale sforzo implichi la produzione di un lavoro del genere, quali cassetti debbano essere stati aperti e quali sottoscala rovistati. C’è da chiedersi se uno non debba alla fine pagare anche nel corpo, oltre che nello spirito, per portare alla luce materiale come questo.
Memorie dal sottosuolo di un paese putrescente.

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RTSI: audio Genna sul Dies Irae

369.jpg‘Libramente’, il programma condotto dalla giornalista culturale Mariarosa Mancuso su RTSI, intervista l’autore del Dies Irae: dieci minuti di audiostreaming, verità nascoste e svelate, un confronto sulla letteratura e la storia d’Italia…

• MARIAROSA MANCUSO SUL DIES IRAE

L’ultimo romanzo di Giuseppe Genna, riconosciuto dalla critica tra i più inetressanti autori della giovane generazione di scrittori italiani (Nel nome di Ishmael del 2002 e Non toccare la pelle del drago del 2003), si potrebbe descrivere come una storia di storie.

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Dies Irae libro del mese su ‘Letture’

Il diffusissimo mensile di letteratura e cultura dedica lo spazio del libro del mese al romanzo-saga di Giuseppe Genna, che incontra la redazione e la scombussola invertendo i ruoli: da intervistato a intervistatore.

• FARE NARRATIVA SENZA SCRIVERE ROMANZI 
di ALESSANDRO ZACCURI 
[da LETTURE, giugno-luglio 2006]

Il libro del mese, certo. E magari anche qualcosa di più. Perché potrà piacere o dispiacere, provocare commozione oppure sdegno, polemiche o entusiasmo, ma resta il fatto che Dies Irae di Giuseppe Genna rappresenta un clamoroso segno di discontinuità nel panorama della narrativa nostrana. Romanzo-monstre – e quindi, a rigore, non-romanzo –, nutrito in pari misura di erudizione e ossessioni, nel quale la rievocazione della morte del piccolo Alfredo Rampi a Vermicino (giugno 1981, esattamente un quarto di secolo fa) si sovrappone alla memoria di un altro bambino, il protagonista di nome Giuseppe Genna, anche lui intrappolato in fondo al pozzo della Storia italiana.

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Tra Dies Irae e Lost: un articolo su Vanity Fair

vf2.jpg[Ringrazio la redazione di Vanity Fair, che mi ha contattato per scrivere un articolo in merito al venticinquesimo anniversario della tragedia di Alfredino Rampi e dei suoi rapporti con la società catodizzata. L’articolo che riporto è reperibile all’interno del numero attualmente in edicola della rivista, la cui copertina è qui a destra. gg]
299.jpgIL FILO (DI MISTERO E TV) CHE LEGA ALFREDINO ALL’ISOLA DI LOST
L’11 giugno 1981 il piccolo Alfredo Rampi, 6 anni, cadeva in un pozzo artesiano a Vermicino (Frascati). Tra i 30 milioni di italiani che seguirono il suo dramma in tv c’era lo scrittore Giuseppe Genna, che proprio a quella tragedia ha dedicato il libro Dies Irae (24/7 Rizzoli). Venticinque anni dopo, gli abbiamo chiesto che cosa rimane di quella straziante agonia in diretta.
di GIUSEPPE GENNA
E se accadesse oggi la tragedia di Alfredino? Vermicino, sovrastata dal modello televisivo dei reality, che le telecamere Rai battezzarono nell’81 con 18 ore di straziante diretta, finirebbe nel dimenticatoio? Non è detto. Perché in segreto il dramma di Alfredino è l’emblema perfetto di ciò a cui sembriamo tutti votati da decenni: il sospetto, l’intrigo, il mistero morboso. In una parola, la paranoia. I fatti di Vermicino non si esaurirono intorno al pozzo artesiano. Furono istruiti due processi dal p.m. Giancarlo Armati [vedi qui], perché sulla salma del piccolo venne ritrovato un pezzo di imbrago che nessuno dei soccorritori aveva utilizzato. E il bimbo, ancora cosciente, urlava di sfondare la porta: era convinto di stare in una stanza buia. Si affacciò in tribunale l’ipotesi che si trattasse di un delitto, qualcuno che aveva calato Alfredino esanime nel pozzo.

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Enzo Siciliano su ‘Nuovi Argomenti’: Dies Irae


• PERCHÉ NON SCOMMETTERE SUL TALENTO SREGOLATISSIMO DI GIUSEPPE GENNA?
di ENZO SICILIANO
[da Nuovi Argomenti, n°34]

Genna non è un uomo, è una rotativa vivente, una Lexmark che non stacca mai. Scarica libri in velocità sorprendente. Eccessiva. Proprio il contrario di quel che si dovrebbe fare.
Ma poi, perché non farlo se si è in lena di farlo?
Delle 762 pagine del suo “non libro fantascientifico e argonautico Dies Irae” forse ne avrei buttate via la metà e più – e probabilmente avrei sbagliato. [Per esempio, al contrario agisce Gianni Celati curando che le paginette, 133 – fellinianamente bellissime, misuratissime – sui suoi “pascolanti” siano stampate in formato ridotto, quasi per pochi amici]. Il bello della letteratura è di essere quel campo apertissimo dove ai due poli opposti possono quieti quieti abitare Genna e Celati – e io mi trovo ad amarli entrambi.

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