CATRAME: verifica dei poteri nove anni dopo

catrame.jpgCome annunciato, la nuova edizione del noir Catrame (Piccola Biblioteca Oscar) uscirà il 16 gennaio 2008: nove anni dopo la sua prima edizione. Quel libro fu scritto in omaggio a mio padre, che adorava Simenon e la serie Maigret, letta e riletta più volte. Si trattava di un regalo: un Maigret aggiornato e corretto, da ambientarsi nel quartiere milanese dove abitava. Aggiornare e correggere Maigret significava per me mutuare dalla tradizione americana: non tanto Chandler, che idolatro, poiché il suo sarcasmo e la sua ironia non si attagliavano a mio parere a quella tragedia che ha nome Italia. Piuttosto Hammett e soprattutto Ellroy, da applicare ad alcuni nodi irrisolti dei misteri politici italiani, emblematizzati dal Memoriale dei Memoriali. Milano come sfondo, la politica come cuore nero, il complotto come protocollo narrativo. A distanza di nove anni, verifico alcune persistenze: Milano come sfondo non è da aggiornare, è peggiorata semmai, ma il clima psichico è identico a quello descritto nel noir; il paradigma narrativo del complotto, che mi serviva per inscenare il verisimile e per sfondarlo emblematicamente ha ceduto, è chiacchiera da bar, siamo in un diverso protocollo psichico collettivo e, quindi, narrativo, che potrei indicare come sindrome da stress post-traumatico in attesa che il trauma puntuale arrivi, mentre un trauma più diffusivo e atmosferico sortisce i suoi effetti (il che significa che il complotto non parla più la lingua del verisimile, ma unicamente quella della fiction); e, circa il cuore nero del libro, cioè il suo snodo politico, basterà riportare un passo del romanzo, per osservare se quanto scritto in Catrame regge ancora, se in questo Paese certi nodi si sono sciolti oppure quegli stessi nodi si sono stretti maggiormente. Il passo è tratto da un dialogo che l’ispettore Lopez ha con un suo amico carcerato – un partecipante alla lotta armata:
“… ‘tutti noi’ siamo una questione irrisolta… In questo Paese di merda, i terroristi sono ancora il nodo da sciogliere, la cattiva coscienza di una nazione… Renditi conto che chi ora sta governando è ancora sotto la spada di Damocle della nostra questione irrisolta… Prodi, Ciampi… Se ti leggi il memoriale Pecorelli, sono tutti dentro… Tutta la classe dirigente del Paese… Alla Banca d’Italia, contro il candidato del Pci, la Dc aveva schierato Ciampi… Nesi, che adesso sta in Rifondazione, aveva piazzato il figlio di Ciampi alla BNL, la banca dello scandalo dei fondi neri e delle forniture di armi, con uno stipendio da favola… Li tiene in scacco tutti Cossiga, che faceva il ministro dell’interno ai tempi dell’omicidio di Moro… Altroché tecnocrazia… E noi stiamo schiacciati, in attesa dell’indulto…”