Vanity Fair: intervista al Miserabile su “Assalto”

La bravissima Silvia Bombino, di Vanity Fair, segnala Assalto e mi contatta per farmi un’intervista che giudico molto disinibita: sono domande che, normalmente, dovrebbero imbarazzare, se non ci si pone da scrittori esteti. A seguire: una citazione dall’intervista e, sotto, i due link ai file pdf.

[…] Molti racconti, dalla periferia di Milano al diario di suo padre, sono autobiografici. Che cosa le è costato di più scrivere?
«Raccontare la solitudine assoluta in cui mi ritrovo, nel capitolo finale, Io so di non sapere dove vado. Ho superato lutti, ferite mie e altrui. Neppure la scrittura mi dà più sollievo. Non vedo la luce e devo imparare a stare solo».

L’intervista al Miserabile autore
La segnalazione di Assalto

Decadenza della morte spettacolare: il caso Brittany Murphy

[Questo articolo è apparso su Vanity Fair, 2/2010]

Hollywood non è più Babilonia: è peggio. Per fare piangere un americano, o si è Micheal Jackson oppure bisogna farsi botulinizzare, fidanzarsi con trans grotteschi, esprimere costantemente una dose media quotidiana di cattivissimo gusto. Ci si attendeva un’onda anomala di gossip per la prematura scomparsa di Brittany Murphy, 32enne attrice protagonista di 8 Mile (con Eminem). Sulla scena, ci sono tutti gli elementi per uno Sherlock Holmes 2.0, spettacolarmente vuoto e cinico come quello che ha strabattuto i cinepattoni. Mancano cinque giorni a Natale. Il decesso è naturale (un infarto)? Oppure dovuto ad anoressia e diabete? Droghe? Il coroner si è mantiene sul vago, attende il responso tossicologico.
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Il Miserabile su Vanity Fair: Mike fa la fenomenologia di Eco

vanity_fairdi GIUSEPPE GENNA
[da Vanity Fair, 23.9.2009]

Io spero francamente che Umberto Eco sia insignito del Nobel. Per tutte le discipline. E’ abbastanza ridicolo che io contesti qualunque analisi effettuata dall’autore di Diario minimo. Quindi, conviene metterla sull’ironico.
Penetrato nascostamente in un appartamento che sta due piani sopra a quello in cui vive Fabio Fazio, ho scovato un sogno nel cassetto, perché la ruota della fortuna ha girato in mio favore. Avrei potuto lasciare – invece ho raddoppiato. Ho sottratto illegittimamente un autentico inedito, nato dalla fantasia, di Mike Bongiorno. E’ con sacra riverenza e malcelato timore che ne riporto qui le parole. Si tratta di un cartiglio sigillato a forma di grida secentesca e manzoniana, a testimonianza che ai tempi, Mike, già c’era e non è vero che egli viveva solo dentro lo schermo tv (nel Seicento, c’era Shakespeare, non la tv; nessuno ha capito che Shakespeare, in realtà, era Mike). Ecco il testo, che il grande Padre della Patria appena scomparso aveva intitolato: Fenomenologia di Umberto Eco:

mike_eco“Umberto Eco ha scritto su di me una Fenomenologia di Mike Bongiorno, in cui afferma testualmente: ‘Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente’. Non è vero. Io mi sono sempre adattato a qualunque situazione, mentre Umberto Eco no. Lui si fidanzò con Enza Sampò, io non mi sono mai fidanzato con una come Delia Scala. Io sono stato in mongolfiera sul Cervino, Eco no. Io ho fatto la guerra e sono stato internato, Eco no. Io ho fatto l’eco in uno spot, Eco no. Io ho creato un immaginario collettivo, Eco no. A me faranno funerali di Stato in Duomo e verranno tantissime persone commosse, mentre ciò non accadrà per Eco. Io ho lanciato un prosciutto inesistente come se fosse un genere di prima necessità, mentre Eco è stato lanciato da bustine di fiammiferi.
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Pitt & Jolie del Fascio: la storia vera di Sanguepazzo

valenti_ferida.jpg[A Cannes è stato presentato Sanguepazzo, film di Marco Tullio Giordana sulla controversa esistenza e morte dei divi del regime mussoliniano Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, interpretati da Luca Zingaretti e Monica Bellucci. Vicenda ad altissima ambiguità, che viene raccontata nel testo che segue, firmato dal Miserabile sottoscritto e pubblicato nel numero scorso di Vanity Fair]
vanityfairlogobn.jpgE’ una sera vivida e tiepida. Lo spazio è enorme. L’aria è un prisma di colori. Il tramonto infuoca l’ora. E’ il 30 aprile 1945. Non è il bianco e nero dei cinematografi o delle celluloidi dell’Istituto Luce. Non c’è alcuna voce marziale a sentenziare su questo momento. Non si vedono ruderi grigiastri di edifici crollati per i bombardamenti, la tragica péndant al marmo sporco del Duomo. Soltanto, nell’erba fosforescente, distante dalle piste battute dagli zoccoli dei cavalli e asperse dal sudore delle corse, al centro dell’Ippodromo di Milano: un uomo, una donna. A pochi metri da loro, il plotone partigiano.

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Una cosa divertente che non farò mai più

reportagevf.jpgCon il geniale titolo “Topolino, me la dice una cosa su Minnie?”, Vanity Fair, nel numero attualmente in edicola, ha pubblicato un reportage avantpop del sottoscritto, sequestrato per due giorni nei dintorni di Düsseldorf, dove ha assistito allo spettacolo on ice di Disney, che celebra il centenario di Walt (lo celebra da nove anni senza soluzione di continuità). Purtroppo lo spazio della rivista non è quello di un libro, poiché ci sarebbe da scrivere un libro alla Foster Wallace su quanto ho visto e vissuto: Disney era la presenza più umana e reale in questa sorta di Garbagnate sotto plexiglas, il più colossale centro commerciale che abbia mai visto. Per non dire della sconcertante epifania all’ingresso dell’immenso hotel in stile minimal-fusion e di ciò che accadeva nella hall e nelle stanze.
Ecco il testo del reportage
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Un geniale autore americano, Stanley Elkin, negli anni Ottanta scrisse un romanzo, Magic Kingdom (edito in Italia da minimum fax), che si può riassumere così: sette bambini inglesi affetti da malattie terminali fanno una “vacanza da sogno” a Disneyland. Topolino arriva ad approcciarli filosoficamente: “Non è che Topolino è nato ieri, eh?”. Infatti è nato cent’anni fa. O meglio: nel 1901 è nato in papà di Topolino, Walt Disney, e la compagnia, per festeggiare il secolo di vita, si autocelebra sin dal 1999. Lo fa con uno show itinerante che arriva per la prima volta in Italia, Disney on ice, una produzione che non ha nulla di megalomane e molto di strabiliante: sedici tir, un circo di quarantesette pattinatori che potrebbero concorrere alle Olimpiadi invernali, macchine che creano il ghiaccio ovunque lo spettacolo approdi. Un anno in giro per il mondo disneyzzato, a mostrare quanto sia disneyzzato. Ora Disney on ice sbarca in Italia (a Milano, Torino e Roma), ma io, che sono uno scrittore e godo di privilegi inusitati, ho avuto l’onore oneroso di assistere allo show in anteprima – in Germania, a 50 km da Düsseldorf, in quel dell’Arena di Oberhausen, una sorta di Vigevano tedesca completamente plasticizzata.

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Settimana di fuoco – Il Miserabile a Roma per presentare “Tu sei lei” e “Hitler”. Venerdì, alle “Invasioni Barbariche”. Poi in Germania per il Misterioso Reportage.

gennadistrutto.jpgE’ una settimana di fuoco per il sottoscritto che, superando la paralisi parkinsoniana indotta dal colpo della strega e un’otite che nemmeno Jack Bauer sotto tortura in Cina, si muoverà instancabilmente per lo Stivale e oltre. Ecco l’agenda, riprodotta nel caso Miserabili Lettori di stanza a Roma fossero interessati e, venerdì, Miserabili Lettori ovunque residenti desiderassero trasformarsi in Miserabili Spettatori. Dubito che in Germania ci siano Miserabili Lettori interessati a quanto andrò a fare, ma quanto farò può interessare ai Miserabili Lettori che stanno in Italia. Ecco, dunque, il programma:

tuseileibo2008.jpgTU SEI LEI – ROMA
Mercoledì 26 alle 18
alla Feltrinelli di Piazza Colonna a Roma
Giuseppe Genna presenta
Tu sei lei, “best off 2008” edito da minimum fax
Insieme al curatore intervengono, tra le autrici, Esther G., Alina Marazzi, Veronica Raimo e Carola Susani.

genna_hitler118.jpgHITLER di GIUSEPPE GENNA – ROMA
Giovedì 27 alle 21
alla libreria minimum fax a Roma (via della Lungaretta, 90/e)
Christian Raimo, Nicola Lagioia e l’autore Giuseppe Genna
presentano e leggono estratti da Hitler (Mondadori),
oltre a brani da Celan, Borges, Pynchon, Arendt, Levi,
intervallati da frammenti musicali di Arvo Pärt, Philip Glass, Iannis Xenakis, Lisa Gerrard, Autechre, Murcof.

invasionibarbarichelogo.jpgIL MISERABILE ALLE “INVASIONI” – LA 7
Venerdì 28, dalle 20.30 su La 7
Giuseppe Genna è ospite di Daria Bignardi a Le Invasioni Barbariche, partecipante di un dibattito a più voci su crisi e recupero del ruolo maschile nella società contemporanea [poiché è accaduto che la partecipazione alla trasmissione sia slittata più volte in precedenza, si darà avviso di eventuali modifiche di programma].

IL MISERABILE IN ESPLORAZIONE PER VANITY FAIR – GERMANIA
Sabato 29, il Miserabile Scrittore si catapulta a Düsseldorf, in Germania, per redigere un reportage à la David Foster Wallace in un luogo che non è credibile in quanto non è di questo mondo. Il reportage vedrà la luce su Vanity Fair prossimamente.

Data la convulsa agenda, il dromofobico Miserabile si scusa con tutti coloro che sono interessati all’aggiornamento del suo sito, che rimarrà fermo per qualche giorno. Si scusa inoltre con i suoi corrispondenti elettronici, perché non sa se e quando avrà la possibilità di leggere le mail in questo fibrillante periodo.

Sul romanzo Hitler: dopo il “Corriere”, “Vanity Fair”

vanityfair23gennaio.jpgDopo l’intervista/anticipazione sul Corriere della Sera, a firma Ranieri Polese [qui leggibile], sul nuovo numero di Vanity Fair, da oggi in edicola, due pagine dedicate al romanzo Hitler.
L’autrice è Enrica Brocardo, che ha scavato e nel libro e nel “personaggio Giuseppe Genna” (qui valgono le considerazioni sulla confusione tra vero, finto e verisimile, più volte reiterate sulle pagine di questo sito). Ringrazio
Vanity Fair ed Enrica Brocardo per l’attenzione dedicata al sottoscritto e al libro.
Riproduco parte dell’intervista qui di séguito. Per leggerne la versione integrale in formato pdf, è sufficiente cliccare qui o sull’immagine qui sotto, sulla destra. gg.

Che cosa c’entra Hitler con la legge 194?

Seicento pagine dedicate al Führer, in un romanzo dove “non c’è una riga di finzione”. E’ l’ultimo libro di Giuseppe Genna,che raccontando il male del passato ha visto quello del futuro
di ENRICA BROCARDO
romanzohitler_vanityfair.jpgGiuseppe Genna ha scritto un libro, esce il 15 gennaio e si intitola Hitler. E’ un romanzo, ma dentro non c’è niente di inventato. Tanto che sul suo sito Internet (http://www.giugenna.com) lo descrive come “ROMANZO“. Scritto proprio così, con una riga tirata sopra. Per chiarire che non si tratta di finzione.
Domanda magari banale ma, in questo caso, inevitabile: perché un libro sulla storia di Hitler, dal parto fino alla caduta?
“Per demolirne il mito. La gente pensa che lo sterminio nei lager sia un evento unico nella storia, in quanto effetto catastrofico dell’azione di un demone altrettanto unico, ovvero Hitler. Questo significa che rendendo omaggio a quei sei milioni di morti si alimenta, inconsapevolmente, la mitologia di Hitler. E mitologizzarlo in quanto archetipo del male vuol dire concedergli una vittoria postuma. Sputare sulla tomba di Primo Levi”.
Siamo in un bar, a Milano, dove lo scrittore è nato 38 anni fa, e dove continua a vivere. Genna parla tanto, veloce e, a volte, strano. Alla domanda se la sua famiglia abbia origini ebree, spiega in modo molto chiaro che il suo cognome “viene dall’Antico Testamento, dove Geenna vuol dire ‘valle dell’Inferno’. Mio padre (morto due anni fa, ndr) era originario della Sicilia, della zona di Marsala, dove, in passato, c’era una comunità ebraica. Quindi, sì, è possibile, ma parliamo di radici molto lontane”.
Ma che differenza c’è tra Hitler e gli altri “cattivi” della storia? Purtroppo, dimensioni della strage a parte, non è stato l’unico sterminatore.
“Non è questione di quantità, ma di qualità. La differenza è che lui fa il male sapendo di farlo. Non ritiene che sia una necessità per il raggiungimento di uno scopo ‘buono'”…
CONTINUA: La versione integrale dell’intervista in formato pdf